La chiesa di Antiochia

                                                  (Atti degli Apostoli 11:19-30)

 

 

Quelli che erano stati dispersi per la persecuzione avvenuta a causa di Stefano, andarono sino in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia, annunciando la Parola solo ai Giudei, e a nessun altro.

Ma alcuni di loro, che erano Ciprioti e Cirenei, giunti ad Antiochia, si misero a parlare anche ai Greci, portando il lieto messaggio del Signore Gesù.

La mano del Signore era con loro; e grande fu il numero di coloro che credettero e si convertirono al Signore.

La notizia giunse alle orecchie della chiesa che era in Gerusalemme, la quale mandò Barnaba fino ad Antiochia.

Quand'egli giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò, e li esortò tutti ad attenersi al Signore con cuore risoluto, perché egli era un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede.

E una folla molto numerosa fu aggiunta al Signore.

Poi Barnaba partì verso Tarso, a cercare Saulo; e, dopo averlo trovato, lo condusse ad Antiochia.

Essi parteciparono per un anno intero alle riunioni della chiesa, e istruirono un gran numero di persone; ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani.

In quei giorni, alcuni profeti scesero da Gerusalemme ad Antiochia.

E uno di loro, di nome Agabo, alzatosi, predisse mediante lo Spirito che ci sarebbe stata una grande carestia su tutta la terra; la si ebbe infatti durante l'impero di Claudio.

I discepoli decisero allora di inviare una sovvenzione, ciascuno secondo le proprie possibilità, ai fratelli che abitavano in Giudea.

E così fecero, inviandola agli anziani, per mezzo di Barnaba e di Saulo.

 

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Quelli che erano stati dispersi per la persecuzione avvenuta a causa di Stefano, andarono sino in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia, annunciando la Parola solo ai Giudei, e a nessun altro.

 

…a causa di Stefano

Dobbiamo ricordare che l’uccisione di Stefano, che abbiamo letto nel capitolo 7, fu una vera e propria svolta nella storia del cristianesimo.

Fino ad allora, i discepoli avevano subito minacce, percosse, reclusioni temporanee, ma grazie al consiglio di Gamaliele, nessuno si era scagliato verso di loro uccidendoli.

L’attività evangelistica di Stefano, che aveva anche iniziato a portare il Vangelo agli “ellenisti”, fece alzare il livello di odio e fece si che arrivarono alla sua lapidazione, sotto gli occhi compiacenti di Saulo.

Dopo l’uccisione di Stefano, la persecuzione diventò tale da costringere la chiesa di Gerusalemme a disperdersi… …ma questo fu un’occasione per la diffusione del Vangelo, che altrimenti sarebbe rimasto per molto tempo chiuso nell’ambito giudaico:

Vi fu in quel tempo una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme.

Tutti furono dispersi per le regioni della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli.

Uomini pii seppellirono Stefano e fecero gran cordoglio per lui.

Saulo intanto devastava la chiesa, entrando di casa in casa; e, trascinando via uomini e donne, li metteva in prigione.

Allora quelli che erano dispersi se ne andarono di luogo in luogo, portando il lieto messaggio della Parola. (Atti 8:1-4)

 

Dobbiamo dedurre, dal testo che stiamo studiando, che Cipro, la Fenicia ed Antiochia, furono le frontiere dell’esilio dei primi convertiti.

 

…andarono sino in Fenicia,

La Fenicia era il distretto lungo 120 miglia e largo 15 circa, al nord della Palestina sulla costa del Mediterraneo e sul pendio del Libano.

Le città principali di questo distretto erano Tiro, Sidone, Berito (Beyrut), Biblo e Tripoli.

La Fenicia faceva parte della provincia romana di Siria.

I cristiani di cui parla il nostro passo fondarono in Fenicia delle chiese, di cui è fatto cenno nel libro degli atti e che si dimostrarono sempre pieni di affetto per l’apostolo Paolo:

Dopo esserci separati da loro, salpammo, e giungemmo direttamente a Cos, il giorno seguente a Rodi e di là a Patara.

E, trovata una nave diretta in Fenicia, salimmo a bordo e salpammo.

Giunti in vista di Cipro, e lasciatala a sinistra, navigammo verso la Siria, e approdammo a Tiro, perché qui si doveva scaricare la nave.

Trovati i discepoli, soggiornammo là sette giorni.

Essi, mossi dallo Spirito, dicevano a Paolo di non metter piede a Gerusalemme; quando però fummo al termine di quei giorni, partimmo per continuare il viaggio, accompagnati da tutti loro, con le mogli e i figli, sin fuori dalla città; dopo esserci inginocchiati sulla spiaggia, pregammo e ci dicemmo addio; poi salimmo sulla nave, e quelli se ne tornarono alle loro case. (Atti 21:1-6)

 

Quando fu deciso che noi salpassimo per l'Italia, Paolo con altri prigionieri furono consegnati a un centurione, di nome Giulio, della coorte Augusta.

Saliti sopra una nave di Adramitto, che doveva toccare i porti della costa d'Asia, salpammo, avendo con noi Aristarco, un macedone di Tessalonica.

Il giorno seguente arrivammo a Sidone; e Giulio, usando benevolenza verso Paolo, gli permise di andare dai suoi amici per ricevere le loro cure. (Atti 27:3)

 

…andarono sino a Cipro,

Cipro è un’isola. vasta e fertile, quasi di fronte ad Antiochia, le sue città principali erano Cizio, Salamina e Pafo.

Venere era la divinità tutelare ed il centro del culto pagano era in Pafo.

Era ricca di miniere di rame e per questo prese il suo nome di Cuprum dall'isola (il simbolo chimico del rame è CU).

Le miniere e la sua vicinanza alla Siria furono senza dubbio ragioni per cui, al tempo del nostro racconto, si trovavano a Cipro un gran numero d'ebrei.

 

…andarono sino ad Antiochia,

Da Antiochia veniva Nicola, uno dei sette diaconi della chiesa di Gerusalemme:

Questa proposta piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia.

Li presentarono agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani. (Atti 6:5-6)

 

La città d'Antiochia, nei tempi della narrazione, era la città più importante di tutta l'Asia romana ed era la terza città per importanza dell’impero romano, solo Roma ed Alessandria erano più importanti.

Era sede della prefettura della Siria e quindi uno dei tre grandi centri della civiltà greco-romana in Oriente.

Aveva inoltre una grande influenza politica e militare e rimase una città importante fino al tempo delle conquiste degli arabi e diventò uno dei centri principali del cristianesimo per attività missionaria e teologica.

Nel secolo apostolico fu la metropoli di tutte le chiese fondate in mezzo a popolazioni pagane e composte d'elementi pagani (cfr Atti 13 e seguenti)

Dalle letture secolari antiche, risulta che Antiochia era anche una città estremamente corrotta nei costumi, si praticava in modo rituale la prostituzione sacra come parte di adorazione nei culti pagani.

 

…annunciando la Parola solo ai Giudei, e a nessun altro.

Ancora non era stato compreso pienamente l’universalismo del messaggio del Vangelo, ma i tempi stanno maturando…

… il Signore nell’attesa che gli apostoli prendano coscienza della nuova situazione inizia questa opera di evangelizzazione per mezzo di questi generosi fratelli, non sono degli apostoli, nel senso ristretto e speciale della parola; non sono dei diaconi; sono dei semplici fratelli; dei fratelli che hanno capito, prima dei loro conduttori, il sacerdozio universale dei credenti che l’apostolo Pietro dichiarerà nella sua prima lettera:

Accostandovi a lui, pietra vivente, rifiutata dagli uomini, ma davanti a Dio scelta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo.

Infatti si legge nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chiunque crede in essa non resterà confuso».

Per voi dunque che credete essa è preziosa; ma per gli increduli «la pietra che i costruttori hanno rigettata è diventata la pietra angolare, pietra d'inciampo e sasso di ostacolo».
Essi, essendo disubbidienti, inciampano nella parola; e a questo sono stati anche destinati.

Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa; voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia.  (1 Pietro 2:4-10)

 

Prendiamo esempio da questi fratelli e comprendiamo così che il progresso della diffusione del Vangelo, all'alba del Cristianesimo, si dovette più all'attività dei membri della Chiesa, che non all'apostolato propriamente detto.

Quali progressi farebbe anche oggi l'Evangelo se i membri delle nostre chiese somigliassero più ai ciprioti ed ai cirenei del testo?

Se invece di avvolgersi nel manto di una indolenza spirituale che porta a dire: "Tocca ai pastori..." i membri delle nostre chiese dicessero: "Tocca prima di tutto a me, è il mio dovere; è il mio diritto; è il privilegio, che voglio vivere!" …

 

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Ma alcuni di loro, che erano Ciprioti e Cirenei, giunti ad Antiochia, si misero a parlare anche ai Greci, portando il lieto messaggio del Signore Gesù.

 

Come possiamo notare, fu grazie ai fratelli di origine cipriota e cirenaica che si iniziò ad evangelizzare i Greci (ovvero gli stranieri).

Antiochia divenne la chiesa “pionieristica” dell’evangelizzazione universale… …non Gerusalemme!

Paolo, l’apostolo dei gentili, il Signore lo sta formando a Tarso… …vedremo dopo come verrà inserito in questo meraviglioso Progetto.

 

Ma alcuni di loro, che erano Ciprioti e Cirenei…

Cirene era una città ed una provincia della Libia superiore, in Africa.

Si trovava a 16 chilometri dal mare, quasi di fronte ai tre promontori del Peloponneso.

Oggi ne rimangono alcune rovine, che si chiamano “Cairoan” e non vi sono che pochi abitanti.

Sotto il governo dei Tolomei, i giudei vi formavano il quarto della intera popolazione e vi godevano i medesimi diritti dei cirenei stessi.

Dopo la distruzione di Gerusalemme operata da Tito, i giudei di Cirene si sollevarono contro Catullo, governatore della provincia, ma furono schiacciati.

 

Simone, padre d'Alessandro e di Rufo che aiutò Gesù a portar la croce sulla via del Golgota, era di Cirene:

Mentre uscivano, trovarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la croce di Gesù. (Matteo 27:32)

Costrinsero a portare la croce di lui un certo Simone di Cirene, padre di Alessandro e di Rufo, che passava di là, tornando dai campi. (Marco 15:21)

 

Mentre lo portavano via, presero un certo Simone, di Cirene, che veniva dalla campagna, e gli misero addosso la croce perché la portasse dietro a Gesù. (Luca 23:26)

Lucio, un fratello con dono di profeta o dottore, della Chiesa di Antiochia, era anche egli di Cirene:

Nella chiesa che era ad Antiochia c'erano profeti e dottori: Barnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaem, amico d'infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. (Atti 13:1)

 

La mano del Signore era con loro; e grande fu il numero di coloro che credettero e si convertirono al Signore.

La notizia giunse alle orecchie della chiesa che era in Gerusalemme, la quale mandò Barnaba fino ad Antiochia.

 

E’ bello notare che questa opera di evangelizzazione, nata spontaneamente da questi fratelli, non era pienamente appoggiata dagli apostoli… ma la mano del Signore era con loro; e grande fu il numero di coloro che credettero e si convertirono al Signore.

Questa è la prova che la loro attività era approvata da Dio.

La mano del Signore li proteggeva, li aiutava… …operava per mezzo di loro!

Vediamo la mano del Signore agire in noi e agire per mezzo di noi?

Questo è quello che si chiede il servo di Dio quando è al servizio del Signore!

 

Il risultato dell’opera fu che molti credettero e si convertirono, Luca è molto preciso nello specificare queste due posizioni che non sono sempre automaticamente conseguenti.

Credere è l’adesione mentale, il riconoscere che Dio è Giusto, che i Suoi precetti sono esatti, si può riconoscere la bontà della Sua opera…, rendersi conto che sarebbe meglio dargli fiducia… ….convertirsi significa seguirLo, cambiare il nostro cammino, rendere pratico il nostro “credere”. 

 

La notizia giunse alle orecchie della chiesa che era in Gerusalemme…

L’eco delle voci che lodavano Dio, in qualche modo giunse a Gerusalemme.

Questo ci ricorda l’eco della fede dei tessalonicesi lodati da Paolo:

Voi siete divenuti imitatori nostri e del Signore, avendo ricevuto la parola in mezzo a molte sofferenze, con la gioia che dà lo Spirito Santo, tanto da diventare un esempio per tutti i credenti della Macedonia e dell'Acaia.

Infatti da voi la parola del Signore ha echeggiato non soltanto nella Macedonia e nell'Acaia, ma anzi la fama della fede che avete in Dio si è sparsa in ogni luogo, di modo che non abbiamo bisogno di parlarne; perché essi stessi raccontano quale sia stata la nostra venuta fra voi, e come vi siete convertiti dagl'idoli a Dio per servire il Dio vivente e vero, e per aspettare dai cieli il Figlio suo che egli ha risuscitato dai morti; cioè, Gesù che ci libera dall'ira imminente. (1 Tessalonicesi 1:6-10)

 

Di fronte a questi “echi”, gli apostoli, erano perplessi… …prudenti... …e forse malpensanti e refrattari (si pensi alle contestazioni mosse verso Pietro nel caso di Cornelio) e per questo decidono di inviare Barnaba fino ad Antiochia.

Barnaba era di Cipro e probabilmente conosceva, bene Antiochia; come uomo e come cristiano aveva delle qualità riconosciute ed era quindi l'individuo indicato per la missione “investigativa” della chiesa di Gerusalemme.

 

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Quand'egli giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò, e li esortò tutti ad attenersi al Signore con cuore risoluto, perché egli era un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede.

E una folla molto numerosa fu aggiunta al Signore.

 

Barnaba vede la grazia di Dio!

Non sappiamo con quale prevenzione Barnaba giunse ad Antiochia, con quali perplessità, ma sappiamo che egli vide la grazia di Dio.

Questa condizione, lo portò a rallegrarsi, non a cercare le lacune della loro giovane fede… …non a disquisire sulle forme più o meno coerenti con la tradizione…

Barnaba diede solo una solenne esortazione ai fratelli: attenersi al Signore con cuore risoluto.

…perché egli era un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede.

Questa descrizione del carattere di Barnaba ci rivela l’onestà di cuore di questo fratello!

La sua buona e sincera attitudine di fronte al nuovo movimento in espansione che egli era stato mandato a studiare!

Il suo corretto discernimento Spirituale basato sulla Verità e sulla Fede e non sui preconcetti umani o religiosi.

Qui troviamo descritte le caratteristiche che deve avere colui che lavora nell'opera Dio:

1) un uomo buono, onesto, irreprensibile; ma non basta;

2) pieno di fede; radicato in Cristo per la fede; e non basta ancora;

3) pieno di Spirito Santo.

 

E’ significativo il fatto che Luca descriva così benevolmente Barnaba, difatti Luca, discepolo di Paolo, scrisse gli atti dopo che Barnaba e Saulo si erano separati in seguito ad un aspro dissenso.

Questo ci fa comprendere come Paolo parlò molto bene di Barnaba al suo discepolo.

 

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Poi Barnaba partì verso Tarso, a cercare Saulo; e, dopo averlo trovato, lo condusse ad Antiochia.

E’ molto probabile che Barnaba si sia reso conto che la chiesa giovane di Antiochia aveva bisogno di insegnamento ed egli si ricorda di quel caro fratello, non tanto apprezzato, ma pieno di fede e veramente onesto davanti a Dio…   …Barnaba vede in Saulo un valido aiuto per la chiesa di Antiochia, parte verso Tarso (attenzione, non va a Gerusalemme dagli apostoli), a cercare Saulo; e, dopo averlo trovato, lo condusse ad Antiochia.

E altresì probabile che egli abbia inviato notizie ai fratelli di Gerusalemme, ma non è scritto che vi andò di persona.

E’ anche plausibile che Barnaba, che conosceva Paolo e la sua vocazione ricevuta per rivelazione, abbia considerato questo nuovo ministero verso i gentili ed abbia pensato immediatamente a quanto sapeva di Paolo per bocca del fratello Anania:

Va', perché egli è uno strumento che ho scelto per portare il mio nome davanti ai popoli, ai re, e ai figli d'Israele; perché io gli mostrerò quanto debba soffrire per il mio nome. (Atti 9:15-16)

 

Questo atteggiamento di Barnaba non è da vedere come un atto di prevaricazione degli anziani o degli apostoli, come non è un atto negativo quello che portò questi fratelli a portare il lieto messaggio di Gesù ai pagani.

Dobbiamo sempre ricordarci che la Parola di Dio è superiore a qualsiasi autorità!

Barnaba agì secondo quella che era la Rivelazione di Dio ai suoi tempi!

Erano piuttosto gli apostoli ad essere “in ritardo” nel comprendere il piano di Dio… …impariamo ad essere condotti dalla Parola di Dio nelle cose fondamentali e nello stesso tempo impariamo a sottometterci gli uni gli altri agli insegnamenti.

Gli anziani (vescovi e sorveglianti), sono coloro che hanno il compito di verificare… …e lo devono fare, ma non possono impedire il progresso del Vangelo, per loro “paure” o “convinzioni” non autorizzate dalla Parola di Dio!

 

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Essi parteciparono per un anno intero alle riunioni della chiesa, e istruirono un gran numero di persone; ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani.

 

Saulo (Paolo) e Barnaba, si dedicarono un anno intero alla chiesa di Antiochia ed istruirono un gran numero di persone.

Che bello vedere come l’insegnamento nella chiesa di Antiochia era praticato in modo così pregnante e sistematico!

 

Questa sarà la prima vera chiesa missionaria!

La chiesa di Antiochia fu una vera e propria fucina di grandi uomini di Dio, il Signore aveva preparato i fratelli di Antiochia, Barnaba e Paolo in questo progetto, che non era fine a se stesso (vedremo più avanti come il Signore toglierà loro sia Paolo che Barnaba per dedicarli alla missione itinerante), e la chiesa seppe proseguire la propria vocazione anche senza questi due apostoli.

Qui è la differenza nel saper “dirigere una chiesa” o “discepolare i fratelli neonati”.

La chiesa deve crescere in numero ed in maturità, se ciò non avviene ci sono evidentemente dei problemi.. …nella conduzione… …nell’insegnamento (dato e/o ricevuto), non è normale che una chiesa faccia di un uomo (o anche di un gruppo di uomini) il proprio “conduttore a vita” e non si prenda mai le proprie responsabilità!

 

…i discepoli furono chiamati cristiani.

Questo nome non nacque nella Chiesa, non furono loro a preoccuparsi di darsi un nome, sono gli abitanti di Antiochia che, vedendo il loro attaccamento a Cristo (probabilmente disprezzandoli) li chiamarono così!

 

Che onore è sentirsi chiamare cristiani dagli increduli!

Finora abbiamo visto che i seguaci di Gesù si chiamavano "i discepoli"; "i fratelli"; "i credenti"; "i santi"; "i salvati".

Nel Nuovo Testamento, il nome di cristiani non appare che due altre volte:

- In senso ironico, sulle labbra d'Agrippa:

Agrippa disse a Paolo: «Con così poco vorresti persuadermi a diventare cristiano?»  (Atti 26:28)

 

- Come sinonimo di insulto nella lettera di Pietro:

Se siete insultati per il nome di Cristo, beati voi!

Perché lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su di voi.

Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida, o ladro, o malfattore, o perché si immischia nei fatti altrui; ma se uno soffre come cristiano, non se ne vergogni, anzi glorifichi Dio, portando questo nome. (1 Pietro 4:14-16)

Questo “insulto” non è sicuramente di origine giudaica.

I giudei non lo avrebbero mai dato ai discepoli di Gesù; perché, fino ad un certo punto, era nome che avrebbero potuto dare a loro stessi.

Cristo è la traduzione greca dell'ebraico Messia; i cristiani, quindi, sarebbero stati i seguaci del Messia.

Difatti i giudei, quando volevano nominare i discepoli di Gesù, dicevano: i Galilei (cfr Atti 2:7) o: i Nazareni (cfr Atti 24:5).

L'origine dunque del nome non può essere che pagana.

 

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In quei giorni, alcuni profeti scesero da Gerusalemme ad Antiochia.

E uno di loro, di nome Agabo, alzatosi, predisse mediante lo Spirito che ci sarebbe stata una grande carestia su tutta la terra; la si ebbe infatti durante l'impero di Claudio.

I discepoli decisero allora di inviare una sovvenzione, ciascuno secondo le proprie possibilità, ai fratelli che abitavano in Giudea.

E così fecero, inviandola agli anziani, per mezzo di Barnaba e di Saulo.

 

Nella Chiesa primitiva si fa spesso menzione di profeti.

Profeta nel Nuovo come nell'Antico Testamento, non e esclusivamente uno che predice l'avvenire; ma è colui che sotto l'azione dello Spirito Santo parla nelle assemblee per l'edificazione altrui.

È un uomo, che Dio suscita ed ispira per confortare, riprendere, esortare ed a cui Dio talora dà, come dette ad Agabo, d'intuire o preannunciare avvenimenti futuri.

Oggi, nella nostra epoca, con la Parola di Dio scritta e completa, il profetizzare è sinonimo di pronunciare la Parola di Dio.

Ogni profezia che viene da vedute particolari non è profezia divinamente ispirata, difatti Pietro scrive:

Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un'interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell'uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo. (2 Pietro 1:20-21)

 

Agabo

Questo profeta di Antiochia, non menzionato tra i “più responsabili” in atti 13:1, mi suscita simpatia per l’ingrato compito che ha.

Egli è citato due volte nel libro degli atti ed in tutte e due le situazioni è un profeta, come si direbbe oggi, di sventura.

Nel primo caso che stiamo studiando, egli preannuncia che ci sarebbe stata una grande carestia su tutta la terra.

Nel secondo caso, egli (o un suo omonimo) preannuncia l’arresto di Paolo:

Ripartiti il giorno dopo, giungemmo a Cesarea; ed entrati in casa di Filippo l'evangelista, che era uno dei sette, restammo da lui.

Egli aveva quattro figlie non sposate, le quali profetizzavano.

Eravamo là da molti giorni, quando scese dalla Giudea un profeta, di nome Agabo.

Egli venne da noi e, presa la cintura di Paolo, si legò i piedi e le mani e disse: «Questo dice lo Spirito Santo: "A Gerusalemme i Giudei legheranno così l'uomo a cui questa cintura appartiene, e lo consegneranno nelle mani dei pagani"».  (Atti 21:8-11)

 

In effetti la carestia ci fu davvero, ce lo conferma il nostro testo e troviamo riscontri anche nella storia romana.

Il regno di Caligola durò dal 37 al 41 dell'era cristiana; quello di Claudio, dal 41 al 54.

Il regno di Claudio fu afflitto da frequenti carestie (Svetonio, Claud. 28; Tacito, Annali 12:43).

Giuseppe Flavio (Ant. 20:5) parla d'una carestia che colpì specialmente la Giudea e la Siria, essendo procuratore Cuspio Fado (A. D. 45).

La popolazione di Gerusalemme, ridotta allo stremo, fu soccorsa dalla bontà di Elena, regina di Adiabene, proselita giudaica, che le mandò largamente del grano, dei fichi ed altre vettovaglie.

La carestia dà ai cristiani della Siria una occasione di mostrare la loro generosa simpatia ai fratelli della Giudea.

Questo slancio di carità della chiesa di Antiochia a pro della chiesa di Gerusalemme, è un bellissimo esempio di carità cristiana, soprattutto se consideriamo come la chiesa di Gerusalemme guardava con diffidenza ad essa.

Con lo stesso spirito, Paolo organizzerà una colletta per i santi di Gerusalemme tra i fratelli greci e macedoni:

Per ora vado a Gerusalemme, a rendere un servizio ai santi, perché la Macedonia e l'Acaia si sono compiaciute di fare una colletta per i poveri che sono tra i santi di Gerusalemme.

Si sono compiaciute, ma esse sono anche in debito nei loro confronti; infatti se gli stranieri sono stati fatti partecipi dei loro beni spirituali, sono anche in obbligo di aiutarli con i beni materiali.

Quando dunque avrò compiuto questo servizio e consegnato il frutto di questa colletta, andrò in Spagna passando da voi; e so che, venendo da voi, verrò con la pienezza delle benedizioni di Cristo. (Romani 15:25-29)

 

Quanto poi alla colletta per i santi, come ho ordinato alle chiese di Galazia, così fate anche voi.

Ogni primo giorno della settimana ciascuno di voi, a casa, metta da parte quello che potrà secondo la prosperità concessagli, affinché, quando verrò, non ci siano più collette da fare.

E le persone che avrete scelte, quando sarò giunto, io le manderò con delle lettere a portare la vostra liberalità a Gerusalemme; e se converrà che ci vada anch'io, essi verranno con me.

Io verrò da voi quando sarò passato per la Macedonia, poiché passerò per la Macedonia; ma da voi forse mi fermerò alquanto, o ci trascorrerò addirittura l'inverno, affinché voi mi facciate proseguire per dove mi recherò. (1 Corinzi 16:1-5)

 

Ringraziato sia Dio che ha messo in cuore a Tito lo stesso zelo per voi; infatti Tito non solo ha accettato la nostra esortazione, ma mosso da zelo anche maggiore si è spontaneamente messo in cammino per venire da voi.

Insieme a lui abbiamo mandato il fratello il cui servizio nel vangelo è apprezzato in tutte le chiese; non solo, ma egli è anche stato scelto dalle chiese come nostro compagno di viaggio in quest'opera di grazia, da noi amministrata per la gloria del Signore stesso e per dimostrare la prontezza dell'animo nostro.

Evitiamo così che qualcuno possa biasimarci per quest'abbondante colletta che noi amministriamo; perché ci preoccupiamo di agire onestamente non solo davanti al Signore, ma anche di fronte agli uomini.

E con loro abbiamo mandato quel nostro fratello del quale spesso e in molte circostanze abbiamo sperimentato lo zelo; egli è ora più zelante che mai per la grande fiducia che ha in voi.

Quanto a Tito, egli è mio compagno e collaboratore in mezzo a voi; quanto ai nostri fratelli, essi sono gli inviati delle chiese, e gloria di Cristo.

Date loro dunque, in presenza delle chiese, la prova del vostro amore e mostrate loro che abbiamo ragione di essere fieri di voi. (2 Corinzi 8:16-24)

 

Gianni Marinuzzi