CONOSCERE BENE PER CAMMINARE DEGNAMENTE
LA condotta nella CHIESA
camminare nella sapienza
Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da
saggi; ricuperando il tempo perché i giorni sono malvagi.
Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di ben capire quale sia la
volontà del Signore.
Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di
Spirito, parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e
salmeggiando con il vostro cuore al Signore; ringraziando continuamente per
ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo;
sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; il marito infatti
è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il
Salvatore del corpo.
Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere
sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.
Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha
dato se stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola
con l'acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza
macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile.
Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro
propria persona. Chi ama sua moglie ama se stesso.
Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura
teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, poiché siamo membra del suo
corpo.
Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due
diverranno una carne sola.
Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa.
Ma d'altronde, anche fra di voi, ciascuno individualmente ami sua moglie,
come ama se stesso; e altresì la moglie rispetti il marito.
Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto.
Onora tuo padre e tua madre
(questo è il primo comandamento con promessa)
affinché tu sia felice e abbia
lunga vita sulla terra.
E voi, padri, non irritate i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e
nell'istruzione del Signore.
Servi, ubbidite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore,
nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo, non servendo per essere
visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo.
Fate la volontà di Dio di buon animo, servendo con benevolenza, come se
serviste il Signore e non gli uomini; sapendo che ognuno, quando abbia fatto
qualche bene, ne riceverà la ricompensa dal Signore, servo o libero che sia.
Voi, padroni, agite allo stesso modo verso di loro astenendovi dalle
minacce, sapendo che il Signore vostro e loro è nel cielo e che presso di
lui non c'è favoritismo.
***
Abbiamo finora visto come Paolo (cfr Efesini capitoli da 1 a 3), ha rivelato
chiaramente come
la Chiesa è un Unico Corpo
spirituale che testimonia di Dio,
proprio come aveva pregato Gesù:
Non prego soltanto per questi, ma anche per
quelli che credono in me per
mezzo della loro parola: che siano
tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te,
anch'essi siano in noi: affinché
il mondo creda che tu mi hai mandato.
(Giovanni 17:20-21)
E questa
unità spirituale
è il risultato della
Gloria di Dio,
il Suo Amore rivelato e testimoniato:
Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno
come noi siamo uno; io in loro e tu in me;
affinché siano perfetti nell'unità,
e affinché il mondo conosca che tu
mi hai mandato, e che li ami come hai amato me.
(Giovanni 17:22-23)
E questo
stato spirituale di perfetta unità
è il risultato che si ottiene soltanto nella
conoscenza di Gesù Cristo come il Cristo di Dio:
…questi
hanno conosciuto che tu mi hai mandato;
e io ho fatto loro conoscere il tuo
nome, e lo farò conoscere, affinché l'amore del quale tu mi hai amato sia in
loro, e io in loro.
(Giovanni 17:25-26)
Ma
una volta compresa questa meravigliosa realtà spirituale,
noi tutti siamo chiamati a viverla, praticarla, camminare in modo degno di
quello che siamo realmente,
altrimenti rimane solo una teoria mai vissuta, mai goduta, insoddisfacente e
vana.
Per questo Paolo, pienamente consapevole della
realtà del Corpo di Cristo
realizzato nella Chiesa,
ci esorta vivamente ad
imitare Dio
in ogni cosa, vivere proprio come è Lui, vivere mediante le ricchezze dei
Suoi doni spirituali ed ambire alle meravigliose Sua caratteristiche:
-
Dio
(nelle Sue manifestazioni)
è perfettamente unito,
non vi è in Lui alcuna separazione spirituale, e
noi dobbiamo camminare nell’Unità
(cfr Efesini 4:1-16);
-
Dio è Santo,
e
noi dobbiamo camminare nella santità
(cfr Efesini 4:17-32);
-
Dio è Amore,
e
noi dobbiamo camminare nell’amore
(cfr Efesini 5:1-6);
- Dio è Luce,
e
noi dobbiamo camminare nella luce
(cfr Efesini 5:7-14).
La Scrittura ci insegna che Dio è
Saggio:
Dio è saggio,
è grande in potenza; chi gli ha tenuto fronte e se n'è trovato bene?
(Giobbe 9:4)
In questo brano vediamo come
anche i Suoi figli (nella loro
imitazione del Padre) sono chiamati ad applicare il privilegio di essere
nella luce in modo utile, ovvero essere saggi;
ed in particolare possiamo apprezzare come questa
saggezza
è estremamente reale e pratica in quanto risultato dell’applicazione di
tutti i privilegi e le esortazioni viste in precedenza.
Possiamo definire
la saggezza la capacità di mettere veramente in pratica in modo intelligente
quanto si è imparato!
Per questo Paolo, in questo brano, ci lascia:
- una specifica esortazione al camminare nella saggezza (in senso generale);
- il metodo per applicare la saggezza;
- tre aspetti dove vivere camminando
nella saggezza:
-
un primo aspetto,
ovvero
nel rapporto matrimoniale (specchio del rapporto Cristo/Chiesa)
(versi 5:22-33);
-
un secondo aspetto,
ovvero
nel rapporto genitori/figli (specchio del rapporto Padre/figlio)
(versi 6:1-4);
-
un terzo aspetto,
ovvero
nel rapporto padroni/servi (specchio del rapporto Signore/servitore)
(versi 6:5-9);
***
Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da
saggi; ricuperando il tempo perché i giorni sono malvagi.
Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di ben capire quale sia la
volontà del Signore.
…Guardate dunque con diligenza a come vi comportate…
Il dunque ci riporta un
attimo alle conclusioni del capitolo precedente:
…siete figli di Luce e siete chiamati a camminare come figli di Luce
coerentemente alla vostra chiamata;
ovvero: la illuminazione che avete
ricevuto usatela con diligenza
(assiduità, precisione, scrupolo),
per vivere con saggezza!
Purtroppo la superficialità nel vivere la vita cristiana è dilagante e ci
coinvolge tutti quanti in quanto attratti e distratti il più
delle volte dalle cose che si
vedono (che sono per un
tempo) rispetto a quelle
che non si vedono (che sono eterne) – cfr 2 Corinzi 4:18.
Ma l’esortazione è molto puntuale e pratica:
con diligenza a come vi comportate,
non solo “come credete” (di fondamentale importanza circa la premessa
del comportamento); l’esortazione di Paolo è sul come la fede viene
effettivamente applicata in un comportamento degno della fede stessa che si
ha!
…non da stolti, ma da saggi…
La definizione lapidaria dello
stolto è quella contenuta nel
Salmo 14:
Lo stolto ha detto in cuor suo:
«Non c'è Dio».
(Salmo 14:1)
Lo stolto
pensa, vive, respira, cammina, ragiona,
compie tutte le sue scelte, i suoi
atti, muore, credendo nel suo cuore
che Dio non esiste!
In totale opposizione, la definizione del
saggio è quindi pertanto quella
di un uomo che
pensa, vive, respira, cammina, ragiona,
compie tutte le sue scelte, i suoi
atti, muore, credendo nel suo cuore che Dio esiste e tiene conto di questo!
Ma saggi non si nasce, si diventa!
O meglio, avendo dei genitori saggi, si ha certamente una buona
predisposizione ad esserlo ma saggi
si diventa soprattutto per aver ricevuto l’istruzione.
Per questo possiamo dire che
il saggio è
istruito dalla Parola di Dio:
…perché l'uomo conosca la saggezza,
l'istruzione e comprenda i detti sensati;
perché riceva istruzione sul buon
senso, la giustizia, l'equità, la rettitudine;
per dare accorgimento ai semplici e
conoscenza e riflessione al giovane.
Il saggio ascolterà e accrescerà il suo sapere; l'uomo intelligente ne
otterrà buone direttive
per capire i proverbi e le allegorie, le parole dei saggi e i loro enigmi.
Il timore del SIGNORE è il principio della scienza; gli stolti disprezzano
la saggezza e l'istruzione.
Ascolta, figlio mio,
l'istruzione di tuo padre e non rifiutare l'insegnamento di tua madre;
poiché saranno un fregio di grazia
sul tuo capo e monili al tuo collo.
(Proverbi 1:2-9)
Possiamo ancora dire che
il saggio è saggio perché
corretto dalla Parola di Dio:
Volgetevi ad ascoltare la mia
correzione; ecco, io farò sgorgare su di voi il mio Spirito, vi farò
conoscere le mie parole.
(Proverbi 1:23)
La follia è legata al cuore del bambino, ma
la verga della correzione
l'allontanerà da lui.
(Proverbi 22:15)
Sopportate queste cose per la vostra correzione.
Dio vi tratta come figli; infatti,
qual è il figlio che il padre non corregga?
Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro
parte, allora siete bastardi e non figli.
Inoltre abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li
abbiamo rispettati; non ci sottometteremo forse molto di più al Padre degli
spiriti per avere la vita?
Essi infatti ci correggevano per pochi giorni come sembrava loro opportuno;
ma egli lo fa per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua
santità.
È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recare gioia, ma
tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in
coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa.
(Ebrei 12:7-11)
E Paolo in questo brano esorta a camminare da saggi!
…ricuperando il tempo perché i giorni sono malvagi…
E questo cambio di mentalità (da
stolti a
saggi) bisogna farlo in
fretta, siamo in ritardo,
perché i giorni sono malvagi,
moralmente “cattivi”;
ragione per la quale occorre farlo in modo più urgente che mai.
Il diavolo sa di avere i giorni contati e
questo suo agire in forza dei suoi giorni contati, moltiplica la
malvagità del mondo che arriverà al culmine negli ultimi tempi, secondo le
profezie apostoliche:
Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili;
perché gli uomini saranno egoisti,
amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai
genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori,
intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati,
orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l'apparenza della
pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza.
(2
Timoteo 3:1-5)
Sappiate questo, prima di tutto: che negli ultimi giorni verranno
schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo i propri desideri
peccaminosi
e diranno: «Dov'è la promessa della sua venuta? Perché dal giorno in cui i
padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio
della creazione».
(2 Pietro 3:3-4)
…Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di ben capire quale sia la
volontà del Signore
Siamo chiamati innanzi tutto a non
agire con leggerezza, ma piuttosto a chiedere:
Insegnaci dunque a contare bene i nostri giorni, per acquistare un cuore
saggio.
(Salmo 90:12)
…e di conseguenza a
cercare di ben capire quale sia la volontà del Signore,
fra le raccomandazioni dell'apostolo ve ne sono alcune che hanno
l'impressione di essere tanto elementari, da sembrare quasi superflue,
scontate; com'è possibile che dei cristiani (e parliamo dei fratelli efesini
che avevano dato già prova di una fede viva e coraggiosa) abbiano bisogno di
tali raccomandazioni?
Eppure dobbiamo constatare che se l’apostolo sottolinea questo impegno è
perché questo
cercare di ben capire quale sia la volontà del Signore, non è così
semplice e “automatico”.
Un metodo sicuramente utile per
ben capire quale sia la volontà del Signore,
è l’avere una mente lucida e guidata dallo Spirito Santo; per questo Paolo,
contrappone due stati opposti fra loro.
IL METODO
Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza.
Ma siate ricolmi di Spirito, parlandovi con salmi, inni e cantici
spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore;
ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore
nostro Gesù Cristo; sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
…Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza…
Il vino
(l’eccesso di tale sostanza o l’adulterarla), nella Scrittura è
oggetto di molte riflessioni:
Fu il motivo di una situazione imbarazzante che coinvolse l’uomo di fede
Noè e che portò alla maledizione del suo figlio Cam:
Noè,
che era agricoltore, cominciò a piantare la vigna e
bevve del vino; s'inebriò e si
denudò in mezzo alla sua tenda…
(Genesi 9:20-21)
Fu il motivo dell’incesto del giusto Lot e della nascita dei popoli
Moabiti e Ammoniti, da
sempre nemici di Israele:
Vieni, diamo da bere del vino a
nostro padre, e corichiamoci con lui, perché possiamo conservare la
razza di nostro padre…
…Così le due figlie di Lot rimasero incinte del loro padre.
La maggiore partorì un figlio, che chiamò Moab. Questi è il padre dei
Moabiti, che esistono fino al
giorno d'oggi.
Anche la minore partorì un figlio, che chiamò Ben-Ammi. Questi è il padre
degli Ammoniti, che esistono
fino al giorno d'oggi.
(tratto da Genesi 19:32-38)
Salomone descrive
il vino degli empi come fonte
di violenza:
Non entrare nel sentiero degli empi e non t'inoltrare per la via dei
malvagi; schivala, non passare per essa; allontanatene, e va' oltre.
Essi infatti non possono dormire, se non hanno fatto del male; il sonno è
loro tolto, se non hanno fatto cadere qualcuno.
Essi
mangiano il pane dell'empietà e
bevono il vino della violenza; ma il sentiero dei giusti è come la luce
che spunta e va sempre più risplendendo, finché sia giorno pieno.
La via degli empi è come il buio; essi non scorgono ciò che li farà cadere.
(Proverbi 4:14-19)
E nel libro dei Proverbi troviamo diverse citazioni in merito
all’eccesso dell’uso e all’adulterazione:
Il vino è schernitore,
la bevanda alcolica è turbolenta,
chiunque se ne lascia sopraffare non è saggio.
(Proverbi 20:1)
Ascolta, figlio mio, sii saggio e dirigi il tuo cuore per la retta via.
Non essere di quelli che sono bevitori di vino,
che sono ghiotti mangiatori di carne;
perché l'ubriacone e il goloso
impoveriranno e i dormiglioni andranno vestiti di cenci.
(Proverbi 23:19-21)
E “proverbiale” è l’avviso a guardarsi dalla prostituta che usa questa
sostanza per “catturare le vittime”:
Figlio mio, dammi il tuo cuore, e gli occhi tuoi prendano piacere nelle mie
vie; perché la prostituta è una
fossa profonda, e la straniera, un pozzo stretto.
Anch'essa sta in agguato come un ladro, e accresce fra gli uomini il numero
dei traditori.
Per chi sono gli «ahi»? Per chi gli «ahimè»? Per chi le liti?
Per chi i lamenti? Per chi le ferite senza ragione? Per chi gli occhi rossi?
Per chi s'indugia a lungo presso il vino, per quei che vanno a gustare il
vino tagliato.
Non guardare il vino quando rosseggia, quando scintilla nel bicchiere e va
giù così facilmente!
Alla fine, esso morde come un serpente e punge come una vipera.
I tuoi occhi vedranno cose strane, e il tuo cuore farà dei discorsi pazzi.
Sarai come chi si coricasse in mezzo al mare, come chi si coricasse in cima
a un albero di nave. Dirai: «M'hanno picchiato e non m'hanno fatto male; mi
hanno percosso e non me ne sono accorto. Quando mi sveglierò? Tornerò a
cercarne ancora!»
(Proverbi 23:26-35)
Queste parole trovano il pieno significato nelle arti seduttrici della
grande babilonia:
Poi uno dei sette angeli che avevano le sette coppe venne a dirmi: «Vieni,
ti farò vedere il giudizio che spetta alla grande prostituta che siede su
molte acque.
I re della terra hanno fornicato con lei e gli abitanti della terra si sono
ubriacati con il vino della sua prostituzione».
(Apocalisse 17:1-2)
Perché tutte le nazioni hanno bevuto
del vino della sua prostituzione furente, e i re della terra hanno
fornicato con lei, e i mercanti della terra si sono arricchiti con gli
eccessi del suo lusso…
(Apocalisse 18:3)
Ed è per questo che l’uomo di Dio, come prova visiva di lucidità e
fedeltà, è chiamato a non abusare di vino:
Bisogna
dunque che il vescovo sia
irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, prudente, dignitoso,
ospitale, capace di insegnare, non
dedito al vino né violento, ma sia mite, non litigioso, non attaccato al
denaro, che governi bene la propria famiglia e tenga i figli sottomessi e
pienamente rispettosi (perché se uno non sa governare la propria famiglia,
come potrà aver cura della chiesa di Dio?), che non sia convertito di
recente, affinché non diventi presuntuoso e cada nella condanna inflitta al
diavolo.
Bisogna inoltre che abbia una buona testimonianza da quelli di fuori, perché
non cada in discredito e nel laccio del diavolo.
(1 Timoteo 3:2-7)
Allo stesso modo i diaconi devono
essere dignitosi, non doppi nel
parlare, non propensi a troppo vino,
non avidi di illeciti guadagni; uomini che custodiscano il mistero della
fede in una coscienza pura.
(1 Timoteo 3:8-9)
Per questa ragione ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine nelle cose
che rimangono da fare, e costituisca
degli anziani in ogni città, secondo le mie istruzioni, quando si trovi
chi sia irreprensibile, marito di una sola moglie, che abbia figli fedeli,
che non siano accusati di dissolutezza né insubordinati.
Infatti bisogna che il vescovo sia
irreprensibile, come amministratore di Dio; non arrogante, non iracondo,
non dedito al vino, non
violento, non avido di guadagno disonesto, ma ospitale, amante del bene,
assennato, giusto, santo, temperante, attaccato alla parola sicura, così
come è stata insegnata, per essere in grado di esortare secondo la sana
dottrina e di convincere quelli che contraddicono.
(Tito 1:5-9)
Ma tu esponi le cose che sono
conformi alla sana dottrina: i vecchi siano sobri, dignitosi, assennati,
sani nella fede, nell'amore, nella pazienza; anche
le donne anziane abbiano un
comportamento conforme a santità,
non siano maldicenti
né
dedite a molto vino, siano
maestre nel bene, per incoraggiare le giovani ad amare i mariti, ad amare i
figli, a essere sagge, caste, diligenti nei lavori domestici, buone,
sottomesse ai loro mariti, perché la
parola di Dio non sia disprezzata.
(Tito 2:1-5)
Paolo,
nella lettera ai tessalonicesi insegna che l’ubriachezza è lo stato di
chi vive nelle tenebre:
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre,
così che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro; perché voi tutti
siete figli di luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle
tenebre.
Non dormiamo dunque come gli altri, ma
vegliamo e
siamo sobri; poiché quelli che
dormono, dormono di notte, e quelli
che si ubriacano, lo fanno di notte.
Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri…
(1 Tessalonicesi 5:4-8)
Oltre a ciò, Paolo ci avverte che
Il vino porta alla dissolutezza,
a rendere vano il cammino del
cristiano!
Nella
dissolutezza vi è
un abbandono di tutta la persona
all’intemperanza che porta il
soggetto a sprofondare sempre più nel fango e nell'abisso della miseria
morale.
Ma ovviamente Paolo non sta facendo
una campagna contro l’abuso del vino; l’insegnamento che vuole
trasmettere ha le sue radici nell’esortazione fatta prima:
Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da
saggi; ricuperando il tempo perché i giorni sono malvagi.
Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di ben capire quale sia la
volontà del Signore.
E l’insegnamento che dobbiamo fare nostro è che
dobbiamo fare un uso moderato
di ogni cosa che ci fa perdere
quella “lucidità” circa
l’esaminare diligentemente ogni cosa
e cercare di ben capire qual è la volontà del Signore.
E questo è quello che
deve insegnare la Grazia di Dio
nel cristiano:
Infatti
la grazia di Dio,
salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, e
ci insegna a rinunciare all'empietà
e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente,
giustamente e in modo santo, aspettando la beata speranza e
l'apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù.
(Tito 2:11-13)
…Ma siate ricolmi di Spirito
Paolo usa qui il contrasto e il
gioco di parole:
Non cercate “la ebrietà del vino”, ma cercate “le sante ebbrezze dello
Spirito”.
Non v'inebriate di vino, ma siate ripieni dello Spirito.
Lo Spirito Santo è una figura del “buon vino” che lo stesso
Gesù ha più volte usato:
Nessuno mette vino nuovo in otri
vecchi; altrimenti il vino nuovo
fa scoppiare gli otri, il vino si spande, e gli otri vanno perduti.
(Luca 5:37)
…parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando
con il vostro cuore al Signore…
Il termine salmo,
originalmente vien da ψαλλειν «pizzicare
la lira», ed era un canto
sacro, cantato con accompagnamento di musica strumentale.
Col tempo perdette questo significato specifico e rimase, così in generale,
un componimento poetico, di carattere sacro.
L'inno
è pure un componimento poetico di carattere sacro, che ha per nota
fondamentale la lode.
I cantici spirituali (lett. le
odi pneumatiche) erano
la espressione improvvisa di
quello che il cuore (guidato dallo Spirito Santo) voleva esprimere.
Ma quello che deve essere notato è la caratteristica speciale della Chiesa
primitiva:
il canto, vale a dire,
l’espressione di una gioia
ineffabile e gloriosa, procedente
con il vostro cuore (e non
solo con le labbra)
al Signore.
La gioia del cristiano si esprime e si alimenta nella lode e nell’adorazione
di Dio,
nelle quali, salmeggiando e
cantando si rende sempre più conto delle benedizioni spirituali
che ha in Cristo e per questo sarà portato a
ringraziare continuamente per ogni
cosa!
…ringraziando continuamente per ogni cosa…
L’oggetto di questa lode e di tutta la vita cristiana è il
ringraziamento.
Una vita cristiana senza gratitudine è un fiore senza profumo.
E la gratitudine del credente deve essere
continua; perché continue e
costanti sono le benedizioni di Dio,
non solo nelle cose che
recano piacere, ma anche in quelle che sembrano portare dolore ma che, nella
realtà, hanno tanta utilità nella educazione morale del suo carattere, per
questo motivo Paolo ordinerà ancora:
Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre
richieste a Dio in preghiere e suppliche,
accompagnate da ringraziamenti.
(Filippesi 4:6)
…radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede, come vi è stata
insegnata, abbondate nel
ringraziamento.
(Colossesi 2:7)
Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano
suppliche, preghiere, intercessioni,
ringraziamenti per tutti gli uomini
(1 Timoteo 2:1)
E la gratitudine del credente deve essere anche
per ogni cosa; perché:
…tutte
le cose cooperano al bene
di quelli che amano Dio…(Romani
8:28)
…Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo…
Quando il cristiano ringrazia o prega deve rivolgersi a
Dio Padre
nel nome del suo Signore
Gesù Cristo, e si avvicina
nella sua qualità rispettivamente di
figlio e discepolo e con un sentimento di assoluta subordinazione a lui,
ma nella sua piena dignità!.
…sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo
Questa ultima frase è di fatto una introduzione all’esortazione pratica del
camminare nella Sapienza!
Una sapienza che si manifesta
nella cosa più opposta all’istinto naturale dell’uomo decaduto: la
sottomissione al prossimo!
Infatti se Paolo esorta a questo tipo di atteggiamento è perché questo non
ci viene assolutamente naturale, ci
vuole un impegno a sottomettersi in quanto
l’uomo naturale decaduto è stato
mortalmente contagiato dal veleno satanico, un veleno che porta alla
sopraffazione del prossimo ed al sottomettere tutti fino a sentirsi come
Dio!
Si tratta qui di quella mutua
sottomissione che è una
caratteristica speciale della vita cristiana, sia che si tratti della
vera e propria subordinazione di certe classi a certe altre, sia che si
tratti dei doveri che incombono a queste classi.
Gesù
ha dato il buon esempio nella sottomissione e nell’amore, sottomettendosi
alla volontà del Padre per amore nostro.
Inoltre, pur essendo
il Signore e
il Maestro, egli si mise
al servizio dei suoi
discepoli:
Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono.
Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche
voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri.
Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto
io.
(Giovanni 13:13-15)
La base di questa sottomissione
non è il rispetto “umano”, è il
timore di Cristo; e questo fa una enorme differenza!
Il termine
φοβος (lett. timore), non è terrore, spavento servile ma
è quel sentimento alto, solenne, che
ispira la stessa autorità di Cristo.
Non è dunque della paura di Cristo
che l'apostolo parla, perché:
Nell'amore non c'è paura; anzi, l'amore perfetto caccia via la paura, perché
chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell'amore.
(1
Giovanni 4:18)
Egli parla di una rispettosa e
reverente sottomissione a Cristo, come già insegnato ai corinzi:
Consapevoli dunque del timore che si
deve avere del Signore…
(2 Corinzi 5:11)
Siamo stolti o siamo saggi?
La saggezza di un uomo
non si può valutare solo da ciò che conosce in maniera teorica ma
soprattutto dal modo in cui applica
la teoria alla pratica.
L’apostolo Paolo ha prima spiegato come
chi è in Cristo ha tutte le
potenzialità per agire bene.
Infatti chi è in Cristo ha
conosciuto la luce di Cristo, è
stato inondato dalla Sua Luce, quindi può portare il frutto della luce.
Ma lo Spirito di Dio non violenta l’uomo e non lo obbliga all’ubbidienza
come se fosse un automa.
Lo Spirito Santo opera nell’uomo e lo mette in grado di distinguere la luce
dalle tenebre,
ma abbiamo letto anche che
i credenti possono rattristare lo
Spirito Santo con il loro comportamento (cfr Efesini 4:30).
Ecco perché
il credente non deve essere passivo, non deve abbassare la guardia, ma deve
metterci ogni impegno per comportarsi
da saggio.
Sarebbe infatti da
stolti, da stupidi,
conoscere la verità e continuare a
vivere nel peccato.
Il mondo senza Dio vive un tempo dominato dalla malvagità e dal peccato, un
tempo destinato a finire quando Gesù il Re tornerà per regnare.
Ed è proprio in questo tempo che i credenti, illuminati dalla luce di
Cristo, hanno la responsabilità di dimostrare come può essere bella una vita
vissuta con il Signore.
Vivendo già oggi da cittadini del
regno dei cieli (comportandosi
come in pieno giorno –
cfr Romani 13:13),
testimoniando con le parole e con le azioni, abbiamo la possibilità di
attirare anche gli altri verso la bellezza del regno di Dio.
Ecco perché c’è un senso di urgenza nelle parole di Paolo…
Dobbiamo essere saggi, non c’è tempo da perdere.
Non possiamo sprecare il tempo che Dio ci ha donato.
Non possiamo agire con leggerezza
ma dobbiamo capire bene quale sia la volontà del Signore.
L’uomo può sprecare la propria vita in cose vane e addirittura dannose.
Ne è un esempio
l’abuso di vino, l’ubriachezza,
ma si tratta solo di un esempio, infatti, anche se non bevessimo alcool,
quante cose dannose e inutili potrebbero esserci nella nostra vita?
Ognuno di noi ha i suoi modi per sprecare il tempo che Dio gli ha donato.
Paolo
propone un modo alternativo di impiegare il proprio tempo, vivendo ripieni
dello Spirito di Dio e godendosi la vita comunitaria lodando,
adorando e ringraziando insieme il nostro Dio e
sperimentando quotidianamente la
attitudine alla sottomissione reciproca nei rapporti con il
prossimo ed in particolare nelle:
a) Relazioni coniugali -
Efesini 5:22-33
b) Relazioni
fra padri e figli -
Efesini 5:34 / 6:4
c)
Relazioni fra padroni e schiavi -
Efesini 6:5-9
In tutte queste relazioni noi possiamo imparare a viverle guardando la
perfezione della volontà di Dio realizzata nei cieli, imparando (guardando
le realtà celesti) e cooperando con il Signore proprio come ci ha insegnato
Gesù nella “preghiera tipo”:
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo
regno; sia fatta la tua volontà,
come in cielo, anche in terra.
(Matteo 6:9-10)
***
IL RAPPORTO MATRIMONIALE (Specchio del rapporto Cristo/Chiesa)
La base di queste esortazioni
non è il rispetto “umano”, è il
timore di Cristo; e questo fa una enorme differenza!
La motivazione che deve spingere ad adempiere questa sottomissione/amore è
la conoscenza di Gesù Cristo,
perché in questa conoscenza (il rapporto tra Cristo e la Chiesa), si
troveranno le giuste misure per vederci chiaro!
Il metodo per adempiere questa esortazione è
essere ripieni di Spirito Santo
per poter guardare diligentemente a
come ci si comporta, non da
stolti ma da saggi.
Al di fuori di queste motivazioni e metodi, il semplice atto di
sottomissione/amore o lo sforzo umano di realizzare queste realtà non avrà
alcun senso.
Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; il marito infatti
è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il
Salvatore del corpo.
Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere
sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.
Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha
dato se stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola
con l'acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza
macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile.
Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro
propria persona.
Chi ama sua moglie ama se stesso.
Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura
teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, poiché siamo membra del suo
corpo.
Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due
diverranno una carne sola.
Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa.
Ma d'altronde, anche fra di voi, ciascuno individualmente ami sua moglie,
come ama se stesso; e altresì la moglie rispetti il marito.
Queste esortazioni che seguono, sono ripetute in modo più sintetico nella
lettera scritta a colossesi:
Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come si conviene nel Signore.
Mariti, amate le vostre mogli, e non v'inasprite contro di loro.
(Colossesi 3:18-19)
I principi che regolano la vita comunitaria sono applicabili anche al
rapporto tra moglie è marito,
infatti entrambi i coniugi devono
fare la propria parte e devono imitare Gesù affinché il loro rapporto
funzioni.
Purtroppo questi versi sono stati molto fraintesi sia da parte degli uomini,
sia da parte delle donne:
- gli uomini hanno infatti interpretato al contrario questi versi
utilizzandoli come una scusa per umiliare la donna.
- le donne, a loro volta, in epoca più recente, li hanno visti come una
minaccia alla parità dei sessi e alla loro indipendenza.
Satana ha sempre cercato di influenzare l’uomo (in senso generale)
facendogli credere che nelle regole stabilite da Dio ci fosse in fondo “una
trappola”, “un perdere qualcosa”, ma noi invece sappiamo che
solo il Creatore sa come funzione
bene la creatura e le “istruzioni per l’uso” fornite dal Costruttore servono
per fare funzionare “al meglio” la creazione!
Dobbiamo subito quindi
correggere le false convinzioni e conclusioni alle quali questo testo (letto
male e interpretato alla luce dell’influenza satanica)
può portare:
Qui Paolo non esorta l’uomo a dominare e sottomettere la moglie e non esorta
la moglie a subire le angherie del marito!
Le esortazioni del testo sono
invece positive per entrambi,
infatti sia la moglie che il marito
sono chiamati a fare qualcosa per l’altro, mettendo da parte se stessi
per costruire qualcosa insieme.
La chiave di lettura di tutte queste esortazioni che seguono sta nel
riconoscere davanti a noi
l’esempio del Signore;
altrimenti si ricade inevitabilmente in un vano discorso di “gestione del
potere” dal quale scaturiscono
abusi, ribellioni, inutili discussioni di gerarchie che servono solo ad
inquinare un sereno cammino
cristiano nell’Unità!
Alla luce quindi degli esempi spirituali possiamo vedere come anche nei
rapporti familiari stessi possiamo
camminare in modo degno della vocazione alla quale siamo stati chiamati in
quanto saggi (sapendo
anche che c’è un Dio Vivente e a questo Dio, che Vede e sa ogni cosa,
dovremo rendere conto delle nostre azioni).
Possiamo anche intravedere in questa esortazione come essa adempie
(nell’amore divino) i primi quattro comandamenti (il gran comandamento
secondo Matteo 22:23-38).
…Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; il marito
infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che
è il Salvatore del corpo.
Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere
sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.
L’esortazione alla
sottomissione è in questo
caso rivolta alle mogli e il
riferimento alla quale esse devono guardare è la Chiesa nel confronti del
Signore.
Per una moglie, l’esempio di un rapporto sano con il proprio marito, è la
Chiesa,
non la cultura che la circonda, non le tendenze “occidentali” o “orientali”,
non le mode, non le campagne femministe o antifemministe, non i vani
pensieri di questo mondo ribelle e lontano dalla
saggezza che viene da Dio!
Facendo quindi riferimento
all’esempio perfetto, le
mogli cristiane (in coerenza con la loro vocazione),
devono essere sottomesse ai loro
mariti in ogni cosa, devono camminare in modo degno della vocazione alla
quale sono state chiamate.
Particolare attenzione alla specificazione “in
ogni cosa”.
La Chiesa non ha autorità in sè stessa
e non ha nemmeno una “propria
volontà indipendente da Cristo”,
ha autorità e volontà solo se sottomessa a Cristo
in ogni cosa.
Nello stesso modo la donna non deve
avere autorità in sè stessa e nemmeno una “propria
volontà indipendente dal marito”,
ha autorità e volontà solo se
sottomessa a suo marito.
Questa è una realtà che umanamente si è persa quasi totalmente a causa delle
conseguenze della ribellione e della sovversione di tutti i “parametri”
ordinati da Dio, ma sussiste nelle
creature celesti, per questo, per esempio è insegnato, durante il culto,
l’uso del velo per le donne, quale
segno di sottomissione all’autorità da cui dipendono:
Ma voglio che sappiate che il capo
di ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l'uomo, e che il capo
di Cristo è Dio.
Ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto fa disonore al suo capo; ma
ogni donna che prega o profetizza
senza avere il capo coperto fa disonore al suo capo, perché è come se
fosse rasa. Perché se la donna non ha il capo coperto, si faccia anche
tagliare i capelli! Ma se per una donna è cosa vergognosa farsi tagliare i
capelli o radere il capo, si metta un velo. Poiché, quanto all'uomo, egli
non deve coprirsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è
la gloria dell'uomo; perché l'uomo non viene dalla donna, ma la donna
dall'uomo; e l'uomo non fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo.
Perciò la donna deve, a causa degli
angeli, avere sul capo un segno di autorità.
(1 Corinzi 11:3-10)
…Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha
dato se stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola
con l'acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza
macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile.
Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro
propria persona.
Chi ama sua moglie ama se stesso…
L’esortazione all’amore
è in questo caso rivolta ai mariti e
il riferimento al quale essi devono guardare è Cristo nel confronti della
Chiesa.
Nel paragonare il rapporto tra Gesù e la Chiesa al rapporto tra un marito ed
una moglie, Paolo ci ricorda infatti che
Cristo ha dato la sua vita per la
chiesa e poi
si è preso cura di lei nutrendola
attraverso la Sua Parola e la guida dello Spirito Santo, affinché la
chiesa potesse crescere in modo da essere
santa e irreprensibile per unirsi a
lui per l’eternità.
Il marito cristiano è pronto a mettere da parte i suoi desideri, rinunciando
a sé stesso per prendersi cura della moglie con il medesimo
amore di Cristo?
Il parallelo tra il marito e Cristo quale
salvatore del corpo,
significa probabilmente “colui che
rende qualcuno sano e salvo”, che gli assicura la vita e gli procura la
salute ed il benessere.
In questo senso, il marito sarebbe il
“conservatore, l'assicuratore del
benessere” della moglie, nello stesso modo che Cristo è il
“Conservatore, l'Assicuratore del
benessere della Chiesa”.
Come per
le mogli anche per
i mariti la chiave di lettura
di tutte queste esortazioni che seguono sta nel riconoscere davanti a noi
l’esempio del Signore, solo
così trova un senso il condursi in questo rapporto basato sul dono di se
stesso, risultato dell’applicazione pratica del camminare uniti nella
Sapienza, altrimenti ricadiamo nuovamente in un vano discorso di “gestione
del potere” dal quale scaturiscono
abusi, ribellioni, inutili discussioni di gerarchie, che servono solo ad
inquinare un sereno cammino cristiano nell’Unità!
Per un marito, l’esempio di un rapporto sano con il proprio marito, è
Cristo,
non la cultura che la circonda, non le tendenze “occidentali” o “orientali”,
non le mode, non le campagne maschiliste o femministe, non i vani pensieri
di questo mondo ribelle e lontano dalla saggezza che viene da Dio!
Il marito che ama sua moglie, come Cristo ama la Chiesa, non penserà mai di
tiranneggiare la sposa; tradirebbe il suo stesso ruolo di marito, la propria
missione.
Il suo “regno” non avrebbe alcun motivo di essere, se non è un regno di
amore.
L'apostolo,
nello stesso tempo che pone davanti agli occhi delle mogli l'esempio della
Chiesa nelle sue relazioni con Cristo, pone dinanzi agli occhi dei mariti
l'esempio di Cristo nelle sue
relazioni con la Chiesa, ed in questo esempio noi sappiamo cosa ha fatto
Cristo per la Sua Chiesa:
- le ha dato dignità e onore;
- la circonda di continua protezione;
- provvede abbondantemente al suo benessere sotto tutti i punti di vista,
perché
nessuno odia la propria persona, anzi
la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, poiché
siamo membra del suo corpo.
Paolo
utilizza l’immagine del rapporto matrimoniale per illustrarci il rapporto
che lega la Chiesa a Cristo in un
unico corpo
(una sola carne) di cui Gesù è il capo (testa).
Qualunque “testa” che funzioni bene si prende cura del proprio corpo e non
ci sono dubbi sul fatto che Gesù lo abbia fatto!
Così, il
marito cristiano, illuminato dalla conoscenza di Cristo, dovrebbe prendersi
cura di sua moglie con la stessa tenerezza, camminando così da uomo saggio.
Si comporterà da capo “sano di mente”, da “saggio”
che sa prendersi cura del proprio corpo?
E questa
cura del proprio corpo ha dei
precisi obiettivi:
…per santificarla…
La
santificazione è
mettere qualcuno o qualcosa da parte,
ovvero, come Cristo ha messo da
parte la Chiesa per conservarsela solo per sè,
così il marito deve mettersi da
parte la moglie per conservarla solo per sè.
Il rapporto moglie/marito è esclusivo, ed è responsabilità del marito
l’attuazione di questo “programma”!
…dopo averla purificata lavandola con l'acqua della parola…
Paolo fa qui sicuramente riferimento al battesimo, come segno pubblico di
appartenenza, la sposa è ufficialmente promessa Sposa a Cristo, lo è già nei
cieli, lo sarà manifestato nel
Giorno del Signore, il marito
con l’atto formale del matrimonio la dichiarerà pubblicamente sua moglie e
nei momenti preparativi la futura sposa
si prepara all’incontro con
le promesse del futuro marito,
la sua parola!
…per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o
altri simili difetti, ma santa e irreprensibile…
Si tratta della presentazione della
sposa allo sposo, come Giovanni
descrive:
Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le
nozze dell'Agnello e la sua sposa si
è preparata.
Le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il
lino fino sono le opere giuste dei santi.
(Apocalisse 19:7-8)
E questo “Le
è stato dato di vestirsi di lino fino” è proprio quanto è stato dato
da Cristo alla Sposa e quanto deve fare il marito per la sua moglie,
provvedere a fornirle i mezzi per
essere dignitosa, sarà poi la sposa a utilizzare questi “mezzi” per il
suo Sposo, come descrive
Lamuel:
Una donna virtuosa chi la troverà? Il suo pregio sorpassa di molto quello
delle perle.
Il cuore di suo marito confida in lei, ed
egli non mancherà mai di provviste.
Lei gli fa del bene, e non del male, tutti i giorni della sua vita.
Si procura lana e lino, e lavora gioiosa con le proprie mani.
È simile alle navi dei mercanti: fa venire il suo cibo da lontano.
Si alza quando ancora è notte, distribuisce il cibo alla famiglia e il
compito alle sue serve.
Posa gli occhi sopra un campo, e l'acquista; con il guadagno delle sue mani
pianta una vigna.
Si cinge di forza i fianchi e fa robuste le sue braccia.
Sente che il suo lavoro rende bene; la sua lucerna non si spegne la notte.
Mette la mano alla rocca, e le sue dita maneggiano il fuso.
Tende le palme al misero, e porge le mani al bisognoso.
Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutta la sua famiglia è vestita
di lana rossa.
Si fa dei tappeti, ha vesti di lino finissimo e di porpora.
Suo marito è rispettato alle porte della città, quando si siede tra gli
anziani del paese.
Fa delle tuniche e le vende e delle cinture che dà al mercante.
Forza e dignità sono il suo manto, e lei non teme l'avvenire.
Apre la bocca con saggezza, e ha sulla lingua insegnamenti di bontà.
Sorveglia l'andamento della sua casa, e non mangia il pane di pigrizia.
I suoi figli si alzano e la proclamano beata, e suo marito la loda, dicendo:
«Molte donne si sono comportate da virtuose, ma tu le superi tutte!»
La grazia è ingannevole e la bellezza è cosa vana; ma la donna che teme il
SIGNORE è quella che sarà lodata.
Datele del frutto delle sue mani, e le opere sue la lodino alle porte della
città.
(Proverbi 31:10-31)
…Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due
diverranno una carne sola.
Adamo fu profeta circa Cristo e la Chiesa!
Egli profetizzò
già prima della caduta, che il
nostro Signore e Salvatore avrebbe
lasciato il suo Padre e la sua patria (la celeste Gerusalemme);
che sarebbe venuto in terra per
trovare il Suo corpo (la
Chiesa),
nata dal Suo stesso corpo dato in
sacrificio sulla croce, dal quale uscì sangue (il patto)
e acqua (la purificazione della
Parola) per poterla
“preparare” per il giorno delle nozze
(cfr Apocalisse 19:7-8) e
diventare un solo Corpo con Lei.
E
Paolo
ribadisce come
il rapporto matrimoniale tra cristiani deve essere in ogni cosa una
rappresentazione visibile del rapporto tra Cristo e la Chiesa!
La storia ha però dimostrato quanto sia complesso il rapporto di coppia,
infatti fin da principio Adamo ed Eva si ritrovarono l’uno contro l’altra
dopo il peccato.
L’influenza del pensiero del mondo moderno (l’individualismo
e l’egoismo sfrenato) ha
influenzato ed influenza costantemente le menti dei credenti, portandole ad
avvicinarsi all’altro semplicemente per
soddisfare il proprio bisogno e
all’interno del matrimonio spesso i coniugi vivono come individui
indipendenti che vogliono realizzare i propri desideri senza essere pronti a
lavorare come un vero e proprio
unico corpo.
Così è sempre più difficile trovare mariti cristiani che (avendo lasciato
padre e madre, l’autorità alla quale dovevano essere sottomessi fino a che
vivevano con loro) si assumano la responsabilità di guida spirituale
(assumendo autorità) della famiglia e che siano disposti (nella loro
autorità) a rinunciare a se stessi per
amore della moglie e dei figli.
Allo stesso modo il desiderio di indipendenza porta molte donne cristiane a
cercare la propria realizzazione personale al di fuori della famiglia
relegando il marito e i figli ad un ruolo secondario.
Dobbiamo però ricordarci che il matrimonio è stato istituito da Dio che ne
detta le regole e le “istruzioni” per l’uso migliore.
…Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa…
Paolo,
guardando a questo rapporto umano, sposta subito lo sguardo verso ciò che
esso rappresenta nella realtà celeste e pronuncia questa esclamazione, circa
il Mistero riguardo a Cristo ed
alla Chiesa.
Parlando del “Mistero”… ci
riporta a quanto ha spiegato nei capitoli 1 e 3:
In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati
secondo le ricchezze della sua grazia, che egli ha riversata abbondantemente
su di noi dandoci ogni sorta di sapienza e d'intelligenza,
facendoci conoscere il mistero della
sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé,
per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti.
Esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose:
tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra.
(Efesini
1:7-10)
Senza dubbio avete udito parlare della dispensazione della grazia di Dio
affidatami per voi; come per rivelazione mi è stato fatto conoscere il
mistero, di cui più sopra vi ho scritto in poche parole; leggendole, potrete
capire la conoscenza che io ho del
mistero di Cristo.
Nelle altre epoche non fu concesso ai figli degli uomini di conoscere questo
mistero, così come ora, per mezzo dello Spirito, è stato rivelato ai santi
apostoli e profeti di lui; vale a
dire che gli stranieri sono eredi con noi, membra con noi di un medesimo
corpo e con noi partecipi della
promessa fatta in Cristo Gesù mediante il vangelo, di cui io sono
diventato servitore secondo il dono della grazia di Dio a me concessa in
virtù della sua potenza.
(Efesini 3:2-7)
E questo mistero sarà pienamente rivelato alla redenzione del Corpo, quando
la Chiesa verrà rapita e i credenti tutti (risvegliati e trasformati)
rivestiranno l’incorruttibilità e l’immortalità.
…Ma d'altronde, anche fra di voi, ciascuno individualmente ami sua moglie,
come ama se stesso; e altresì la moglie rispetti il marito…
L’apostolo riconosce che “in modo naturale”
la donna ama; ma perchè impari a
dare a questo amore il modo di esprimersi
totalmente in coerenza con la
vocazione alla quale è stata chiamata, la esorta dicendo:
Rispetta tuo marito ed ubbidiscigli!
Nello stesso modo l’uomo si sente
“in modo naturale” chiamato a
governare; ma perchè impari compiere ruolo
totalmente in coerenza con la
vocazione alla quale è stato chiamato, la esorta dicendo:
Ama tua moglie!
***
IL RAPPORTO GENITORI/FIGLI (Specchio del rapporto Padre/figlio)
La base di questo rapporto
non è il rispetto “umano”, è
il timore di Cristo; e questo fa
una enorme differenza!
La motivazione che deve spingere ad adempiere questa ubbidienza / impegno in
una educazione non irritante è la
conoscenza di Gesù Cristo, perché in questa conoscenza (il rapporto tra
Dio e i Suoi figli), si troveranno le giuste misure per vederci chiaro!
Il metodo per adempiere questa esortazione è
essere ripieni di Spirito Santo
per poter guardare diligentemente a
come ci si comporta, non da
stolti ma da saggi.
Al di fuori di queste motivazioni e metodi, il semplice atto di ubbidienza /
impegno o lo sforzo umano di realizzare queste realtà non avrà alcun senso.
Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto.
Onora tuo padre e tua madre
(questo è il primo comandamento con promessa)
affinché tu sia felice e abbia
lunga vita sulla terra.
E voi, padri, non irritate i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e
nell'istruzione del Signore.
Anche queste esortazioni che seguono, sono ripetute in modo più sintetico
nella lettera scritta a colossesi:
Figli, ubbidite ai vostri genitori in ogni cosa, poiché questo è gradito al
Signore.
Padri, non irritate i vostri figli, affinché non si scoraggino.
(Colossesi 3:20-21)
Noi viviamo in una società dove l’istituzione della famiglia è in profonda
crisi e lo
stesso individualismo che rovina il rapporto di coppia, crea problemi anche
nel rapporto tra padri e figli.
Molti genitori vedono i figli come
un peso e una limitazione alla propria libertà individuale
piuttosto che una benedizione da
parte di Dio e questo condiziona il loro atteggiamento verso i figli.
A loro volta i figli non sono sempre
disposti all’ubbidienza, portando in sé stessi
il germe della ribellione
esprimono questa nella disobbedienza.
Questo brano ci insegna però che nella famiglia cristiana
c’è una mutua responsabilità tra
padri e figli e, come nel rapporto tra mogli e mariti, se ognuno fa la sua
parte (seguendo le istruzioni per l’uso di chi ha istituito la famiglia), la
probabilità di avere un rapporto soddisfacente aumenta in maniera
considerevole.
…Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto…
Anche in questa espressione Paolo sembra banale:
figli, ubbidite nel Signore ai vostri
genitori, perché ciò è giusto!
Possiamo scegliere di archiviare questo comandamento come scontato e banale
oppure approfondire questo “giusto”:
- Innanzitutto
è giusto
perchè è conforme alla Legge di Dio
(cfr 5° comandamento).
- Poi
è giusto in quanto abbiamo
l’esempio supremo di Gesù Cristo,
al quale dobbiamo fare sempre riferimento in ogni nostro pensiero ed in ogni
nostra azione, Egli è stato il
Figlio di Dio ubbidiente in ogni cosa, fino alla morte!
Come per la moglie e il marito, i figli cristiani
hanno l’esempio di un rapporto sano con i propri genitori in Cristo, non
nella cultura che li circonda, non nelle tendenze “occidentali” o
“orientali”, non nelle mode, non nei propri amici o compagni, …non nei vani
pensieri di questo mondo ribelle e lontano dalla saggezza che viene da Dio!
L’essere ubbidienti
come figli conduce alla giustizia,
Paolo porta un esempio
interessante nella lettera ai romani:
Infatti, come per la disubbidienza
di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche
per l'ubbidienza di uno solo, i
molti saranno costituiti giusti.
(Romani 5:19)
L’ubbidienza
non è un optional per un figlio di Dio;
l’esempio di disubbidienza di Adamo
ha reso peccatori tutti i suoi discendenti e il salario del peccato e la
morte, l’esempio di ubbidienza
di Cristo ha reso giusti tutta la sua discendenza e il dono di Dio in Cristo
è la Vita Eterna.
Comprendiamo perché ubbidire è giusto?
Comprendiamo perché nell’ubbidienza c’è una
ricompensa?
Essendo la Chiesa il corpo di Cristo,
noi siamo giusti,
perché Lui è giusto e quindi
siamo chiamati a
camminare in modo degno della
vocazione alla quale siamo stati chiamati!
…Onora tuo padre e tua madre
(questo è il primo comandamento con promessa)
affinché tu sia felice e abbia
lunga vita sulla terra.
Paolo cita qui il quinto
comandamento (cfr
Esodo 20:12;
Deuteronomio 5:16).
L'apostolo, che ha già dichiarato il precetto “giusto”
perchè basato sul diritto naturale, gli dà qui l’autorità ispirata della
Parola di Dio,
è giusto
secondo la Legge di Dio, secondo la
quale vi è anche una promessa:
…affinché tu sia felice e abbia
lunga vita sulla terra.
Questa promessa ci porta a considerare come vi sia
una ricompensa
nell’onorare il padre e la madre,
non è solo un dovere, è un
investimento spirituale!
Non solo,
l’onorare i propri genitori
(in particolare riferito al
provvedere ai loro bisogni, in quanto a quei tempi non vi era alcun tipo
di pensione o di assistenza sociale), dà anche
la misura della nostra fede e della
nostra ubbidienza a Dio, Paolo
infatti darà a Timoteo queste istruzioni:
Onora le vedove che sono veramente vedove.
Ma se una vedova ha figli o nipoti,
imparino essi per primi a fare il loro dovere verso la propria famiglia e a
rendere il contraccambio ai loro genitori, perché questo è gradito davanti a
Dio.
La vedova che è veramente tale e sola al mondo, ha posto la sua speranza in
Dio, e persevera in suppliche e preghiere notte e giorno; ma quella che si
abbandona ai piaceri, benché viva, è morta.
Anche queste cose ordina, perché siano irreprensibili.
Se uno non provvede ai suoi, e in primo luogo a quelli di casa sua, ha
rinnegato la fede, ed è peggiore di un incredulo.
(1 Timoteo 5:3-8)
…E voi, padri, non irritate i vostri figli…
Se i figli sono chiamati all’ubbidienza ed a guardare con attenzione
all’esempio filiale di Gesù Cristo,
i genitori hanno il dovere di
non irritate i figli:
Come per i figli cristiani, i padri (i responsabili della disciplina dei
figli), hanno l’esempio di un
rapporto sano con i propri genitori in Dio Padre, non nella cultura che
li circonda, non nelle tendenze “occidentali” o “orientali”, non nelle mode,
non nei propri amici o compagni, non nei vani pensieri di questo mondo
ribelle e lontano dalla saggezza che viene da Dio!
Nell’insegnamento parallelo della lettera ai colossesi, Paolo specifica il
motivo di questo “non
irritare”
affinchè non si scoraggino
(cfr Colossesi 3:21).
L’irritare i nostri figli
li porta ad uno stato di ribellione
che può sfociare in uno
scoraggiamento circa il loro buon cammino spirituale, in quanto
renderemo difficile il loro
ubbidire ai propri genitori.
Come padri dobbiamo fare molta attenzione a svolgere il nostro dovere di
educatori senza cadere negli abusi
di potere che la cultura di questo mondo ci insegna quotidianamente.
I figli si irritano
quando sono trattati duramente, in modo autoritario:
La risposta dolce calma il furore,
ma la parola dura eccita l'ira.
(Proverbi 15:1)
…ma allevateli nella disciplina e nell'istruzione del Signore.
Ma
i padri hanno anche
un altro compito che è in netto
contrasto con la cultura mondana,
l’impartire la disciplina e
l’istruzione del Signore!
1) Allevare nella disciplina del
Signore
Innanzi tutto è doveroso sottolineare che
non parliamo solo di disciplina in
modo generico, ma
nella disciplina del Signore!
Consideriamo quindi cosa scriveva
l’autore della lettera agli ebrei:
…avete dimenticato l'esortazione
rivolta a voi come a figli:
«Figlio
mio,
non disprezzare la disciplina del
Signore, e non ti perdere
d'animo quando sei da lui ripreso; perché
il Signore corregge quelli che egli
ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli».
Sopportate queste cose per la
vostra correzione.
Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non
corregga?
Ma se siete esclusi da quella
correzione di cui tutti hanno
avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli.
Dallo studio degli atti degli apostoli, abbiamo visto come i fratelli della
Chiesa di Gerusalemme, non erano più
molto “pronti” a resistere alle lotte contro la tradizione giudaica (cfr
Atti 21:17-26), in qualche modo ci volle l’arrivo di Paolo per suscitare un
tumulto, Giacomo e i fratelli si “mimetizzavano” ormai abbastanza bene,
forse anche a causa delle persecuzioni prima subite e che li avevano portati
un uno stato di povertà verso il quale Paolo stesso si era prodigato per
confortare portando loro la abbondante colletta raccolta tra i cristiani
dell’Asia.
La
ragione vera per cui si era rallentata la loro corsa stava nel fatto che
essi avevano perso di vista un
insegnamento prezioso della Scrittura
sul fine alto e misericordioso delle
prove e delle sofferenze di cui Dio si serve per correggerci.
Il brano si direbbe preso dal libro dei Proverbi:
Figlio mio, non disprezzare la correzione del SIGNORE, non ti ripugni la sua
riprensione; perché il SIGNORE riprende colui che egli ama, come un padre il
figlio che gradisce.
(Proverbi 3:11-12)
Questa correzione che produce inevitabili sofferenze, non è inutile o
dannosa,
come noi spesso stimiamo, è invece una disciplina paterna per mezzo della
quale il nostro Padre celeste ci educa, perchè ci ama.
E così siamo esortati a considerarla in riferimento al rapporto
padre/figlio.
La disciplina, la correzione, la riprensione,
sono termini che alla nostra mente carnale richiamano sentimenti negativi,
forse perché siamo abituati a vedere queste “attività” condite di “abusi di
potere”, soprusi, ma se vogliamo comprendere
la Grazia che è contenuta nella
disciplina, nella riprensione e nella correzione di Dio, dobbiamo ragionare
con la “mente di Cristo”.
In tutta la Scrittura,
sia nell’Antico Testamento (rivolto al popolo di Israele) e sia nel Nuovo
Testamento (rivolto alla Chiesa), si
parla della disciplina e della correzione del Signore
sempre tesa ad forma educativa utile
al destinatario della stessa, nel libro dei Proverbi troviamo una
eloquente espressione:
Non risparmiare la correzione al bambino; se lo batti con la verga, non ne
morrà; lo batterai con la verga, ma lo salverai dal soggiorno dei morti.
(Proverbi 23:13-14)
Questo passo, dove la correzione
è rappresentata da una severa battitura di verga (oggi vietata dalla legge
umana vigente), porta ad una
salvezza dal soggiorno dei morti, ci rendiamo conto della
vitale importanza della
correzione?
Una delle più belle rivelazioni neotestamentarie è
il rapporto di figliolanza che ci è
stato donato con la redenzione,
Giovanni lo dichiara nel prologo del suo vangelo:
È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto; ma
a tutti quelli che l'hanno ricevuto
egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che
credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, né da volontà di
carne, né da volontà d'uomo, ma sono nati da Dio.
(Giovanni 1:11-13)
Proprio per questo motivo il Signore ci invita a vivere
il rapporto con la Sua disciplina in
un modo positivo, di vedere in essa un beneficio essenziale per la
nostra sana crescita e corretta maturazione:
Figlio mio, non disprezzare la
correzione del SIGNORE, non ti ripugni
la sua riprensione; perché il
SIGNORE riprende colui che egli ama, come un padre il figlio che gradisce.
Beato l'uomo che ha trovato la saggezza, l'uomo che ottiene l'intelligenza!
Poiché il guadagno che essa procura
è migliore a quello dell'argento, il profitto che se ne trae vale più
dell'oro fino.
Essa è più pregevole delle perle, quanto hai di più prezioso non l'equivale.
Lunghezza di vita è nella sua destra; ricchezza e gloria nella sua sinistra.
Le sue vie sono vie deliziose, e tutti i suoi sentieri sono pace.
Essa è un albero di vita per quelli che l'afferrano, e chi la possiede è
beato.
Con la saggezza il SIGNORE fondò la terra, e con l'intelligenza rese stabili
i cieli. Per la sua scienza gli abissi furono aperti, e le nuvole distillano
la rugiada.
Figlio mio, queste cose non si allontanino mai dai tuoi occhi!
Conserva la saggezza e la riflessione!
Esse saranno vita per l'anima tua e un ornamento al tuo collo.
Allora camminerai sicuro per la tua via e il tuo piede non inciamperà.
Quando ti coricherai non avrai paura; starai a letto e il tuo sonno sarà
dolce.
Non avrai da temere lo spavento improvviso, né la rovina degli empi, quando
verrà; perché il SIGNORE sarà la tua
sicurezza, e preserverà il tuo piede da ogni insidia.
(Proverbi 3:11-26)
A) Siamo quindi esortati, come padri, a
tenere conto della correzione
per non smarrire la via della Vita:
Chi tiene conyo della correzione, segue il cammino della vita;
ma chi non fa caso della riprensione, si smarrisce.
(Proverbi 10:17)
B) Siamo inoltre chiamati, come padri,
ad amare la correzione:
Chi ama la correzione ama la scienza, ma chi odia la riprensione è uno
stupido.
(Proverbi 12:1)
C) Consideriamo, come padri, come essa ha un’inestimabile beneficio e
fa diventare “intelligenti”
i nostri figli, ovvero, se
esercitata con il timore di Dio, fa loro conoscere l’Opera di Dio:
L'orecchio attento alla riprensione che conduce alla vita,
abiterà tra i saggi.
Chi rifiuta l'istruzione disprezza se stesso, ma chi dà retta alla
riprensione acquista senno.
Il timore del SIGNORE è scuola di saggezza; e l'umiltà precede la gloria.
(Proverbi 15:31-33)
2) Allevare nell’istruzione del
Signore
Anche in questo caso è doveroso sottolineare che
non parliamo solo di istruzione in
modo generico, ma
nella istruzione del Signore!
L’istruzione del Signore
è una dovere di ogni padre timorato di Dio, ed è già stata anticamente
ordinata da Dio:
Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio
non se ne allontanerà.
(Proverbi 22:6)
E va impartita innanzi tutto con
l’istruzione verbale e con un
esempio di vita coerente con tali insegnamenti.
Possiamo vedere questa sinergia di azioni nelle esortazioni che
Paolo fa a Timoteo e a Tito
circa
l’insegnare e l’essere di esempio:
Ordina queste cose e insegnale.
Nessuno disprezzi la tua giovane età; ma
sii di esempio ai credenti, nel
parlare, nel comportamento, nell'amore, nella fede, nella purezza.
Àpplicati, finché io venga, alla lettura, all'esortazione, all'insegnamento.
Non trascurare il dono che è in te
e che ti fu dato mediante la parola profetica insieme all'imposizione delle
mani dal collegio degli anziani.
Òccupati di queste cose e dèdicati interamente ad esse perché il tuo
progresso sia manifesto a tutti.
Bada a te stesso e all'insegnamento; persevera in queste cose perché,
facendo così, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano.
(1 Timoteo 4:11-16)
Prendi come modello le sane parole che hai udite da me con la fede e l'amore
che si hanno in Cristo Gesù.
(2 Timoteo 1:13)
Tu dunque, figlio mio,
fortìficati nella grazia che è in Cristo Gesù, e
le cose che hai udite da me in
presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di
insegnarle anche ad altri.
Sopporta anche tu le sofferenze,
come un buon soldato di Cristo Gesù.
(2 Timoteo 2:1-3)
Ricorda loro queste cose,
scongiurandoli davanti a Dio che non facciano dispute di parole; esse non
servono a niente e conducono alla rovina chi le ascolta.
Sfòrzati di presentare te stesso davanti a Dio come un uomo approvato,
un operaio che non abbia di che vergognarsi,
che tagli rettamente la parola della
verità. Ma evita le chiacchiere
profane…
(2 Timoteo 2:14-16)
Tu invece hai seguito da vicino il mio insegnamento, la mia condotta, i miei
propositi, la mia fede, la mia pazienza, il mio amore, la mia costanza, le
mie persecuzioni, le mie sofferenze, quello che mi accadde ad Antiochia, a
Iconio e a Listra. Sai quali persecuzioni ho sopportate; e il Signore mi ha
liberato da tutte.
(2 Timoteo 3:10-11)
Tu, invece, persevera nelle cose che
hai imparate e di cui hai acquistato la certezza, sapendo da chi le hai
imparate, e che fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture,
le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la
fede in Cristo Gesù.
(2 Timoteo 3:14-15)
Ma tu esponi le cose che sono
conformi alla sana dottrina: i vecchi siano sobri, dignitosi, assennati,
sani nella fede, nell'amore, nella pazienza;
anche le donne anziane abbiano
un comportamento conforme a santità, non siano maldicenti né dedite a molto
vino, siano maestre nel bene, per
incoraggiare le giovani ad amare i mariti, ad amare i figli, a essere
sagge, caste, diligenti nei lavori domestici, buone, sottomesse ai loro
mariti, perché la parola di Dio non sia disprezzata.
Esorta ugualmente i giovani a essere saggi, presentando te stesso in ogni
cosa come esempio di opere buone; mostrando nell'insegnamento integrità,
dignità, linguaggio sano, irreprensibile, perché l'avversario resti confuso,
non avendo nulla di male da dire contro di noi...
…Parla di queste cose, esorta e
riprendi con piena autorità.
Nessuno ti disprezzi.
(tratto da Tito 2:1-15)
Anche nel discorso di Paolo agli
anziani di Efeso fatto a Mileto, l’esortazione era dello stesso tenore:
Voi sapete in quale maniera, dal primo giorno che giunsi in Asia, mi sono
sempre comportato con voi,
servendo il Signore con ogni umiltà,
e con lacrime, tra le prove venutemi dalle insidie dei Giudei; e come non vi
ho nascosto nessuna delle cose che vi erano utili, e ve le ho annunciate e
insegnate in pubblico e nelle vostre case, e ho avvertito solennemente
Giudei e Greci di ravvedersi davanti a Dio e di credere nel Signore nostro
Gesù Cristo…
…Badate a voi stessi e a tutto il gregge,
in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la
chiesa di Dio, che egli ha acquistata con il proprio sangue. Io so che dopo
la mia partenza si introdurranno fra di voi lupi rapaci, i quali non
risparmieranno il gregge; e anche tra voi stessi sorgeranno uomini che
insegneranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli…
…Non ho desiderato né l'argento, né l'oro, né i vestiti di nessuno.
Voi stessi sapete che queste mani hanno provveduto ai bisogni miei e di
coloro che erano con me.
In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando
così,
e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: "Vi
è più gioia nel dare che nel ricevere
(tratto da Atti 20:18-35)
C’è una grande responsabilità reciproca nel rapporto padri/figli nel timore
di Dio, ma c’è anche grande gioia e consolazione, è bello concludere questo
paragrafo con le parole dell’apostolo
Giovanni:
Figlioli, vi scrivo perché i vostri peccati sono perdonati
in virtù del suo nome.
Padri, vi scrivo perché avete conosciuto colui che è fin dal principio.
Giovani, vi scrivo perché avete vinto il maligno.
Ragazzi, vi ho scritto perché avete conosciuto il Padre.
Padri, vi ho scritto perché avete conosciuto colui che è fin dal principio.
Giovani, vi ho scritto perché siete forti, e la parola di Dio rimane in voi,
e avete vinto il maligno.
Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo.
Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui.
Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la
concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma
dal mondo.
E il mondo passa con la sua
concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno.
(1 Giovanni 2:12-17)
***
La base di questo rapporto
non è il rispetto “umano”, è
il timore di Cristo; e questo fa
una enorme differenza!
La motivazione che deve spingere ad adempiere questo servizio / rispetto è
la conoscenza di Gesù Cristo,
perché in questa conoscenza (il rapporto tra il Signore e i Suoi servi), si
troveranno le giuste misure per vederci chiaro!
Il metodo per adempiere questa esortazione è
essere ripieni di Spirito Santo
per poter guardare diligentemente a
come ci si comporta, non da
stolti ma da saggi.
Al di fuori di queste motivazioni e metodi, il semplice atto di
sottomissione / impegno o lo sforzo umano di realizzare queste realtà non
avrà alcun senso.
Possiamo anche intravedere in questa esortazione come essa adempie
(nell’amore divino), tutti gli ultimi cinque comandamenti (il comandamento
simile al Gran comandamento secondo Matteo 22:39).
Servi, ubbidite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore,
nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo, non servendo per essere
visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo.
Fate la volontà di Dio di buon animo, servendo con benevolenza, come se
serviste il Signore e non gli uomini; sapendo che ognuno, quando abbia fatto
qualche bene, ne riceverà la ricompensa dal Signore, servo o libero che sia.
Voi, padroni, agite allo stesso modo verso di loro astenendovi dalle
minacce, sapendo che il Signore vostro e loro è nel cielo e che presso di
lui non c'è favoritismo.
Queste esortazioni che seguono, sono ripetute in modo più sintetico nella
lettera scritta a colossesi:
Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne; non
servendoli soltanto quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con
semplicità di cuore, temendo il Signore.
Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per
gli uomini, sapendo che dal Signore riceverete per ricompensa l'eredità.
Servite Cristo, il Signore!
Infatti chi agisce ingiustamente riceverà la retribuzione del torto che avrà
fatto, senza che vi siano favoritismi.
Padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche
voi avete un padrone nel cielo.
(Colossesi 3:22 / 4:1)
Leggendo questo brano non possiamo non tenere conto che, mentre la nostra
società considera la schiavitù come qualcosa di inaccettabile e negativo,
nel mondo greco-romano antico era
piuttosto normale che, nelle case delle persone più abbienti, ci fossero
schiavi che
svolgevano varie mansioni senza che questo costituisse un problema morale.
D’altra parte c’erano diverse ragioni per le quali una persona poteva
trovarsi in quella condizione.
Scrivendo ai credenti della zona di Efeso, è quindi piuttosto normale che
Paolo faccia riferimento anche alla relazione tra servi e padroni, infatti
il messaggio del Vangelo raggiungeva sia persone che si trovavano in
condizione di schiavitù sia persone appartenenti a ceti superiori che
avevano delle persone al loro servizio.
Così si trovavano dei cristiani convertiti in entrambe le categorie, servi e
padroni.
L’insegnamento di Paolo non era quindi una lotta sociale per la libertà, ma
l’esortazione piuttosto
a rivedere il rapporto tra padrone e servo tenendo conto di come le
relazioni tra le persone vengono trasformate dalla fede in Cristo!
Questo si può notare in modo particolare nella
lettera a Filemone.
In sostanza i
credenti potevano essere buoni testimoni di Cristo proprio mostrando ai loro
vicini in quale modo cambiava la relazione tra padrone e servo quando almeno
uno dei due era stato trasformato dalla grazia di Dio.
Dobbiamo riconoscere che fu un approccio intelligente al problema,
approccio che ci insegna molto sul modo in cui il cristianesimo può
essere efficace nei confronti della società non tanto attraverso rivoluzioni
eclatanti quanto attraverso segni tangibili di cambiamento che parte dai
singoli individui.
Infatti Paolo si rivolge agli
individui e, in particolare,
ai servi e ai padroni che
avevano riposto la loro fede in Gesù.
Essi potevano, con il loro comportamento diverso, avere un impatto sulla
società circostante.
Un po’ come fatto con le precedenti categorie, mogli e mariti, padri e
figli, Paolo non invitò i servi a ribellarsi o a pretendere un trattamento
migliore ma li
invitò a fare bene la loro parte come se servissero Dio stesso, in modo da
essere dei servi irreprensibili.
Ma Paolo si spinse oltre e tirò ancora una volta in ballo
la mutua responsabilità.
Infatti, all’epoca poteva suonare davvero
rivoluzionario il messaggio che
Paolo rivolse ai padroni; in una
società dove i padroni potevano fare quasi ciò che volevano con i propri
servi, i
padroni credenti avrebbero potuto fare la differenza comportandosi in
maniera diversa e trattando il proprio servo riconoscendogli la giusta
dignità di essere umano.
Il padrone credente sapeva infatti che anche lui
doveva rispondere ad un padrone,
al Creatore dei cieli e della terra,
verso il quale ogni uomo deve rendere conto del proprio comportamento.
Ma soprattutto in questo verso Paolo
sottolinea il fatto che ogni uomo, servo o libero che sia, ha il medesimo
valore davanti a Dio perché Egli non
fa favoritismi.
Ricchi o poveri, donne o uomini, servi o liberi, giudei o stranieri,
ogni essere umano ha il medesimo
valore per il nostro creatore.
Nella nostra società la
condizione di schiavitù è inaccettabile, tuttavia dobbiamo riconoscere che
esistono diversi ceti sociali e i
rapporti tra classi sociali diverse sono piuttosto controversi anche oggi.
Per questo motivo, questi versi e questi principi hanno grande valore anche
per noi in quanto ci ricordano che,
qualunque sia il nostro stato sociale, abbiamo delle responsabilità verso
Dio e verso i nostri simili.
Che tu sia servo oppure padrone, tieni presente che il
tuo riferimento, come credente, deve sempre essere Gesù Cristo il quale,
pur essendo nostro Signore, si è
anche fatto nostro servo.
Qualunque sia la tua condizione, rispettando questi principi e ricordandoti
che tutti rispondiamo al medesimo Dio che
non fa nessun favoritismo,
possiamo essere protagonista ancora oggi di una rivoluzione silenziosa ma
efficace.
Nella nostra cultura la schiavitù è
un concetto “superato”, ma il lavoro subordinato, è assimilabile (per
concetto generico) alla condizione di un servo, pertanto possiamo trarre
buone direttive leggendo questo passo con la chiave “giusta”, ovvero
riconoscere davanti a noi
l’esempio del Signore…
Alla luce quindi degli esempi spirituali possiamo vedere come anche nei
rapporti lavorativi stessi possiamo
camminare in modo degno della vocazione alla quale siamo stati chiamati in
quanto figli della Sapienza.
L’esortazione alla sottomissione è in questo caso rivolta ai servi e il
riferimento al quale essi devono
guardare è Gesù Cristo quale Servo
di Dio Padre.
Per un “servo”, l’esempio di un rapporto sano con il proprio padrone è
Cristo,
non la cultura che la circonda, non le tendenze “occidentali” o “orientali”,
non le mode, non le campagne sindacali, non i vani pensieri di questo mondo
ribelle e lontano dalla saggezza che viene da Dio!
…con timore e tremore…
È una espressione che descrive nitidamente
la condizione dell'animo di colui
che compie il suo dovere con tutta la cura possibile.
Paolo,
servo di Dio, sentiva questo “peso”:
Io sono stato presso di voi
con debolezza, con timore e con gran
tremore; la mia parola e la mia predicazione non consistettero in
discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di
potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma
sulla potenza di Dio.
(1 Corinzi 2:3-5)
Ed invitava gli stessi fratelli a condursi in questo modo:
Così, miei cari,
voi che foste sempre ubbidienti, non solo come quand'ero presente, ma molto
più adesso che sono assente,
adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore;
infatti è Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno
benevolo.
Fate ogni cosa senza mormorii e senza dispute, perché siate irreprensibili e
integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e
perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo, tenendo alta la
parola di vita,
in modo che nel giorno di Cristo io possa vantarmi di non aver corso invano,
né invano faticato. (Filippesi
2:12-16)
…nella semplicità del vostro cuore…
La
semplicità del cuore è
l'opposto della “doppiezza d'animo, di cuore”, propria di colui che fa e
dice, come lo schiavo cristiano doveva sentirsi spinto a fare e a dire.
…come a Cristo…
Ovvero ubbidite ai vostri padroni secondo la carne,
con lo stesso spirito con il quale
servireste Cristo.
…non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi
di Cristo.
Fate la volontà di Dio di buon animo, servendo con benevolenza, come se
serviste il Signore e non gli uomini; sapendo che ognuno, quando abbia fatto
qualche bene, ne riceverà la ricompensa dal Signore, servo o libero che sia.
Questa esortazione è più completa nell’esortazione gemella fatta nella
lettera ai colossesi:
Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne; non
servendoli soltanto quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con
semplicità di cuore, temendo il Signore.
Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per
gli uomini, sapendo che dal Signore
riceverete per ricompensa l'eredità.
Servite Cristo, il Signore!
Infatti chi agisce ingiustamente riceverà la retribuzione del torto che avrà
fatto, senza che vi siano favoritismi.
(Colossesi 3:22-25)
Paolo sta qui esortando i servi a condursi nel loro servizio guardando
“l’invisibile”, un buon servizio, avrà da Dio una ricompensa, al
di là di ogni occhio umano,
sapendo che ognuno, quando abbia fatto qualche bene, ne riceverà la
ricompensa dal Signore, servo o libero che sia!
…Voi, padroni, agite allo stesso modo verso di loro astenendovi dalle
minacce, sapendo che il Signore vostro e loro è nel cielo e che presso di
lui non c'è favoritismo.
Il padrone è sicuramente “tentato” di sopraffare il servo,
anche come cristiani, nella nostra “carnalità” (immaturità spirituale),
possiamo sentirci di poter agire con superiorità verso altri (magari a noi
subordinati).
Questa superiorità porta a fare “pesare” sull’altro la nostra presunta o
reale “autorità” con le
minacce, ma questo è un
abuso di potere, il “minacciare”
è stata sempre l'arma del padrone di schiavi.
E qui l’apostolo non esorta a “limitare questo modo di agire”, dice di
astenersi dal praticare questi veri
e propri soprusi,
sapendo che il Signore vostro e loro
è nel cielo e che presso di lui non c'è favoritismo.
***
CONCLUSIONE
Tra le tante figure spirituali di
Gesù Cristo, abbiamo quella della
Sapienza, come descritta nel
libro dei Proverbi:
Il SIGNORE mi ebbe con sé al principio dei suoi atti, prima di fare alcuna
delle sue opere più antiche.
Fui stabilita fin dall'eternità, dal principio, prima che la terra fosse.
Fui generata quando non c'erano ancora abissi, quando ancora non c'erano
sorgenti rigurgitanti d'acqua.
Fui generata prima che i monti fossero fondati, prima che esistessero le
colline, quand'egli ancora non aveva fatto né la terra né i campi né le
prime zolle della terra coltivabile.
Quand'egli disponeva i cieli io ero là; quando tracciava un circolo sulla
superficie dell'abisso, quando condensava le nuvole in alto, quando
rafforzava le fonti dell'abisso,
quando assegnava al mare il suo limite perché le acque non oltrepassassero
il loro confine, quando poneva le fondamenta della terra, io ero presso di
lui come un artefice; ero sempre esuberante di gioia giorno dopo giorno, mi
rallegravo in ogni tempo in sua presenza; mi rallegravo nella parte
abitabile della sua terra, trovavo la mia gioia tra i figli degli uomini.
Ora, figlioli, ascoltatemi; beati quelli che osservano le mie vie!
Ascoltate l'istruzione, siate saggi, e non la rifiutate!
Beato l'uomo che mi ascolta, che veglia ogni giorno alle mie porte, che
vigila alla soglia della mia
casa!
Chi mi trova infatti trova la vita e ottiene il favore del SIGNORE.
Ma chi pecca contro di me, fa torto a se stesso; tutti quelli che mi odiano,
amano la morte.
(Proverbi 8:22-36)
Essendo la Chiesa il Corpo di Cristo, Essa è chiamata a camminare in questa
Sapienza,
come individui che compongono il Corpo di Cristo, siamo pertanto chiamati
a camminare in modo degno della
vocazione che ci è stata rivolta,
camminando da saggi e non da stolti
(cfr Efesini 5:15), non perché
camminando così saremo Corpo di Cristo, ma proprio perché lo siamo!
E siamo chiamati a prendere con
urgenza coscienza di questo,
ricuperando il tempo perché i giorni
sono malvagi,
non agendo con leggerezza ma cercando
di ben capire quale sia la volontà del Signore!
Per fare questo dobbiamo però essere “lucidi
fisicamente e spiritualmente”; fisicamente trattando il nostro corpo in
modo da restare sobrio, spiritualmente
essendo ripieni di Spirito Santo.
E questa Sapienza
non è una cosa “astratta”, si
realizza proprio nei rapporti più semplici; nei rapporti familiari tra
moglie e marito e tra genitori e figli e (come era consuetudine ai tempi
dell’apostolo) tra padroni e servi.
Il comune denominatore tra tutte queste “categorie” di persone è lo sguardo
rivolto al Signore quale Sposa, Sposo, Figlio, Padre, Padrone e Servo,
senza lasciarsi influenzare
dalla cultura che ci circonda che sicuramente deriva da una visione distorta
delle cose come ottenebrata è l’intelligenza di
un mondo che ha rigettato la
Sapienza:
Voi come potete dire: 'Noi siamo saggi e la legge del SIGNORE è con noi!'?
Sì, certo, ma la penna bugiarda degli scribi ha mentito.
I saggi saranno confusi, saranno costernati, saranno presi; ecco, hanno
rigettato la parola del SIGNORE; quale saggezza possono avere?
(Geremia 8:8-9)