L'esempio di Ezechia

 

 

Paolo scrivendo al suo discepolo Timoteo insisteva così, relativamente alla conoscenza della Scrittura (a quei tempi vi era solo l’Antico Testamento):

…persevera nelle cose che hai imparate e di cui hai acquistato la certezza, sapendo da chi le hai imparate, e che fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Dio Dio.

Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. (1 Timoteo 3:14-17)

 

E scrivendo ai romani ce ne conferma la attuale validità ed utilità:

tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza. (Romani 15:4)

 

Possiamo quindi considerare tutto quanto scritto nella Scrittura che noi abbiamo nelle mani, compreso quello che è chiamato Antico Testamento, una vera risorsa, una miniera di perle preziose, una consolazione, una testimonianza di esempi utili al nostro perfezionamento, completamento circa la Speranza che aspettiamo con pazienza.

E quello che vogliamo esaminare oggi è un personaggio che ha dovuto affrontare almeno quattro momenti critici nella sua vita, che ci devono fare riflettere, il re giudeo Ezechia, il cui nome significa “Dio mi ha reso forte”.

 

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L’AMBIENTE DOVE E’ NATO E CRESCIUTO EZECHIA

2 Re 16; 2 Cronache 28

 

Ezechia è nato in un ambiente tutt’altro che buono, suo padre era il re Acaz, un pessimo re che in sedici anni di reggenza portò il popolo di Giuda alla totale idolatria, di lui sta scritto che non fece ciò che è giusto agli occhi del SIGNORE, suo Dio, si, suo Dio, in quanto la sua infedeltà non annullò la fedeltà di Dio…

…egli si comportò secondo l’esempio dei re di Israele, seguendo le pratiche abominevoli dei popoli cananei (cfr 2 Re 16:3), tra le quali la Scrittura ci dice:

- fece passare per il fuoco persino suo figlio (cfr 2 Re 16:3) (questa era una pratica abominevole usata tra i fenici in onore al dio Moloc e del dio Baal), considerando che Ezechia era il suo primogenito avuto in età adolescenziale, possiamo ipotizzare che effetto fece agli occhi del bimbo Ezechia vedere morire suo fratello in quel modo;

- offriva sacrifici ed incenso sugli alti luoghi, sulle colline, e sotto ogni albero verdeggiante (cfr 2 Re 16:4)

Anziché offrire sacrifici nel tempio in sacrificio a Dio, come previsto dalla Legge, egli preferiva adeguarsi alle forme sacrificali dei popoli cananei

 

Acaz subì duri avvertimenti da parte di Dio, sta scritto che:

- il SIGNORE, il suo Dio, lo diede nelle mani del re di Siria; i Siri lo sconfissero e gli presero un gran numero di prigionieri che deportarono a Damasco. (2 Cronache 28:5)

- fu anche dato in mano del re d'Israele, che gli inflisse una grande sconfitta.

Infatti Peca, figlio di Remalia, uccise in un giorno, in Giuda, centoventimila uomini, tutta gente valorosa, perché avevano abbandonato il SIGNORE, Dio dei loro padri.

Zicri, un prode di Efraim, uccise Maaseia, figlio del re, Azricam, maggiordomo del palazzo reale, ed Elcana, che teneva il secondo posto dopo il re.

I figli d'Israele condussero via dai loro fratelli duecentomila prigionieri, fra donne, figli e figlie; e ne ricavarono pure un grande bottino, che portarono a Samaria.  (2 Cronache 28:5-8)

 

Ma dobbiamo chiederci cosa spinse un re del popolo di Dio a seguire le pratiche abominevoli dei popoli cananei.

Sicuramente i popoli cananei a cui fa riferimento la Scrittura erano popoli che, dal punto di vista umano, suscitavano un fascino irresistibile, soprattutto agli occhi di un popolo votato all’agricoltura ed alla pastorizia come poteva essere il popolo di Israele e di Giuda…

…questi popoli, tra i quali spiccavano i fenici, erano popoli all’avanguardia per i tempi, grandi navigatori, mercanti, fabbri, artigiani nelle svariate arti del ferro e del legno.

Sicuramente la vista di questi popoli, portò il re Acaz a nutrire per loro una profonda ammirazione, e non solo per loro, anche per i loro dei che evidentemente avevano (secondo un logico ragionamento umano) dei poteri tali da portarlo a nutrire per loro stima e ammirazione, invidia e cupidigia.

Questa maggiore stima, cupidigia e invidia si manifestarono in seguito più chiaramente quando Acaz, dopo aver chiesto aiuto a Tiglat-Pileser, re degli Assiri, dichiarandosi suo figlio (cfr 2 Re 16:7, anziché consultare l’Eterno degli eserciti) per essere liberato dall’oppressione del popolo di Israele del nord e dai siriani (mostrando così la sua debolezza al nemico).

Dopo essere stato aiutato dal re d’Assiria che conquistò i siri ed uccise il loro re Resin (cfr 2 Re 16:9), andò a Damasco (capitale dell’Assiria) e vide l’altare pagano (evidentemente molto bello ed appariscente) ed inviò il sacerdote Uria per prenderlo come modello e costruirne uno identico per sostituire di fatto l’altare di bronzo prescritto da Dio, profanando così il tempio con la collaborazione totale del sacerdote Uria, che non si ribellò, né fece alcuna opposizione in nulla preferendo restare sottomesso ad un re che stava profanando il tempio di Dio piuttosto che a Dio stesso (cfr 2 Re 16:5-15).

Dobbiamo considerare come l’ammirazione porta alla imitazione, imitiamo ciò che ammiriamo!

 

Questo primo atto di profanazione del tempio dobbiamo leggerlo sulla base del significato che aveva l’altare di bronzo (o di rame):

Innanzi tutto l’altare di bronzo era stato voluto da Dio secondo un disegno ben preciso:

«Farai anche un altare di legno d'acacia, lungo cinque cubiti e largo cinque cubiti. L'altare sarà quadrato, e avrà tre cubiti di altezza.

Ai quattro angoli farai dei corni che spuntino dall'altare, e lo rivestirai di bronzo.

Farai pure i suoi vasi per raccogliere le ceneri, le sue palette, i suoi catini, i suoi forchettoni e i suoi bracieri; tutti i suoi utensili li farai di bronzo.

E gli farai una graticola di bronzo a forma di rete; sopra la rete, ai suoi quattro angoli, farai quattro anelli di bronzo.

Porrai la rete sotto la cornice dell'altare, nella parte inferiore, in modo che la rete raggiunga la metà dell'altezza dell'altare.

Farai anche delle stanghe per l'altare: delle stanghe di legno d'acacia, e le rivestirai di bronzo. Si faranno passare le stanghe negli anelli; le stanghe saranno ai due lati dell'altare, quando lo si dovrà portare. Lo farai di tavole, vuoto; dovrà essere fatto come ti è stato mostrato sul monte. (Esodo 27:1-8)

 

L’altare di rame era il primo arredo sacro che si incontrava entrando nel cortile del tempio ed era fondamentalmente il luogo per l’offerta dei sacrifici e per lo spargimento del sangue, l’unica cosa che “fa l’espiazione”:

senza spargimento di sangue, non c'è perdono. (Ebrei 9:22)

 

Questo altare, contestualizzato alla luce della rivelazione di Gesù Cristo, ci parla della persona di Gesù Cristo uomo che si è caricato del peccato di tutti gli uomini ed è stato offerto sulla croce quale vittima sostitutiva in favore dell’uomo peccatore.

Alla luce di questa nuova rivelazione possiamo quindi contestualizzare questo atto profanatorio come un atto che rimuove di fatto il sacrificio di Cristo così come voluto da Dio, e lo sostituisce con un rituale pagano, magari più affascinante, spettacolare, moderno, più comprensibile e più piacevole allo sguardo umano corrotto e condotto dal principe di questo mondo.

 

Il secondo atto di profanazione consistette nello spezzare i riquadri delle basi e nel rimuovere le conche di rame, il mare di bronzo da sopra i buoi di bronzo che servivano da sostegno, appoggiandoli sopra un pavimento di pietra (cfr 2 Re 16:17).

Il mare di bronzo con le sue basi e le dieci conche con le relative basi a corredo, furono realizzati per iniziativa di Salomone:

Poi fece il «Mare» di metallo fuso, che aveva dieci cubiti da un orlo all'altro; era di forma perfettamente rotonda, aveva cinque cubiti d'altezza, e una corda di trenta cubiti ne misurava la circonferenza.

Sotto l'orlo lo circondavano dei frutti di colloquintide, dieci per cubito, facendo tutto il giro del mare; i frutti di colloquintide, disposti in due ordini, erano stati fusi insieme con il mare.

Questo poggiava su dodici buoi, dei quali tre guardavano a settentrione, tre a occidente, tre a meridione, e tre a oriente; il mare stava su di essi, e le parti posteriori dei buoi erano volte verso il centro.

Esso aveva lo spessore di un palmo; il suo orlo, fatto come l'orlo di una coppa, aveva la forma di un fior di giglio; il mare conteneva duemila bati.

Fece pure le dieci basi di bronzo; ciascuna aveva quattro cubiti di lunghezza, quattro cubiti di larghezza e tre cubiti d'altezza.

Il lavoro delle basi consisteva in questo.

Erano formate di riquadri, tenuti assieme per mezzo di sostegni.

Sopra i riquadri, fra i sostegni, c'erano dei leoni, dei buoi e dei cherubini; lo stesso, sui sostegni superiori; ma sui sostegni inferiori, sotto i leoni e i buoi, c'erano delle ghirlande a festoni.

Ogni base aveva quattro ruote di bronzo con gli assi di bronzo; ai quattro angoli c'erano delle mensole, sotto il bacino; queste mensole erano di metallo fuso; di fronte a ciascuna stavano delle ghirlande.

Al coronamento della base, nell'interno, c'era un'apertura in cui si adattava il bacino; essa aveva un cubito d'altezza, era rotonda, della forma di una base di colonna, e aveva un cubito e mezzo di diametro; anche lì c'erano delle sculture; i riquadri erano quadrati e non circolari.

Le quattro ruote erano sotto i riquadri, gli assi delle ruote erano fissati alla base, e l'altezza d'ogni ruota era di un cubito e mezzo.  Le ruote erano fatte come quelle di un carro.

I loro assi, i loro quarti, i loro raggi, i loro mòzzi erano di metallo fuso.

Ai quattro angoli d'ogni base c'erano quattro mensole d'un medesimo pezzo con la base.

La parte superiore della base terminava con un cerchio di mezzo cubito d'altezza, e aveva i suoi sostegni e i suoi riquadri tutti d'un pezzo con la base.

Sulla parte liscia dei sostegni e sui riquadri Chiram scolpì dei cherubini, dei leoni e delle palme, secondo gli spazi liberi, e delle ghirlande tutto intorno.

Così fece le dieci basi; la fusione, la misura e la forma erano le stesse per tutte.

Poi fece le dieci conche di bronzo, ciascuna delle quali conteneva quaranta bati ed era di quattro cubiti; ogni conca posava sopra una delle dieci basi.

Egli collocò le basi così: cinque al lato destro della casa e cinque al lato sinistro.

Mise il mare al lato destro della casa, verso sud-est.

Chiram fece pure i vasi per le ceneri, le palette e le bacinelle. (1 Re 7:23-40)

 

Il re Acaz proseguì nella sua scellerata profanazione con un terzo atto di profanazione consistente nel fare rimuovere dal tempio (a causa del re d’Assiria), il portico del sabato (come segno di sottomissione alla sua autorità superiore) (cfr 2 Re 16:18).

La rimozione di tali arredi ed il loro abbandono sul pavimento stavano ad indicare il totale disprezzo per ciò che serviva per l’adorazione di Dio, l’Eterno degli eserciti, per avere la approvazione e la stima di un re pagano sottomesso a dei di corruzione, idoli muti, vani, come è vano tutto il loro apparire!

Notiamo ancora come l’ammirazione, oltre a portare alla imitazione, porta poi al disprezzo di ciò che non ammiriamo o non ammiriamo più,si finisce per disprezzare tutto ciò che non ammiriamo o non ammiriamo più!

 

Dalla lettura di 2 Cronache 28, possiamo ancora vedere come sta scritto che:

- fece perfino delle immagini di metallo fuso per i Baali (2 Cronache 28:2);

- bruciò dei profumi nella valle di Ben-Innom (2 Cronache 28:3)

- fece a pezzi gli utensili della casa di Dio e chiuse le porte della casa del Signore, si fece degli altari a ogni incrocio di Gerusalemme (2 Cronache 28:24-25)

 

Questi atti profanatori del re Acaz, contestualizzati ad oggi, ci parlano dello sguardo che una chiesa indebolita dall’infedeltà e dalla disubbidienza alla Parola di Dio, guarda con occhi bisognosi di appagamento e soddisfazione le “divinità del mondo”, anziché tornare a scoprire gli insegnamenti e sottomettersi a quanto insegna Il Re dei re ed il Signore dei signori e chiedere aiuto a Lui, si mette ad imitare le forme vuote ed inutili del paganesimo, portandolo in mezzo alla chiesa stessa, in quanto ritenuto più appariscente, più affascinante, più attraente, anziché vedere le cose con gli occhi di Dio che non bada a ciò che colpisce lo sguardo dell'uomo: l'uomo guarda all'apparenza, ma il SIGNORE guarda al cuore (1 Samuele 16:7),pensando così di imbonirsi il nemico, diventandone di fatto schiavo e profanando ciò che e Santo. 

 

Dopo sedici anni Acaz muore, dopo aver instaurato stabilmente l’idolatria nel paese di Giuda, e gli succede il figlio Ezechia.

Dal libro delle Cronache sappiamo che Acaz si addormentò con i suoi padri, e fu sepolto in città, a Gerusalemme, perché non lo vollero mettere nelle tombe dei re d'Israele.  (2 Cronache 28:27)

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L’INIZIO DEL REGNO DI EZECHIA 

LO ZELO INIZIALE – LA REAZIONE ALLA CRISI SPIRITUALE

2 Re 18:1-12; 2 Cronache 29-30-31

 

In questo desolante stato spirituale ha inizio il regno di questo giovane, che evidentemente ha visto la fine suo padre, di lui è detto che sua madre si chiamava Abi ed era figlia di Zaccaria (cfr 2 Re 18:2), questa annotazione ci deve fare riflettere... nonostante l’educazione scellerata di suo padre, possiamo supporre che l’insegnamento di sua madre o di suo nonno Zaccaria, abbia avuto un benefico effetto sulla crescita e maturazione spirituale di questo giovane re.

I suoi primi anni di regno sono effervescenti di atti di zelo spirituale URGENTE, in particolare sappiamo dal libro delle Cronache che:

Nel primo anno del suo regno, nel primo mese, riaprì le porte della casa del SIGNORE, e le restaurò.

Fece venire i sacerdoti e i Leviti, li radunò sulla piazza orientale, e disse loro: «Ascoltatemi, o Leviti!

Ora santificatevi, e santificate la casa del SIGNORE, Dio dei vostri padri, e portate fuori dal santuario ogni immondezza.

I nostri padri infatti sono stati infedeli e hanno fatto ciò che è male agli occhi del SIGNORE, nostro Dio, l'hanno abbandonato, hanno cessato di volger la faccia verso la casa del SIGNORE, e le hanno voltato le spalle.

Hanno chiuso le porte del portico, hanno spento le lampade, non hanno più bruciato profumi né offerto olocausti nel santuario del Dio d'Israele.

Perciò l'ira del SIGNORE ha colpito Giuda e Gerusalemme; egli li ha abbandonati alle oppressioni, alla desolazione e agli scherni, come vedete con i vostri occhi.

Ed ecco, per questo, i nostri padri sono periti di spada, e i nostri figli, le nostre figlie e le nostre mogli sono deportati.

Ora io ho in cuore di fare un patto con il SIGNORE, Dio d'Israele, affinché la sua ira ardente si allontani da noi.

Figli miei, non siate negligenti; perché il SIGNORE ha scelto voi affinché stiate davanti a lui per servirlo, per essere suoi ministri, e per offrirgli incenso». (2 Cronache 29:3-11)

 

Egli stesso, secondo quanto scritto in 2 Re 18:4:

- soppresse gli alti luoghi

- frantumò le statue

- abbatté l'idolo d'Astarte

- fece a pezzi il serpente di bronzo che Mosè aveva fatto; perché fino a quel tempo i figli d'Israele gli avevano offerto incenso; lo chiamò Neustan (pezzo di rame).

In particolare questo tipo idolatria era molto subdola, si basava sull’adorazione di un qualcosa che l’Eterno stesso aveva detto di fare, per guarire dal morso dei serpenti velenosi del deserto mandati da Dio per punire il popolo che, nel suo sconforto, cadde nella ribellione mormorando contro Dio che li aveva fatti uscire dall’Egitto

Il SIGNORE disse a Mosè: «Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un'asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita».

Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra un'asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita. (Numeri 21:8-9)

 

…e ci volle un gesto di enorme coraggio farlo a pezzi riconoscendone ormai un uso deviato e fuorviante…

 

Questi atti, Ezechia li fece perché egli mise la sua fiducia nel SIGNORE, Dio d'Israele, questo gli valse una citazione nella Scrittura non di poco conto:

- Egli fece ciò che è giusto agli occhi del SIGNORE, proprio come aveva fatto Davide suo padre. (2 Re 18:3)

 

- …fra tutti i re di Giuda che vennero dopo di lui o che lo precedettero, non ve ne fu nessuno simile a lui.  Si tenne unito al SIGNORE, non cessò di seguirlo, e osservò i comandamenti che il SIGNORE aveva dati a Mosè. (2 Re 18:5-6)

 

Ed il popolo stesso ne ebbe grandi benefici:

- Il SIGNORE fu con Ezechia, che riusciva in tutte le sue imprese.

Si ribellò al re d'Assiria, e non gli fu più sottomesso; sconfisse i Filistei fino a Gaza, e ne devastò il territorio, dalle torri dei guardiani alle città fortificate. (2 Re 18:7-8)

 

Dopo che i sacerdoti ed i leviti fecero secondo l’ordine del re, Ezechia ristabilì il culto nel tempio,l’offerta dell’olocausto e il sacrificio per il peccato in favore di tutto il popolo (cfr 2 Cronache 29:24) e ristabilì il servizio della casa del Signore (cfr 2 Cronache 29:35),senza titubanza (cfr 2 Cronache 29:36).

 

Subito dopo, il secondo mese del suo regno, Ezechia organizzò la celebrazione della Pasqua in onore al Signore, Dio di Israele (cfr 2 Cronache 30), così i figli d'Israele che si trovarono a Gerusalemme celebrarono la festa degli Azzimi per sette giorni con grande gioia; e ogni giorno i Leviti e i sacerdoti celebravano il SIGNORE con gli strumenti consacrati ad accompagnare le sue lodi.

Ezechia parlò al cuore di tutti i Leviti che mostravano grande intelligenza nel servizio del SIGNORE; e si fecero i pasti della festa durante i sette giorni, offrendo sacrifici di riconoscenza e lodando il SIGNORE, Dio dei loro padri. (2 Cronache 30:21-22)

 

Così ci fu gran gioia a Gerusalemme; dal tempo di Salomone, figlio di Davide, re d'Israele, non c'era stato nulla di simile a Gerusalemme.

Poi i sacerdoti e i Leviti si levarono e benedissero il popolo, e la loro voce fu udita, e la loro preghiera giunse fino al cielo, fino alla santa dimora del SIGNORE. (2 Cronache 30:26-27)

 

In soli due mesi il regno di Ezechia cancellò anni e anni di idolatria, e il suo zelo fu contagioso, sappiamo che tutti gli Israeliti che si trovavano lì partirono per le città di Giuda, frantumarono le statue, abbatterono gli idoli di Astarte, demolirono gli alti luoghi e gli altari in tutto Giuda e Beniamino, e in Efraim e in Manasse, in modo che nulla più ne rimase. Poi tutti i figli d'Israele se ne tornarono alle loro città, ciascuno nella sua proprietà. (2 Cronache 31:1)

 

Oltre a ciò Ezechia ristabilì il culto levitico in modo stabile, fece così per tutto Giuda; fece ciò che è buono, retto e vero davanti al SIGNORE, suo Dio.

In tutto quello che intraprese per il servizio del tempio di Dio, per la legge e per i comandamenti, cercando il suo Dio, mise tutto il cuore nella sua opera, e prosperò. (2 Cronache 31:20-21)

 

Ezechia dal quarto al sesto anno del suo regno vede il tramonto infausto del popolo del nord, dei fratelli del popolo di Israele, che a causa della loro idolatria persistente ed impenitente sono giudicati da Dio e deportati definitivamente in Assiria per mano di Sennacherib, re crudele a capo di un popolo forte e spietato (cfr 2 Re 18:9-11)

 

Ezechia in questa fase della sua vita, seppe:

- consacrare quello che suo padre aveva profanato.

- rinunciare al fascino delle cose apparenti, artistiche, attraenti, vane, per tornare alla semplicità di quello che erano i comandamenti del Signore.

- rinunciare al bello secondo il concetto del mondo per riscoprire il bello secondo gli occhi di Dio.

- eliminare dal servizio sacro tutto ciò che sacro non era, seppe distinguere ciò che era sacro da ciò che era vile e sembra aver anticipato di circa 150 anni le parole scritte nel profeta Geremia, allontanando dal popolo l’imminente giudizio di Dio e godendo così del Suo favore:

Appena ho trovato le tue parole, io le ho divorate; le tue parole sono state la mia gioia, la delizia del mio cuore, perché il tuo nome è invocato su di me, SIGNORE, Dio degli eserciti.

Io non mi sono seduto assieme a quelli che ridono, e non mi sono rallegrato; ma per causa della tua mano mi sono seduto solitario, perché tu mi riempivi di sdegno.

Perché il mio dolore è perenne, e la mia piaga, incurabile, rifiuta di guarire?

Vuoi tu essere per me come una sorgente illusoria, come un'acqua che non dura?

Perciò, così parla il SIGNORE: «Se torni a me, io ti farò ritornare, e rimarrai davanti a me; e se tu separi ciò che è prezioso da ciò che è vile, tu sarai come la mia bocca…; ritorneranno essi a te, ma tu non tornerai a loro. (Geremia 15:16-19)

 

Queste scelte di Ezechia, contestualizzate ad oggi, ci parlano di quanta apparenza di pietà che aleggia in modo indisturbato su una chiesa indebolita dalla poca dedizione:

Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l'apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza. Anche da costoro allontànati! (2 Timoteo 3:1-5)

 

Timoteo è invece esortato da Paolo ad imitare proprio l’atteggiamento che seppe tenere Ezechia:

Tu, invece, persevera nelle cose che hai imparate e di cui hai acquistato la certezza, sapendo da chi le hai imparate, e che fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù.  (2 Timoteo 3:14-15)

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LA PROVA DELLA FEDE – LA REAZIONE ALLA PROVA DI FEDELTA’

2 Re 18:13-37; 2 Re 19; 2 Cronache 32:1-23; Isaia 36-37

 

Passano quattordici anni di regno, tutto sembra benedetto e tutto sembra andare nel migliore dei modi, ma il Signore permette una dura prova per il nostro re Ezechia, una prova di fede, occorre “cambiare qualcosa” affinché la crescita del re e del popolo prosegua e non si cada in uno sterile formalismo!

La prova avviene nel modo “peggiore”, il re d’Assiria Sennacherib, volge lo sguardo al regno di Giuda, marcia contro tutte le città fortificate di Giuda, e le conquista  (cfr. 2 Re 18:13)

 

Ezechia subisce il colpo, inizialmente chiede una sorta di trattativa, la sottomissione in cambio della distruzione e deportazione, Ezechia, re di Giuda, mandò a dire al re d'Assiria a Lachis: «Ho sbagliato; ritìrati, e io mi sottometterò a tutto quello che m'imporrai».

Il re d'Assiria impose a Ezechia, re di Giuda, trecento talenti d'argento e trenta talenti d'oro. Ezechia diede tutto l'argento che si trovava nella casa del SIGNORE, e nei tesori del palazzo del re.  (cfr. 2 Re 18:14-15)

 

Ma questo gesto non fu senza prezzo “spirituale”, fu allora che Ezechia, re di Giuda, staccò dalle porte del tempio del SIGNORE e dagli stipiti le lame d'oro di cui egli stesso li aveva ricoperti, e le diede al re d'Assiria. (cfr. 2 Re 18:16)

 

La fede di Ezechia sembra traballare, il nemico incalza, la prova si fa più dura, il re d’Assiria vuole di più, la totale invasione e per incutere terrore al popolo sfida direttamente l’Eterno degli eserciti tentando di mettere il popolo stesso contro il suo re, secondo l’azione tipica del diavolo (colui che divide).

 

Dal libro delle Cronache sappiamo quali erano le parola di incoraggiamento che Ezechia rivolgeva al popolo:

Siate forti e coraggiosi!  Non temete e non vi sgomentate a causa del re d'Assiria e della moltitudine che l'accompagna; perché con noi è Uno più grande di ciò che è con lui.

Con lui è un braccio di carne; con noi è il SIGNORE nostro Dio, per aiutarci e combattere le nostre battaglie. (2 Cronache 32:7-8)

 

Nella sua strategia, l’avversario (rappresentato qui dal re d’Assiria e nella bocca del suo servo Rabsachè) adotta una azione duplice:

 

1) L’attacco diretto ad Ezechia (il tentativo di indebolimento della fede)

- da un lato, usando parole miste di verità e menzogna dosate e mescolate artificiosamente, tenta di insinuare il dubbio nel cuore di Ezechia:

Così parla il gran re, il re d'Assiria: Che fiducia è questa che tu hai?

Tu dici che, per fare la guerra, consiglio e forza sono soltanto parole; ma in chi metti la tua fiducia per osare di ribellarti a me?

Ora ecco, tu confidi nell'Egitto, in quel sostegno di canna rotta, che penetra nella mano di chi vi si appoggia e gliela fora; così è il faraone, re d'Egitto, per tutti quelli che confidano in lui.

Forse mi direte: Noi confidiamo nel SIGNORE, nel nostro Dio. Ma non è forse quello stesso di cui Ezechia ha soppresso gli alti luoghi e gli altari, dicendo a Giuda e a Gerusalemme: Voi adorerete davanti a questo altare a Gerusalemme?

Ora, fa' una scommessa con il mio signore, il re d'Assiria: Io ti darò duemila cavalli, se tu puoi fornire altrettanti cavalieri da cavalcarli.

Come potresti tu far voltare le spalle a un solo ufficiale, uno dei minimi servitori del mio signore? Ma tu confidi nell'Egitto, per avere carri e cavalieri.

Adesso sono forse salito senza il volere del SIGNORE contro questo luogo per distruggerlo? Il SIGNORE mi ha detto: Sali contro questo paese e distruggilo. (2 Re 18:19-25)

 

In questo messaggio verbale vediamo come l’avversario vuole distogliere gli occhi di Ezechia dal Signore e dalla Sua potenza per fargli credere di averli posati (invitandolo di fatto a posarli):

- sul suo discernimento (Tu dici che, per fare la guerra, consiglio e forza sono soltanto parole)

- sugli aiuti da parte di infedeli (tu confidi nell’Egitto, in quel sostegno di canna rotta)

- sull’aiuto di un Dio vano (di cui Rabsachè non è bene informato) (non è forse quello stesso di cui Ezechia ha soppresso gli alti luoghi e gli altari, dicendo a Giuda e a Gerusalemme: Voi adorerete davanti a questo altare a Gerusalemme?)

- sulla effettiva supremazia umana tra i due eserciti (Come potresti tu far voltare le spalle a un solo ufficiale, uno dei minimi servitori del mio signore?)

 

2) L’attacco diretto al popolo (ed indirettamente ad Ezechia) (il tentativo di divisione):

Rabsachè, il messo di Sennacherib, rivolge poi un messaggio ai segretari del re ed a tutto il popolo che stava sulle mura per ascoltare:

 

Il mio signore mi ha forse mandato a dir queste parole al tuo signore e a te solamente?

Non mi ha forse mandato a dirle a questi uomini che stanno sulle mura e che presto saranno ridotti a mangiare i loro escrementi e a bere la loro urina con voi?

Udite la parola del gran re, del re d'Assiria!

Così parla il re: Non v'inganni Ezechia; poiché egli non potrà liberarvi dalle mie mani; né vi faccia Ezechia riporre la vostra fiducia nel SIGNORE, dicendo: "Il SIGNORE ci libererà di certo, questa città non sarà data nelle mani del re d'Assiria".

Non date retta a Ezechia, perché così dice il re d'Assiria: Fate la pace con me e arrendetevi a me, e ognuno di voi mangerà il frutto della sua vite e del suo fico, e berrà l'acqua della sua cisterna, finché io venga e vi conduca in un paese simile al vostro: paese ricco di grano e di vino, paese di pane e di vigne, d'ulivi e di miele; e voi vivrete, e non morrete.

Non date dunque ascolto a Ezechia, quando cerca d'ingannarvi dicendo: "Il SIGNORE ci libererà".

Qualcuno degli dèi delle nazioni ha forse liberato il suo paese dalle mani del re d'Assiria?

Dove sono gli dèi di Camat e di Arpad?  Dove sono gli dèi di Sefarvaim, di Ena e d'Ivva?

Hanno forse liberato Samaria dalla mia mano?

Fra tutti gli dèi di quei paesi quali sono quelli che hanno liberato il loro paese dalla mia mano? Il SIGNORE potrà forse liberare Gerusalemme dalla mia mano? (2 Re 18:27-35)

 

In questo secondo messaggio verbale vediamo come l’avversario vuole insinuare il dubbio nel popolo circa:

- l’effettiva onestà del loro re nei loro confronti (non vi inganni Ezechia, Non date retta a Ezechia)

- l’effettiva onestà del loro re nel farli confidare nel Signore (né vi inganni, vi faccia riporre la vostra fiducia nel SIGNORE)

Dopo aver tentato di minare il rapporto di fiducia tra Ezechia ed il popolo, propone la sua soluzione promettendo benessere (un benessere molto simile a quello che aveva promesso loro il Signore) (Fate la pace con me e arrendetevi a me, e ognuno di voi mangerà il frutto della sua vite e del suo fico, e berrà l'acqua della sua cisterna).

Oltre a ciò presenta loro la futura deportazione come una chimera (come la conquista della terra promessa da Dio al Suo popolo) (finché io venga e vi conduca in un paese simile al vostro: paese ricco di grano e di vino, paese di pane e di vigne, d'ulivi e di miele; e voi vivrete, e non morrete)

La conclusione è la proposta dell’apostasia (qualcuno potrà liberarvi, il Signore no)

Questa è l’azione dell’anti-Cristo anticipata di millenni, e da sempre in azione, più che mai oggi!

 

A questi attacchi dell’avversario,Ezechia oppone ufficialmente il silenzio:

Il popolo tacque, e non gli rispose nulla; poiché il re aveva dato quest'ordine: «Non gli rispondete!» (2 Re 18:36)

 

Ma nel suo privato il re Ezechia consulta il Signore per mezzo dei canali validi a quel tempo, i profeti, per questo si rivolge al profeta Isaia, suo contemporaneo che gli conferma che il Signore ha la situazione pienamente sotto controllo, è Lui che è stato insultato, interverrà Lui stesso:

Non temere per le parole che hai udite, con le quali i servi del re d'Assiria mi hanno insultato. Ecco, io metterò in lui uno spirito tale che, all'udire una certa notizia, egli tornerà nel suo paese; e io lo farò morire di spada nel suo paese. (2 Re 19:6-7)

 

E così avvenne, una guerra più imminente distolse l’attenzione dall’assedio di Gerusalemme, ma non prima di avere scritto una lettera minacciosa al re Ezechia:

Il tuo Dio, nel quale confidi, non t'inganni dicendo: 'Gerusalemme non sarà data nelle mani del re d'Assiria'.

Ecco, tu hai udito quello che i re d'Assiria hanno fatto a tutti i paesi, come li hanno distrutti; e riusciresti a scampare?

Gli dèi delle nazioni che i miei padri distrussero, gli dèi di Gozan, di Caran, di Resef, dei figli di Eden che erano a Telassar, riuscirono forse a liberarle?

Dove sono il re di Camat, il re di Arpad, e il re della città di Sefarvaim, di Ena e d'Ivva? (2 Re 19:10-13)

 

La reazione del re Ezechia, davanti a questa crisi deve essere per noi un esempio lapidario:

Ezechia prese la lettera dalle mani dei messaggeri e la lesse; poi salì alla casa del SIGNORE, e la spiegò davanti al SIGNORE. (2 Re 19:14)

 

Davanti agli attacchi dell’avversario che, insultando Dio mettono a repentaglio il nostro rapporto di fiducia con Lui, dobbiamo reagire così, spiegare la lettera davanti a Lui e pregare come fece Ezechia:

SIGNORE, Dio d'Israele, che siedi sopra i cherubini, tu solo sei il Dio di tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra.

SIGNORE, porgi l'orecchio, e ascolta! SIGNORE, apri gli occhi, e guarda! Ascolta le parole che Sennacherib ha mandate per insultare il Dio vivente!

È vero, SIGNORE; i re d'Assiria hanno devastato le nazioni e i loro paesi, e hanno dato alle fiamme i loro dèi; perché quelli non erano dèi; erano opera di mano d'uomo: legno e pietra; li hanno distrutti.

Ma ora, SIGNORE nostro Dio, salvaci, te ne supplico, dalla sua mano, affinché tutti i regni della terra riconoscano che tu solo, SIGNORE, sei Dio! (2 Re 19:15-19)

 

La preghiera di Ezechia è una preghiera da vero uomo di Dio:

- egli sa che il Signore è sopra tutto e tutti (Tu siedi sopra i cherubini, tu solo sei il Dio di tutti i regni della terra);

- egli sa che il Signore ha fatto ogni cosa (tu hai fatto il cielo e la terra);

- egli vede in questo attacco un insulto a Dio, non un attacco umano (Ascolta le parole che Sennacherib ha mandate per insultare il Dio vivente!);

- egli sa che umanamente tutto questo è vero (È vero, SIGNORE; i re d'Assiria hanno devastato le nazioni e i loro paesi) ma sa anche il motivo (non erano dei…);

- egli ha a cuore l’onore di Dio (affinché tutti i regni della terra riconoscano che tu solo, SIGNORE, sei Dio!)

 

La richiesta di Ezechia è una delle più belle preghiere della Scrittura!

Queste attitudini, convinzioni, consapevolezze dovrebbero promuovere e condurre i nostri incontri di preghiera!

 

A questa preghiera, il Signore non fa mancare una immediata risposta per mezzo del Suo profeta Isaia, gli fa “leggere in anteprima la Sua lettera di risposta” al re di Assiria:

La vergine figlia di Sion ti disprezza, si fa beffe di te; la figlia di Gerusalemme scrolla il capo dietro a te. Chi hai insultato e oltraggiato?

Contro chi hai alzato la voce e levati in alto gli occhi? Contro il Santo d'Israele!

Per bocca dei tuoi messaggeri tu hai insultato il Signore, e hai detto: 'Con la moltitudine dei miei carri io sono salito in cima alle montagne, sui fianchi del Libano; io abbatterò i suoi cedri più alti e i suoi cipressi più belli; arriverò al suo più remoto nascondiglio, alla sua magnifica foresta. Io, io ho scavato e ho bevuto delle acque straniere; con la pianta dei miei piedi prosciugherò tutti i fiumi d'Egitto'.

Non l'hai udito?

Da lungo tempo ho preparato questo; dai tempi antichi ne ho ideato il progetto; e ora ho fatto in modo che si compia: che tu riduca città forti in monti di rovine.

I loro abitanti, privi di forza, sono spaventati e confusi; sono come l'erba dei campi, come la tenera verdura, come l'erbetta di tetti, come grano riarso prima che metta la spiga.

Ma, io so quando ti siedi, quando esci, quando entri e quando t'infuri contro di me.

Poiché ti sei infuriato contro di me, e perché la tua insolenza è salita alle mie orecchie, io ti metterò il mio anello al naso, il mio morso in bocca, e ti farò tornare per la via da cui sei venuto. (2 Re 19:21-28)

 

Il Signore dimostra in questa risposta la Sua totale sovrintendenza su tutto quello che succede nel mondo, l’anello al naso, il morso in bocca, ci parlano del tenere sotto controllo un cavallo o della cattura di un pesce, e Lui che dirige il loro destino!

E conferma questa Sua Parola ad Ezechia con un segno (cfr 2 Re 19:29-30), costituito dal godimento delle prossime mietiture senza alcuna invasione del nemico e con una promessa specifica circa l’attacco del re d’Assiria:        

Egli non entrerà in questa città, e non vi lancerà freccia; non l'assalirà con scudi, e non alzerà trincee contro di essa.  Egli se ne tornerà per la via da cui è venuto, e non entrerà in questa città, dice il SIGNORE.  Io proteggerò questa città per salvarla, per amor di me stesso e per amor di Davide, mio servo. (2 Re 19:32-34)

 

Il segno e la promessa dati da Dio stesso, non servono per creare in loro la fede (l’intervento del Signore è praticamente immediato, quella stessa notte) ma serviranno ad Ezechia ed al popolo per riconoscere che ciò che sta per fare il loro Signore non è un caso, è il Suo intervento miracoloso in loro favore, secondo la profezia data per mezzo di Isaia (cfr 2 Re 19:7) che si compì tra il suo esercito e sulla sua persona nel modo più umiliante ed infame:

Quella stessa notte l'angelo del SIGNORE uscì e colpì nell'accampamento degli Assiri centottantacinquemila uomini; e quando la gente si alzò la mattina, erano tutti cadaveri.

Allora Sennacherib re d'Assiria tolse l'accampamento, partì e se ne tornò a Ninive, dove rimase.

Mentre egli stava adorando nella casa del suo dio Nisroc, i suoi figli Adrammelec e Sareser lo uccisero a colpi di spada, e si rifugiarono nel paese di Ararat. Suo figlio Esaraddon gli succedette nel regno. (2 Re 19:36-37)

 

La fine di Sennacherib è esemplare sia per la precisione dell’adempimento profetico della Parola di Dio, sia per il fatto che egli fu ucciso dai suoi figli davanti ai suoi dei all’interno del loro tempio, nemmeno davanti ai loro occhi di legno e di pietra avevano potuto evitargli una fine così infame!

 

Il re Ezechia aveva a cuore l’onore e la gloria di Dio, come abbiamo potuto sentire nella sua preghiera che rivolse davanti a Signore, ed il Signore esaudì questa preghiera e rese onore a chi cercava il Suo onore:

Così il SIGNORE salvò Ezechia e gli abitanti di Gerusalemme dalla mano di Sennacherib, re d'Assiria, e dalla mano di tutti gli altri, e rese sicure le loro frontiere.

Molti portarono a Gerusalemme offerte al SIGNORE, e oggetti preziosi a Ezechia, re di Giuda, il quale, da allora, acquistò prestigio agli occhi di tutte le nazioni. (2 Cronache 32:22-23)

Ricordiamoci che il Signore ha detto:

Poiché io onoro quelli che mi onorano, e quelli che mi disprezzano saranno disprezzati. (1 Samuele 2:30)

 

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LA PROVA DELLA SUA PERSONA – LA MALATTIA

2 Re 20:1-11; 2 Cronache 32:24; Isaia 38

 

La fedeltà di Ezechia come re di Giuda è stata provata, ed egli ha superato brillantemente la prova, proprio come Giobbe, provato sui suoi averi, Ezechia ha saputo dare gloria a Dio nella prova di fedeltà, ma proprio come Giobbe adesso viene provato nella sua persona fisica, oppure il Signore forse ha deciso che questo re ha sufficientemente reso onore, e la Scrittura ci dice che, in quel tempo Ezechia si ammalò di una malattia che doveva condurlo alla morte.  (cfr 2 Re 20:1)

La decisione di Dio viene comunicata al re, sempre per mezzo del profeta Isaia, che vediamo portare la profezia da parte di Dio senza riguardi personali, la comunica senza se e senza ma, il profeta Isaia, figlio di Amots, andò da lui, e gli disse: Così parla il SIGNORE: "Da' i tuoi ordini alla tua casa; perché tu morirai; non guarirai. (cfr 2 Re 20:1)

 

La reazione di Ezechia è da analizzare:

- da un lato sembra accettare, pur nella tristezza, la decisione di Dio, egli deve morire;

- dall’altro pone davanti a Dio il ricordo della propria giustizia:

SIGNORE ricòrdati, ti prego, che ho camminato davanti a te con fedeltà e con cuore integro, e che ho fatto ciò che è bene ai tuoi occhi. (2 Re 20:3)

 

Questa preghiera, seppur giusta nella sua valutazione, non doveva farla lo stesso Ezechia, non è lui che deve giudicare il suo operato, non è con la propria giustizia che egli deve pensare di ottenere qualcosa da Dio, ma Dio ascolta la sua preghiera ed il suo pianto, e vuole dare un insegnamento ad Ezechia, un insegnamento che dimostrerà che (proprio come per Giobbe), seppure si era comportato fedelmente, non poteva ritenersi giusto davanti a Dio!

 

Quello che agli occhi dell’uomo potrà sembrare un premio, in realtà sarà un passo indietro per Ezechia

Isaia non era ancora giunto al centro della città, quando la parola del SIGNORE gli fu rivolta in questi termini: «Torna indietro, e di' a Ezechia, principe del mio popolo: "Così parla il SIGNORE, Dio di Davide tuo padre: Ho udito la tua preghiera, ho visto le tue lacrime; ecco, io ti guarisco; fra tre giorni salirai alla casa del SIGNORE. Aggiungerò alla tua vita quindici anni, libererò te e questa città dalle mani del re di Assiria, e proteggerò questa città per amor di me stesso, e per amor di Davide mio servo" (non per la tua giustizia, per la tua fedeltà o per tuoi meriti!) (2 Re 20:4-6)

 

A questa guarigione, data da Dio ad Ezechia, segue un cantico del re che troviamo nel libro di Isaia:

Scritto di Ezechia, re di Giuda, in occasione della sua malattia e della guarigione dal suo male.

Io dicevo: «Al declino dei miei giorni devo andarmene alle porte del soggiorno dei morti; io sono privato del resto dei miei anni

Io dicevo: «Non vedrò più il SIGNORE, il SIGNORE, sulla terra dei viventi; fra gli abitanti del mondo dei trapassati, non vedrò più nessun uomo.

La mia abitazione è divelta e portata via lontano da me, come una tenda di pastore.

Io ho arrotolato la mia vita, come fa il tessitore; egli mi taglia via dalla trama; dal giorno alla notte tu mi avrai finito.

Io speravo fino al mattino... ma come un leone, egli mi spezzava tutte le ossa; dal giorno alla notte tu mi avrai finito.

Io stridevo come la rondine, come la gru, io gemevo come la colomba: i miei occhi erano stanchi di guardare in alto.

SIGNORE, mi si fa violenza; sii tu il mio garante».

Che dirò? Egli mi ha parlato, ed egli l'ha fatto; io camminerò con umiltà durante i miei anni, ricordando l'amarezza della mia anima.

Signore, mediante queste cose si vive e in tutte queste cose sta la vita del mio spirito; guariscimi dunque, e rendimi la vita!

Ecco, è per la mia pace che io ho avuto grande amarezza; ma tu, nel tuo amore, mi hai liberato dalla fossa della decomposizione, perché ti sei gettato dietro alle spalle tutti i miei peccati.

Poiché non è il soggiorno dei morti che possa lodarti, non è la morte che ti possa celebrare; quelli che scendono nella tomba non possono più sperare nella tua fedeltà.

Il vivente, il vivente è quello che ti loda, come faccio io quest'oggi; il padre farà conoscere ai suoi figli la tua fedeltà. Il SIGNORE mi salva!

Suoneremo melodie, tutti i giorni della nostra vita, nella casa del SIGNORE.

Isaia aveva detto: «Si prenda un impiastro di fichi secchi, lo si applichi sull'ulcera e il re guarirà».

Ezechia aveva detto: «Da quale segno riconoscerò che io salirò alla casa del SIGNORE?» (Isaia 38:9-22)

 

Ma dalla lettura di 2 Cronache sappiamo che Ezechia non fu riconoscente del beneficio ricevuto; poiché il suo cuore s'inorgoglì (2 Cronache 32:25)

 

Questa seconda parte della vita di Ezechia non sarà come la prima, non sarà lo zelo per il Signore a condurre i passi di questo re, saranno anni di vanità e di scelte non benedette.

Secondo una lettura testuale, sappiamo che proprio in questo periodo di quindici anni, nascerà il suo successore al trono, il re malvagio Manasse:

  Manasse aveva dodici anni quando cominciò a regnare… (2 Re 21:1)

 

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LA DEBOLEZZA DI EZECHIA

2 Re 20:12-19; 2 Cronache 32:27-31; Isaia 39

 

Nel tempo immediatamente successivo alla guarigione miracolosa, Ezechia riceve un dono da parte del re di Babilonia:

In quel tempo, Berodac-Baladan, figlio di Baladan, re di Babilonia, mandò una lettera e un dono a Ezechia, perché aveva sentito che Ezechia era stato ammalato.  (2 Re 20:12)

 

…che bel gesto, si direbbe, l’adulazione del nemico è micidiale quanto attraente, sappiamo che Ezechia se ne rallegrò (cf.r Isaia 39:2),effettivamente sappiamo che Ezechia ebbe immense ricchezze e grandissima gloria; e si costruì: depositi per riporvi argento, oro, pietre preziose, aromi, scudi, ogni sorta d'oggetti di valore; magazzini per il grano, il vino, l'olio; stalle per ogni sorta di bestiame, e ovili per le pecore.

Si costruì delle città, ed ebbe greggi e mandrie in abbondanza, perché Dio gli aveva dato beni in gran quantità.

Ezechia fu colui che turò la sorgente superiore delle acque di Ghion e le convogliò giù direttamente attraverso il lato occidentale della città di Davide.

Ezechia riuscì felicemente in tutte le sue imprese. (2 Cronache 32:27-30)

 

E di queste cose il suo cuore si era inorgoglito, e il Signore lo sapeva, quando i capi di Babilonia gli inviarono dei messaggeri per informarsi del prodigio che era avvenuto nel paese, Dio lo abbandonò, per metterlo alla prova e conoscere tutto quello che egli aveva in cuore. (cfr. 2 Cronache 32:31)

 

Infatti nella sua vanità Ezechia diede udienza agli ambasciatori, e mostrò loro le stanze dov'erano tutte le sue cose preziose, l'argento, l'oro, gli aromi, gli oli finissimi, il suo arsenale, e tutto quello che si trovava nei suoi magazzini; non vi fu cosa, nel suo palazzo e in tutti i suoi domini, che Ezechia non mostrasse loro. (2 Re 20:12)

 

Si sta manifestando la debolezza Ezechia, ogni uomo, nella sua carne ha radicato il male, e il Signore mette alla prova i suoi amati per perfezionarli, per completarli…. …per purificarli, come l’oro dalle scorie, così ha fatto con Ezechia che della sua giustizia e delle benedizioni ricevute si era inorgoglito e questo il Signore deve farglielo comprendere:

…il profeta Isaia andò dal re Ezechia, e gli disse: «Che hanno detto quegli uomini? Da dove sono venuti?»

Ezechia rispose: «Sono venuti da un paese lontano, da Babilonia».

Isaia disse: «Che hanno visto in casa tua?»

Ezechia rispose: «Hanno visto tutto quello che c'è in casa mia; non c'è nulla nei miei tesori, che io non abbia mostrato loro».

Allora Isaia disse a Ezechia: «Ascolta la parola del SIGNORE: Ecco, verranno giorni in cui tutto quello che c'è in casa tua e tutto quello che i tuoi padri hanno accumulato fino a oggi sarà trasportato a Babilonia e non ne rimarrà nulla, dice il SIGNORE. Saranno presi anche alcuni dei tuoi figli, generati da te, per farne degli eunuchi nel palazzo del re di Babilonia». (Isaia 39:3-7)

 

Ezechia riconosce il giusto giudizio di Dio:

La parola del SIGNORE che tu hai pronunciata, è buona. (2 Re 20:19a / Isaia 39:8a)

 

E questo è confermato anche da quanto scritto nel libro delle Cronache:

Ezechia si umiliò dell'essersi inorgoglito in cuor suo, tanto egli quanto gli abitanti di Gerusalemme; perciò l'ira del SIGNORE non si riversò sopra di loro durante la vita di Ezechia. (2 Cronache 32:26)

 

Ma viene fuori anche la poca lungimiranza di Ezechia, l’amore più per se stesso che per la causa del popolo di Dio:

Sì, se almeno vi sarà pace e sicurezza durante la mia vita. (2 Re 20:19b / Isaia 39:8b)

 

Effettivamente siamo lontani dall’Ezechia dei primi quattordici anni di regno, del suo amore per il Signore, per il popolo, per il futuro del regno, è uscito fuori quanto di male c’era in lui.

E il futuro del regno di Giuda infatti non sarà affatto buono, chi l’avrebbe detto, dopo tutto il lavoro, la Scrittura ci dice il suo successore, Manasse, fu uno dei peggiori re che abbia avuto il regno di Giuda, egli, nei suoi cinquantacinque anni di reggenza, riportò il popolo all’idolatria proprio come fece suo nonno Acaz, se non peggio:

Manasse aveva dodici anni quando cominciò a regnare, e regnò cinquantacinque anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Chefsiba.

Egli fece ciò che è male agli occhi del SIGNORE seguendo le abominazioni delle nazioni che il SIGNORE aveva scacciate davanti ai figli d'Israele.

Ricostruì gli alti luoghi che Ezechia suo padre aveva demoliti, costruì altari a Baal, fece un idolo d'Astarte, come aveva fatto Acab, re d'Israele, e adorò tutto l'esercito del cielo e lo servì.

Costruì pure altari ad altri dèi nella casa del SIGNORE, riguardo alla quale il SIGNORE aveva detto: «In Gerusalemme io porrò il mio nome».

Costruì altari a tutto l'esercito del cielo nei due cortili della casa del SIGNORE.

Fece passare suo figlio per il fuoco, si diede alla magia e agli incantesimi, e nominò degli evocatori di spiriti e degli indovini; si abbandonò completamente a fare ciò che è male agli occhi del SIGNORE, provocando la sua ira.

Mise l'idolo d'Astarte, che aveva fatto, nella casa della quale il SIGNORE aveva detto a Davide e a suo figlio Salomone: «In questa casa, e a Gerusalemme, che io ho scelta fra tutte le tribù d'Israele, porrò il mio nome per sempre; e non permetterò più che il piede d'Israele vada errando fuori dal paese che io diedi ai suoi padri, purché essi mettano in pratica tutto quello che ho loro comandato, e tutta la legge che il mio servo Mosè ha loro prescritta».

Ma essi non ubbidirono, e Manasse li indusse a far peggio delle nazioni che il SIGNORE aveva distrutte davanti ai figli d'Israele. (2 Re 21:1-9)

 

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LA CONCLUSIONE

2 Re 20:20-21; 2 Cronache 32:32-33

 

Ezechia giunse alla fine dei suoi giorni godendo della promessa del Signore di pace e prosperità durante tutto il suo regno, per la fedeltà di Dio.

 

La sua fine è un po’ ingloriosa, sarebbe forse stato meglio morire quindici anni prima?

 

Non lo sappiamo, il Signore lo sa, sappiamo comunque che di Ezechia è scritto:

Egli mise la sua fiducia nel SIGNORE, Dio d'Israele; e fra tutti i re di Giuda che vennero dopo di lui o che lo precedettero, non ve ne fu nessuno simile a lui.

Si tenne unito al SIGNORE, non cessò di seguirlo, e osservò i comandamenti che il SIGNORE aveva dati a Mosè. (2 Re 1:5-6)

 

Abbiamo letto nella premessa qual è l’utilità di questi passi della Scrittura per noi:

…persevera nelle cose che hai imparate e di cui hai acquistato la certezza, sapendo da chi le hai imparate, e che fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù.

Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. (1 Timoteo 3:14-17)

 

E scrivendo ai romani ce ne conferma la attuale validità ed utilità:

…tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza. (Romani 15:4)

 

Ebbene Ezechia non fu un uomo perfetto, non lo poteva essere nella carne, il Signore lo sapeva fin dal principio, forse era lui a non saperlo!

 

La nostra Speranza e la nostra consolazione non sono basate sulla nostra Giustizia, le nostre opere, le nostre imprese spirituali non devono farci inorgoglire, dobbiamo (dopo avere fatto tutto ciò che ci è comandato), come dice Gesù stesso:

quando avrete fatto tutto ciò che vi è comandato, dite: Noi siamo servi inutili; abbiamo fatto quello che eravamo in obbligo di fare. (Luca 17:10)

 

La nostra Speranza e la nostra consolazione sono basate sulla bontà, sulla fedeltà, sull’opera di Gesù Cristo che compie in noi, con quella Giustizia che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede (cfr Filippesi 3:9).

 

Ma Ezechia amava il Signore, aveva a cuore la Sua gloria, aveva fiducia in Lui, si tenne unito a lui, non cessò di seguirlo, fece gli errori che ogni uomo (nella sua carne) avrebbe fatto, ed il Signore rende onore a coloro che, pur nella loro imperfezione, Lo onorano perché lo temono, ed Ezechia temeva il Signore.

 

Si, lo temono, perché come dice anche Salomone, questo è il tutto dell’uomo:

Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto per l'uomo.   (Ecclesiaste 12:15)

Gianni Marinuzzi