Il cristiano e i suoi rapporti con la Chiesa

(seconda parte)

 

Abbiamo potuto vedere, nella prima parte della meditazione, come il cristiano deve rapportarsi con Dio.

Come Dio, nella sua Persona completa compie un’opera meravigliosa nel cuore del cristiano.

Come il figlio di Dio, per mezzo della preghiera si rapporta con Dio in umiltà e sottomissione, mettendo prima di ogni cosa il regno di Dio e la Sua giustizia.

Tutto questo avrà degli inevitabili riflessi sulla nostra vita, sui nostri rapporti con i fratelli, nelle nostre famiglie e con il mondo, Gesù infatti disse:

Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini.

Voi siete la luce del mondo.

Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa.

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. (Matteo 5:13-16)

 

Gli effetti della nuova vita in Cristo, si vedono nei rapporti che il figlio di Dio ha anche nei confronti della Chiesa, della famiglia di Dio.

Giovanni ci dice espressamente che:

Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l'ha fatto conoscere. (Giovanni 1:18)

 

Per questo siamo esortati a imitare Cristo, con tutte le limitazioni che abbiamo ma con il vivo desiderio di assomigliare a Lui, per tendere così alla perfezione che Dio vuole per noi e che Egli stesso compirà e completerà a suo tempo:

Paolo scriveva:

Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo. (1 Corinzi 1:11)

Siate dunque imitatori di Dio, perché siete figli da lui amati; (Efesini 5:1)

L’opera che Dio ha compiuto per noi, ci ha trasformati completamente e deve necessariamente trasformare i nostri rapporti con il prossimo coerentemente a quanto ricevuto.

 

Vero è che l’Opera compiuta dal Padre, ovvero:

            - la benedizione unilaterale ed incondizionata secondo il Suo disegno benevolo;

            - la elezione secondo il Suo disegno benevolo;

            - la predestinazione ad essere adottati secondo il Suo disegno benevolo;

            - la grazia offerta secondo il Suo disegno benevolo.

Sono opere compiute dalla Volontà di Dio e nessun uomo potrà mai “imitare” in quanto non è nelle sue capacità il concepire, pensare, compiere, amare e praticare un simile disegno.

 

Vero è che l’Opera compiuta dal Figlio, ovvero:

            - redenzione (acquisto, pagamento del riscatto)

            - remissione dei peccati (pagamento dei debiti)

            - la conoscenza di Dio (ci ha illuminati)

            - l’eredità (la partecipazione alle ricchezze di Dio)

Sono opere compiute dalla persona di Cristo, l’Agnello perfetto che Dio stesso si è procurato e nessun uomo potrà mai “imitare” in quanto essere imperfetto.

 

Vero è che l’Opera compiuta dallo Spirito Santo, ovvero:

            - il “sigillare” la nostra vita (marchiare come proprietà)

E’ un opera compiuta da Dio e nessun uomo potrà mai “imitare” in quanto “deruberebbe” di fatto il suo Dio.

 

Ma è altresì vero che siamo chiamati ad imitare Dio

 

Nell’amore:

Paolo scrive agli efesini:

Siate dunque imitatori di Dio, perché siete figli da lui amati; e camminate nell'amore come anche Cristo vi ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave. (Efesini 5:1-2)

Giovanni scrive anch’egli:

Da questo sappiamo che l'abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti.

Chi dice: «Io l'ho conosciuto», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente completo.

Da questo conosciamo che siamo in lui: chi dice di rimanere in lui, deve camminare com'egli camminò. (1 Giovanni 2:3-6)

 

Gesù stesso disse:

Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri.

Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. (Giovanni 13:34)

 

Ed in questo amore di Gesù Cristo, è contemplato anche quell’atto di remissione dei peccati di cui abbiamo letto nella prima parte, e ne comprendiamo qui il significato pratico:

Il termine “remissione” significa “pagamento del debito”, quindi Dio ha pagato il nostro debito causato dal nostro stato di peccato.

Per meglio comprendere quest’opera possiamo ricordare cosa prevedeva l’anno di remissione nella Legge:

Alla fine di ogni settennio celebrerete l'anno di remissione.

Ecco la regola di questa remissione: ogni creditore sospenderà il suo diritto relativo al prestito fatto al suo prossimo; non esigerà il pagamento dal suo prossimo o dal fratello, quando si sarà proclamato l'anno di remissione in onore del SIGNORE.  

Potrai esigerlo dallo straniero, ma sospenderai il tuo diritto su ciò che tuo fratello avrà di tuo.

Così, non vi sarà nessun povero in mezzo a voi, poiché il SIGNORE senza dubbio ti benedirà nel paese che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà in eredità, perché tu lo possegga.  

Soltanto, ubbidisci diligentemente alla voce del SIGNORE tuo Dio, avendo cura di mettere in pratica tutti questi comandamenti, che oggi ti do.

Il SIGNORE tuo Dio ti benedirà, come ti ha promesso; tu farai dei prestiti a molte nazioni e non prenderai nulla in prestito; dominerai su molte nazioni ed esse non domineranno su di te.

Se ci sarà in mezzo a voi in una delle città del paese che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà, un fratello bisognoso, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso; anzi gli aprirai largamente la mano e gli presterai tutto ciò che gli serve per la necessità in cui si trova.

Guàrdati dall'accogliere nel tuo cuore un cattivo pensiero che ti faccia dire: «Il settimo anno, l'anno di remissione, è vicino!», e ti spinga ad essere spietato verso il tuo fratello bisognoso, così che non gli darai nulla; poiché egli griderebbe al SIGNORE contro di te, e un peccato sarebbe su di te.  

Dagli generosamente; e quando gli darai, non te ne dolga il cuore; perché, a motivo di questo, il SIGNORE, il tuo Dio, ti benedirà in ogni opera tua e in ogni cosa a cui porrai mano.

Poiché i bisognosi non mancheranno mai nel paese; perciò io ti do questo comandamento e ti dico: apri generosamente la tua mano al fratello povero e bisognoso che è nel tuo paese. (Deuteronomio 15:1-11)

 

Gesù Cristo ha affrancato il debito del nostro peccato, per questo ci rinnova, sotto una veste nuova e completa questo comandamento.

Alla luce di questa rivelazione possiamo meglio comprendere la parabola di Gesù:

Perciò il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi.

Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti. 

E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato.  

Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: "Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto".

Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito.  

Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: "Paga quello che devi!"

Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me, e ti pagherò".

Ma l'altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito.

I suoi conservi, veduto il fatto, ne furono molto rattristati e andarono a riferire al loro signore tutto l'accaduto.

Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti; non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?"  

E il suo signore, adirato, lo diede in mano degli aguzzini fino a quando non avesse pagato tutto quello che gli doveva.

Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello». (Matteo 18:23-35)

 

Paolo scriverà così agli efesini:

Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria!

Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo. (Efesini 4:31-32)

 

Nella condotta e nel cammino di vita quotidiana:

Paolo esortava così:

Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo. (1 Corinzi 11:1)

Siate dunque imitatori di Dio, perché siete figli da lui amati; e camminate nell'amore come anche Cristo vi ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave. (Efesini 5:1)

Riprendiamo ancora Giovanni che scrive anch’egli:

Da questo sappiamo che l'abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti.

Chi dice: «Io l'ho conosciuto», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente completo.

Da questo conosciamo che siamo in lui: chi dice di rimanere in lui, deve camminare com'egli camminò. (1 Giovanni 2:3-6)

Ed in tutta la dottrina di santificazione che potremo analizzare in seguito.

 

Il cristiano e i suoi rapporti con la Chiesa

 

Che cos’è la Chiesa?

Per capire che cos’è la Chiesa, occorre forse fare prima un po’ di pulizia su concetti che dobbiamo assolutamente toglierci dalla mente:

- La Chiesa non è un club religioso che parla di teologia in salotto..

- La Chiesa non è una istituzione umana o una organizzazione.

- La Chiesa non è un gruppo che combatte contro la società o le ingiustizie.

- La Chiesa non è un edificio.

Tante persone (ed ahimè tanti cristiani), sono annoiati nelle Chiese perché non si ritengono parte della comunità locale (o in alcuni casi sono “estromessi” dalla stessa comunità che ha visioni distorte in merito all’essere chiesa).

L’amore per la Chiesa locale non è una opzione, è una fondamentale conseguenza dell’appartenenza alla Chiesa universale.

Il modello di riferimento è la Chiesa primitiva, non priva di problemi, ma comunque in comunione, con lo scopo di conquistare le anime a Cristo:

Così la chiesa, per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria, aveva pace, ed era edificata; e, camminando nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, cresceva costantemente di numero. (Atti 9:31)

 

I nostri fratelli realizzavano:

- la pace;

- l’edificazione reciproca mediante l’esercizio dei doni spirituali per l’utile comune;

- il camminare nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo;

- la crescita costante di numero.

Davide scriveva così:

Quanto ai santi che sono sulla terra, essi sono la gente onorata in cui ripongo tutto il mio affetto. (Salmo 16:3)

Se tutto ciò non si realizza, di chi è la colpa?

La colpa è di tutti noi che forse non amiamo la Chiesa locale o forse non abbiamo compreso correttamente cosa si intende per “Assemblea”.

 

Perché amare la Chiesa locale?

- Perché è il corpo di Cristo:

Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti.

(Efesini 1:22-23)

 

Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; è lui il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato. (Colossesi 1:18)

- Perché Cristo ha dato se stesso per la Chiesa e la purifica e la conserva per farla comparire davanti a se irreprensibile.

           

Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola con l'acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile  (Efesini 5:25-27)

 

L’individualismo e l’isolamento spirituale sono pericolosi

e non conformi al pensiero biblico.

La salvezza è personale, ma la Chiesa è collettiva ed un corpo.

Il credente solitario per scelta

non rientra nel pensiero biblico del Nuovo Testamento.

La Chiesa è un organismo vivente edificato da Cristo stesso mediante l’opera dello Spirito Santo, ed è una comunità di credenti.

 

La  parola “ecclesia” (chiesa). significa l’assemblea di quelli che sono stati chiamati fuori dal mondo per servire Dio (nella versione dei settanta, chiama il popolo di Israele la ecclesia del deserto).

 

La Chiesa è proprietà del Signore:

…su questa pietra edificherò la mia chiesa(Matteo 16:18)

 

Cristo è il fondamento della Chiesa (la pietra angolare, la prima pietra, la roccia dei secoli)

Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare,  sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. (Efesini 2:20-21)

 

Dio è l’architetto e costruttore.

Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava.

Per fede soggiornò nella terra promessa come in terra straniera, abitando in tende, come Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, perché aspettava la città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio. (Ebrei 11:8-10)

 

La Chiesa universale (invisibile al mondo) si manifesta al mondo mediante la testimonianze delle chiese locali (visibili al mondo).  

Se  vogliamo essere parte della Chiesa Universale dobbiamo fare parte della Chiesa locale:

Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le proprietà e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.

E ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.

Il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che venivano salvati.

(Atti 2:44-47)

 

L’avere ogni cosa in comune (riferito ai beni spirituali) è un esempio anche dell’avere ogni bene spirituale in comune e così dovremo anche leggere quanto espresso qualche capitolo più avanti del libro degli atti:

La moltitudine di quelli che avevano creduto era d'un sol cuore e di un'anima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva ma tutto era in comune tra di loro. (Atti 4:32)

 

Dio, per mezzo dello Spirito Santo ha dato alla Chiesa i doni spirituali per l’utile comune e per l’edificazione del corpo:

Circa i doni spirituali, fratelli, non voglio che siate nell'ignoranza.

Voi sapete che quando eravate pagani eravate trascinati dietro agli idoli muti secondo come vi si conduceva.

Perciò vi faccio sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: «Gesù è anatema!» e nessuno può dire: «Gesù è il Signore!» se non per lo Spirito Santo.

Ora vi è diversità di doni, ma vi è un medesimo Spirito.

Vi è diversità di ministeri, ma non v'è che un medesimo Signore.

Vi è varietà di operazioni, ma non vi è che un medesimo Dio, il quale opera tutte le cose in tutti.

Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune.

Infatti, a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigione, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l'interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell'unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole. Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo.

Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito.

Infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra.

Se il piede dicesse: «Siccome io non sono mano, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo.

Se l'orecchio dicesse: «Siccome io non sono occhio, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo.

Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l'udito?

Se tutto fosse udito, dove sarebbe l'odorato?

Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto.

Se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo

(1 Corinzi 12:1-19)

 

È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di Cristo, fino a che tutti giungiamo all'unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all'altezza della statura perfetta di Cristo; affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore; ma, seguendo la verità nell'amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo.

Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l'aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare se stesso nell'amore.

(Efesini 4:11-16)

 

Pertanto la Chiesa è:                 

- L’Edificio spirituale, la Casa di Dio, costituito dalle tante pietre viventi che la costituiscono.

- La Casa dove il credente trova riposo, pace, dove essere oggetto della cura e curare  gli altri.

- La Dimora di Dio ( non più il Tabernacolo o il tempio ) dove il Signore ci assicura la Sua presenza ( cfr Matteo 18:20 ).

 

Attualmente l’edificio è in costruzione e sarà ultimato alla venuta del Signore, pertanto il credente oggi si deve prestare per la costruzione dello stesso.

La chiesa locale non è infallibile e non passibile di critiche, ma queste non devono essere la scusa per non adoperarsi nel servizio comune.

La Chiesa è il tempio di Dio, dove si offrono i sacrifici spirituali, dove si adora Dio in comunione con gli altri.

 

Attenzione: se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui. (cfr 1 Corinzi 3:17)

La Chiesa può essere guastata dalle divisioni dettate da motivi impuri, dalla immoralità, dalla tiepidezza ecc… …e possono essere rimosse ( vedi Chiese dell’Apocalisse ).

 

La Chiesa è il nuovo popolo di Dio, la famiglia di Dio, i concittadini dei santi.

Il Corpo di Cristo è indivisibile, è una unità completa, è una unità nella diversità, è una unità in crescita.

 

La Chiesa che Dio vuole e il modello al quale dobbiamo tendere è:

- Una Chiesa che prega, loda e adora il Suo Signore e ubbidisce alla Sua Parola.

- Una Chiesa ordinata secondo la Parola.

- Una Chiesa impegnata dove tutti i membri servono per l’utile comune secondo i doni ricevuti.

- Una Chiesa che persevera nella comunione fraterna.

- Una Chiesa che evangelizza ed ha una visione missionaria (non dimissionaria!).

- Una Chiesa matura che fa discepoli e cresce nella qualità e nella quantità

- Una Chiesa che predica la Parola di Dio con fedeltà.

 

La chiesa riunita insieme per l’adorazione e la celebrazione del culto, deve rispecchiare la sua vocazione di corpo spirituale.

Purtroppo, la tradizione religiosa ci ha mal abituato a riunioni monopolizzate e condotte da un preposto ad officiare la funzione.

Questa “tradizione” e cattiva abitudine, ha prodotto un sempre più progressivo “delegare” le proprie responsabilità spirituali ad una figura che svolga per noi un servizio di mediatore con Dio.

Accettando di essere “tutelati” da una terza persona, non ci rendiamo conto del grande rischio che corriamo e della responsabilità che si assume il nostro “delegato”.

Ricordiamoci che fu un “cane spirituale” come il mago Simone che chiese agli apostoli di “pregare loro per lui”:         

Pregate voi il Signore per me affinché nulla di ciò che avete detto mi accada. (Atti 8:24)

 

Questo non vuole dire che non dobbiamo pregare gli uni per gli altri, ma che dobbiamo pregare gli uni per gli altri (reciprocamente):

Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia. (Giacomo 5:16)

Il momento del culto, è il momento dove tutta la Chiesa è riunita nella adorazione a Dio e tutta la Chiesa esprime la lode per quello che Egli è e fa per noi.

Dio si adora in spirito e verità, con la mente e con il cuore , attraverso il canto, la lode, i doni materiali, e l’offerta della nostra vita.

Paolo, parlando ai corinzi circa i doni spirituali ed in particolare il dono delle lingue (anche se non è questo l’oggetto del tema odierno) scriveva:

Dunque, fratelli, se io venissi a voi parlando in altre lingue, che vi servirebbe se la mia parola non vi recasse qualche rivelazione, o qualche conoscenza, o qualche profezia, o qualche insegnamento? (1 Corinzi 14:6)

 

Ovvero parafrasando liberamente: in che cosa vi sarei utile se la mia presenza non vi recasse qualche motivo di edificazione?

Paolo continuando il discorso dirà:

Che dunque, fratelli? Quando vi riunite, avendo ciascuno di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua, o un'interpretazione, si faccia ogni cosa per l'edificazione.(1 Corinzi 14:26)

Attenzione ciascuno di voi!

Questo non vuole dire che tutti devono fare la stessa cosa, anzi… ..ciascuno deve dare quello che ha ricevuto da Dio:

Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune.

Infatti, a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigione, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l'interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell'unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole. (1 Corinzi 12:7-11)

 

Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.

E Dio ha posto nella chiesa in primo luogo degli apostoli, in secondo luogo dei profeti, in terzo luogo dei dottori, poi miracoli, poi doni di guarigioni, assistenze, doni di governo, diversità di lingue.

Sono forse tutti apostoli? Sono forse tutti profeti? Sono forse tutti dottori?

Fanno tutti dei miracoli? Tutti hanno forse i doni di guarigioni? Parlano tutti in altre lingue? Interpretano tutti?

Voi, però, desiderate ardentemente i doni maggiori! (1 Corinzi 12:27-31)

 

Ma ogni membro della chiesa ha responsabilità personali ed indelegabili nella edificazione della stessa!

Paolo chiuderà il suo discorso sulla edificazione comune con un passo degno di nota:

Se qualcuno pensa di essere profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore.

E se qualcuno lo vuole ignorare, lo ignori. (1 Corinzi 14:37-38)

 

Inoltre possiamo constatare come (lo stesso apostolo Paolo (l’apostolo dei gentili), vivesse la Chiesa non solo come un posto dove era tenuto solo “a dare”, ma aveva anche aspettative di “ricevere”:

Infatti desidero vivamente vedervi per comunicarvi qualche dono, affinché siate fortificati; o meglio, perché quando sarò tra di voi ci confortiamo a vicenda mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io. (Romani 1:11-12)

 

Francamente questi insegnamenti stridono parecchio con le chiese dove il ministerio è tutto in mano a pochi se non addirittura ad uno solo!

Dove il riunirsi consiste nell’assistere ad una funzione religiosa condotta unilateralmente e dove l’incoraggiamento, la lode, l’insegnamento, la consolazione sono sempre a senso unico!

 

***

Dio vuole che nella Chiesa ci siano delle buone relazioni interpersonali che portino alla coesione del corpo spirituale, questa è la comunione fraterna.

L’unità che vuole il Signore non è una relazione finta e sforzata, ma è quella creata dallo Spirito Santo quale risultato dal nostro singolo attaccamento al Signore.

Se non esiste una reale comunione fraterna, risulterà inutile la evangelizzazione o qualsiasi altra attività.

Dobbiamo imparare ad amare le persone che Dio mette intorno  a noi.

I singoli mattoni non formano una casa se non vengono cementati insieme, i singoli arti di un corpo non formano un corpo se non sono uniti, delle persone non formano una famiglia se non vivono insieme.

I singoli credenti non formano una Chiesa se non vivono la comunione fraterna.

 

Paolo scriveva così:

Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione.

V'è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti. (Efesini 4:4-6)

Dobbiamo realizzare veramente che siano un solo corpo, un solo Spirito, una unica speranza, una sola fede (la Parola di Dio), un solo battesimo (dello Spirito Santo manifestato con il battesimo in acqua), un solo Signore (Gesù Cristo), un solo Dio.

Cosa rovina la comunione fraterna?

-                      orgoglio

-                      individualismo e spirito di indipendenza

-                      gelosia

-                      invidia

-                      maldicenza e pettegolezzi

-                      mormorii

 

Cosa rafforza la comunione fraterna?

-                      lavoro comune

-                      preghiera comune

-                      sottomissione reciproca

-                      lotta comune per il vangelo

-                      vivere il più possibile insieme

 

Perché essere assidui agli incontri:

-                      è un comandamento del Signore

-                      il Signore è presente

-                      incontrare i fratelli in fede

-                      stabilire le giuste priorità nella nostra vita (autodisciplina)

-                      essere di incoraggiamento reciproco

 

Una chiesa che vive secondo questi insegnamenti è una Chiesa che tende alla maturità.

I più maturi nella fede devono aiutare i più giovani a crescere in modo di far crescere in modo armonioso ogni singolo membro della Chiesa locale.

Non è normale rimanere bambini per tutta la vita, Dio vuole una crescita!

La Chiesa non deve essere un “asilo permanente” per le stesse persone!

L’infanzia e l’immaturità sono una fase della vita e come tale va vissuta.

L’essere immaturi, non è per forza uno stato negativo di per sé, ma se non si cresce e non si matura mai… …occorre preoccuparsi.

Salomone scriveva:

La follia è legata al cuore del bambino, ma la verga della correzione l'allontanerà da lui.

(Proverbi 22:15)

L’essere “folle” è normale per il bambino… non per la persona matura!

Al bambino sono consentite tante cose… la sua intemperanza, incostanza, i suoi capricci… sono tollerate, ma devono essere corrette in modo che crescendo abbandoni certi atteggiamenti e diventi responsabile.

Paolo, scrivendo ai corinzi, esortandoli ad abbandonare la loro carnalità ed immaturità scrive così anche di se stesso:

Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino.    (1 Corinzi 3:11)

 

E li riprende per la loro immaturità, definendola “carnalità”:

Fratelli, io non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a bambini in Cristo.

Vi ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate capaci di sopportarlo; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora carnali. Infatti, dato che ci sono tra di voi gelosie e contese, non siete forse carnali e non vi comportate secondo la natura umana? Quando uno dice: «Io sono di Paolo»; e un altro: «Io sono d'Apollo»; non siete forse uomini carnali?  (1 Corinzi 3:1-4)

La carnalità dei corinzi si manifestava:

- nell’avere divisioni tra loro (cfr 1 Corinzi 1:10-14)

- nel fare sfoggio di sapienza umana (cfr 1 Corinzi 1:17 / 2:16)

- nell’inorgoglirsi e voler apparire (cfr 1 Corinzi 4:6-21)

- nel tollerare l’immoralità (cfr 1 Corinzi 5:1-13)

- nell’essere litigiosi (cfr 1 Corinzi 6:1-9)

- nel sottovalutare la dissolutezza (cfr 1 Corinzi 6:9-20)

Tutte queste cose sono “la follia legata al cuore del bambino, ma devono essere corrette dalla verga.

 

Possiamo quindi anche dire che “l’essere carnale” è uno stato normale e fisiologico in una certa fase della nostra vita cristiana, ma che va corretto (fin dalla tenera età), con la crescita.

Gesù stesso non pretendeva chissà quale maturità dai discepoli nella loro fase “pre-infantile”, quando discutevano fra chi di loro fosse “il maggiore”; li ammaestrò ma non li rimproverò severamente:

Fra di loro nacque anche una contesa: chi di essi fosse considerato il più grande.

Ma egli disse loro: «I re delle nazioni le signoreggiano, e quelli che le sottomettono al loro dominio sono chiamati benefattori.

Ma per voi non dev'essere così; anzi il più grande tra di voi sia come il più piccolo, e chi governa come colui che serve.

Perché, chi è più grande, colui che è a tavola oppure colui che serve?

Non è forse colui che è a tavola?  Ma io sono in mezzo a voi come colui che serve.

(Luca 22:24-27)

 

Ma l’apostolo Paolo, nella sua maturità descriverà come una lotta interiore tra l’uomo spirituale e l’uomo carnale, odiando questo corpo di morte e non vedendo l’ora di esserne completamente liberato:

Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l'uomo interiore, ma vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra. Me infelice!

Chi mi libererà da questo corpo di morte?

Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.

(Romani 7:22-25)

 

Questa lotta è la correzione che fa parte della crescita sana, l’autore della lettera agli ebrei scrive infatti:

Sopportate queste cose per la vostra correzione.

Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga?

Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli.

Inoltre abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo forse molto di più al Padre degli spiriti per avere la vita? Essi infatti ci correggevano per pochi giorni come sembrava loro opportuno; ma egli lo fa per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità.

È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recare gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa. (Ebrei 12:7-11)

 

Paolo scriveva così ai romani:

Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale per ubbidire alle sue concupiscenze; e non prestate le vostre membra al peccato, come strumenti d'iniquità; ma presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio; infatti il peccato non avrà più potere su di voi; perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia….

…Parlo alla maniera degli uomini, a causa della debolezza della vostra carne; poiché, come già prestaste le vostre membra a servizio dell'impurità e dell'iniquità per commettere l'iniquità, così prestate ora le vostre membra a servizio della giustizia per la santificazione.

Perché quando eravate schiavi del peccato, eravate liberi riguardo alla giustizia. Quale frutto dunque avevate allora? Di queste cose ora vi vergognate, poiché la loro fine è la morte.

Ma ora, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna; perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. (tratto da Romani 6:12-23)

Lasciamoci quindi correggere dalla Parola di Dio, in modo da maturare

abbiamo presente un frutto acerbo?

E’ amaro, fa stridere i denti, è disgustoso, indigeribile… ma se rimane innestato nell’albero, subisce la calura del sole, soffre anche il caldo… le intemperie, ma si nutre della linfa vitale e quando verrà colto… che soddisfazione!

Paolo scriveva così ai galati:

Io dico: camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne. (segno di immaturità)

Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non potete fare quello che vorreste.  

Ma se siete guidati dallo Spirito, non siete sotto la legge.

Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose; circa le quali, come vi ho già detto, vi preavviso: chi fa tali cose non erediterà il regno di Dio.

 (confronta con la carnalità dei corinzi)

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo; contro queste cose non c'è legge.

Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri.

Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche guidati dallo Spirito.

Non siamo vanagloriosi, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri. (Galati 5:16-26)

E avvertiva così i colossesi:

Dico questo affinché nessuno vi inganni con parole seducenti; perché, sebbene sia assente di persona, sono però con voi spiritualmente, e mi rallegro vedendo il vostro ordine e la fermezza della vostra fede in Cristo.

Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede, come vi è stata insegnata, abbondate nel ringraziamento. (Colossesi 2:4-7)

 

Gianni Marinuzzi