VANGELO DI GESU’ CRISTO SECONDO LUCA

 

GESU’ CRISTO UOMO

 

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LA PRESENTAZIONE DELL’UOMO  -   GLI ANNUNCI DELLE NASCITE (1:1-56)

 

L’ANNUNCIO DELLA NASCITA DI GIOVANNI IL BATTISTA (1:1-25)

 

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I personaggi di cui Luca narra le nascite sono:

  - Giovanni il battista

  - Gesù il Cristo

 

Luca (di origine greca e quindi con una mentalità della donna molto diversa da quella giudaica) conosceva sicuramente gli insegnamenti di Paolo circa la maggior responsabilità della donna per quello che avvenne in Eden:

Allo stesso modo, le donne si vestano in modo decoroso, con pudore e modestia: non di trecce e d'oro o di perle o di vesti lussuose, ma di opere buone, come si addice a donne che fanno professione di pietà.

La donna impari in silenzio con ogni sottomissione.

Poiché non permetto alla donna d'insegnare, né di usare autorità sul marito, ma stia in silenzio.

Infatti Adamo fu formato per primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione; tuttavia sarà salvata partorendo figli, se persevererà nella fede, nell'amore e nella santificazione con modestia.

(1 Timoteo 2:9-15)

 

Ma Luca ha anche imparato da Paolo che dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata (cfr Romani 5:20):

Io ringrazio colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù, nostro Signore, per avermi stimato degno della sua fiducia, ponendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento; ma misericordia mi è stata usata, perché agivo per ignoranza nella mia incredulità; e la grazia del Signore nostro è sovrabbondata con la fede e con l'amore che è in Cristo Gesù.

Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo.

Ma per questo mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo dimostrasse in me, per primo, tutta la sua pazienza, e io servissi di esempio a quanti in seguito avrebbero creduto in lui per avere vita eterna.

(1 Timoteo 1:12-16)

 

Ed in questa prima parte del libro di Luca possiamo apprezzare come l’autore (spinto dallo Spirito Santo) fa risaltare come la donna (rappresentata in Maria) sia riscattata con “maggior onore” rispetto all’uomo (rappresentato in Zaccaria) così per giungere a quella uguaglianza spirituale (non carnale) che porta la pace:

Ma ora che la fede è venuta, non siamo più sotto precettore; perché siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù.

Infatti voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.

Non c'è qui né Giudeo né Greco; non c'è né schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.

Se siete di Cristo, siete dunque discendenza d'Abraamo, eredi secondo la promessa.

(Galati 3:25-29)

 

Come abbiamo già avuto motivo di considerare, Luca focalizza quindi molto il suo sguardo sulla progenie della donna e quasi a voler ripercorrere la sequenza dei fatti della caduta di Genesi 3, mette a confronto due risposte alla chiamata di Dio nella quale la figura della donna (maggiormente colpita nella genesi per avere per prima dato ascolto al serpente) si riscatta come maggiormente ubbidiente alla chiamata di Dio annunciata da parte dell’angelo Gabriele.

 

Per maggiormente comprendere la portata di questi due annunci e la reazione che ebbe  Elisabetta e poi ancora Maria, dobbiamo tenere in considerazione che:

- le due famiglie erano lontane (Zaccaria ed Elisabetta abitavano nella regione montuosa della Giudea, probabilmente ad est di Gerusalemme verso la valle del Giordano, mentre Maria abitava in Galilea a Nazaret);

- sicuramente non avevano avuto comunicazione tra loro in quel periodo (Maria viene a conoscenza della gravidanza di Elisabetta per mezzo dell’Angelo e possiamo anche ipotizzare senza timore di sbagliare che anche Elisabetta non sapeva della gravidanza di Maria).

 

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Annuncio della nascita di Giovanni il battista (1:5-25)

 

Al tempo di Erode, re della Giudea, c'era un sacerdote di nome Zaccaria, del turno di Abìa; sua moglie era discendente d'Aaronne e si chiamava Elisabetta.

Erano entrambi giusti davanti a Dio e osservavano in modo irreprensibile tutti i comandamenti e i precetti del Signore.

Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile, ed erano tutti e due in età avanzata.
Mentre Zaccaria esercitava il sacerdozio davanti a Dio nell'ordine del suo turno, secondo la consuetudine del sacerdozio, gli toccò in sorte di entrare nel tempio del Signore per offrirvi il profumo; e tutta la moltitudine del popolo stava fuori in preghiera nell'ora del profumo.

E gli apparve un angelo del Signore, in piedi alla destra dell'altare dei profumi.

Zaccaria lo vide e fu turbato e preso da spavento.

Ma l'angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, perché la tua preghiera è stata esaudita; tua moglie Elisabetta ti partorirà un figlio, e gli porrai nome Giovanni.

Tu ne avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno per la sua nascita.

Perché sarà grande davanti al Signore. Non berrà né vino né bevande alcoliche, e sarà pieno di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre; convertirà molti dei figli d'Israele al Signore, loro Dio; andrà davanti a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per volgere i cuori dei padri ai figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto».

E Zaccaria disse all'angelo: «Da che cosa conoscerò questo? Perché io sono vecchio e mia moglie è in età avanzata».

L'angelo gli rispose: «Io sono Gabriele che sto davanti a Dio; e sono stato mandato a parlarti e annunciarti queste liete notizie.

Ecco, tu sarai muto, e non potrai parlare fino al giorno che queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a loro tempo».

Il popolo intanto stava aspettando Zaccaria, e si meravigliava del suo indugiare nel tempio.

Ma quando fu uscito, non poteva parlare loro; e capirono che aveva avuto una visione nel tempio; ed egli faceva loro dei segni e restava muto.

Quando furono compiuti i giorni del suo servizio, egli se ne andò a casa sua.

Dopo quei giorni, sua moglie Elisabetta rimase incinta; e si tenne nascosta per cinque mesi, dicendo: «Ecco quanto ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui mi ha rivolto il suo sguardo per cancellare la mia vergogna in mezzo agli uomini».

(Luca 1:5-25)

 

Al tempo di Erode, re della Giudea, c'era un sacerdote di nome Zaccaria, del turno di Abìa; sua moglie era discendente d'Aaronne e si chiamava Elisabetta…

 

Nell'ordinare il servizio del tabernacolo Davide stabilì ventiquattro turni da ruotare nello spazio di sette giorni:

Davide, con Sadoc dei figli di Eleazar, e con Aimelec dei figli d'Itamar, classificò i figli d'Aaronne secondo il servizio che dovevano fare.

Tra i figli di Eleazar si trovarono più capi di famiglie che tra i figli d'Itamar; e furono divisi così: per i figli di Eleazar, sedici capi di famiglie patriarcali; per i figli di Itamar, otto capi delle loro famiglie patriarcali.

La classificazione fu fatta a sorte, tanto per gli uni quanto per gli altri; perché c'erano dei prìncipi del santuario e dei prìncipi di Dio sia tra i figli di Eleazar sia tra i figli d'Itamar. Semaia, figlio di Natanael, il segretario, che era della tribù di Levi, li iscrisse in presenza del re e dei prìncipi, in presenza del sacerdote Sadoc, di Aimelec figlio di Abiatar, e in presenza dei capi delle famiglie patriarcali dei sacerdoti e dei Leviti.

Si tirò a sorte una casa patriarcale per Eleazar e, proporzionalmente, per Itamar.

Il primo designato dalla sorte fu Ieoiarib; il secondo, Iedaia; 8 il terzo, Carim; il quarto, Seorim; il quinto, Malchia; il sesto Miiamin; il settimo, Accos; l'ottavo Abiia; il nono, Iesua; il decimo, Secania; l'undicesimo, Eliasib; il dodicesimo, Iachim; il tredicesimo, Cuppa; il quattordicesimo, Iesebeab; il quindicesimo, Bilga; il sedicesimo, Immer; il diciassettesimo, Chezir; il diciottesimo, Appises; il diciannovesimo, Petaia; il ventesimo, Ezechiele; il ventunesimo, Iachin; il ventiduesimo, Gamul; il ventitreesimo, Delaia; il ventiquattresimo, Maazia.

Così furono classificati per il loro servizio, affinché entrassero nella casa del SIGNORE secondo la regola stabilita per loro da Aaronne loro padre, e che il SIGNORE, Dio d'Israele, gli aveva prescritta.

(1 Cronache 24:3-19)

Zaccaria era un sacerdote dell’ottavo turno di servizio (il turno di Abia).

 

Dobbiamo sapere che di questi turni, soltanto quattro ritornarono dopo la cattività di Babilonia (cfr Esdra 2:36-39), ma i sacerdoti appartenenti ad esse furono suddivisi in modo da ricostituire i ventiquattro turni originari.

 

I sacerdoti potevano sposare donne di qualunque tribù ma era però sempre raccomandato il prendere in moglie una donna di discendenza sacerdotale, per questo anche sua moglie era discendente d'Aaronne e si chiamava Elisabetta (Eliseba, come la moglie di Aaronne):

Aaronne prese per moglie Eliseba, figlia di Amminadab, sorella di Naason. Lei gli partorì Nadab, Abiu, Eleazar e Itamar.

(Esodo 6:23)

 

Essendo Zaccaria un sacerdote, anche il suo figlio avrebbe ereditato l’incarico di sacerdote… e Giovanni sarà molto più che un semplice sacerdote!

 

…Erano entrambi giusti davanti a Dio e osservavano in modo irreprensibile tutti i comandamenti e i precetti del Signore…

Zaccaria e la sua moglie Elisabetta si distinguevano per la irreprensibilità della loro condotta di vita.

Con l’espressione “erano entrambi giusti (lett. dikaios, ovvero facevano cose corrette) davanti a Dio”, Luca (che ben conosceva la sana dottrina di Paolo che scrive: Non c'è nessun giusto, neppure uno (cfr Romani 3:10),  voleva indicare che questi due coniugi vivevano nella fede di Abramo e dei profeti, aspettando il promesso Messia e si conducevano nel timore di Dio (osservavano in modo irreprensibile tutti i comandamenti e i precetti del Signore).

La loro fede si manifestava quindi nella loro condotta, poiché camminavano fedelmente nell'ubbidienza dovuta all'Eterno, rispettando le leggi morali e gli ordinamenti cerimoniali di quanto era loro rivelato.

 

…Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile, ed erano tutti e due in età avanzata…

Il Piano di Dio avanza dove c’è l’impossibilità:

Abrahamo e Sara; Isacco e Rebecca; Elcana e Anna; erano tutti avanti negli anni e con difficoltà nel procreare prima che fossero concessi loro i rispettivi figli.

Anche per Zaccaria ed Elisabetta, la procreazione era un problema…

  

…Mentre Zaccaria esercitava il sacerdozio davanti a Dio nell'ordine del suo turno, secondo la consuetudine del sacerdozio, gli toccò in sorte di entrare nel tempio del Signore per offrirvi il profumo; e tutta la moltitudine del popolo stava fuori in preghiera nell'ora del profumo…

 

Il tempio di Gerusalemme (come il tabernacolo nel deserto), consisteva di due sale poste in mezzo ad un vasto recinto, circondato da più cortili.

Nel cortile principale vi si trovava l'Altare di rame del sacrificio.

La prima sala del tempio si chiamava il Luogo Santo e all’interno di questa sala si trovavano l'Altare d'oro dell'incenso, la Tavola dei pani di proposizione, e il Candelabro d'oro.

Attiguo a questa prima sala (ma separato da essa per mezzo di una fitta cortina), si trovava il Luogo Santissimo, dove si trovavano l'Arca del Patto, il Propiziatorio, i Cherubini.

In questa parte più riparata del tempio il sommo sacerdote non entrava che una volta all'anno, nel gran giorno dell'Espiazione (cfr Ebrei 9:1-7).

 

Nello specifico del racconto, troviamo quindi Zaccaria all’interno del luogo santo davanti all’altare dei profumi, costruito e condotto come stabilito dalla Legge:

«Farai pure un altare per bruciarvi sopra il profumo; lo farai di legno d'acacia.

La sua lunghezza sarà di un cubito; la sua larghezza, di un cubito; sarà quadrato e avrà un'altezza di due cubiti; i suoi corni saranno tutti d'un pezzo con esso.

Rivestirai d'oro puro il disopra, i suoi lati tutt'intorno, i suoi corni; gli farai una ghirlanda d'oro intorno. Gli farai due anelli d'oro sotto la ghirlanda, ai suoi due lati; li metterai ai suoi due lati, per passarvi le stanghe che serviranno a portarlo.

Farai le stanghe di legno d'acacia e le rivestirai d'oro.

Collocherai l'altare davanti al velo che è davanti all'arca della testimonianza, di fronte al propiziatorio che è sopra la Testimonianza, dove io mi incontrerò con te.

Aaronne vi brucerà sopra dell'incenso aromatico; lo brucerà ogni mattina, quando riordinerà le lampade.

Quando Aaronne accenderà le lampade sull'imbrunire, lo farà bruciare; sarà il profumo quotidiano davanti al SIGNORE, di generazione in generazione.

Non offrirete su di esso incenso profano, né olocausto, né oblazione e non vi farete libazioni. Una volta all'anno Aaronne farà l'espiazione sui corni di esso; con il sangue del sacrificio di espiazione per il peccato vi farà sopra l'espiazione una volta all'anno, di generazione in generazione. Sarà cosa santissima, sacra al SIGNORE».

(Esodo 30:1-10)

 

Il profumo da offrire nel tempio veniva preparato secondo i precisi ordini stabiliti da Dio e scritti nel libro dell’Esodo:

Il SIGNORE disse ancora a Mosè: «Prenditi degli aromi, della resina, della conchiglia profumata, del galbano, degli aromi con incenso puro, in dosi uguali; ne farai un profumo composto secondo l'arte del profumiere, salato, puro, santo; ne ridurrai una parte in minutissima polvere e ne porrai davanti alla testimonianza nella tenda di convegno, dove io mi incontrerò con te: esso sarà per voi cosa santissima.

Del profumo che farai, non ne farete altro della stessa composizione per uso vostro; sarà per te cosa santa, consacrata al SIGNORE.

Chiunque ne farà di uguale per odorarlo, sarà eliminato dal suo popolo».

(Esodo 30:34-38)

 

L'incenso (simbolo della intercessione di Cristo), si ardeva nelle ore stesse in cui si offrivano i sacrifici giornalieri, e se ne spruzzava il sangue sull'altare di rame nel cortile esterno.

 

Il servizio veniva svolto contemporaneamente da tre sacerdoti:

- uno rimoveva le ceneri del servizio precedente;

- l'altro portava e metteva sull'altare d'oro il braciere pieno di carboni accesi, tolti dall'altare degli olocausti;

- il terzo spargeva l'incenso sui carboni ardenti e (mentre si alzava il fumo) intercedeva per il popolo; quest'ultimo servizio era quello toccato ora in sorte a Zaccaria.

 

Il profumo offerto sull’altare simboleggia l’offerta delle preghiere dei santi:

Quand'ebbe preso il libro, le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all'Agnello, ciascuno con una cetra e delle coppe d'oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi.

(Apocalisse 5:8)

E venne un altro angelo con un incensiere d'oro; si fermò presso l'altare e gli furono dati molti profumi affinché li offrisse con le preghiere di tutti i santi sull'altare d'oro posto davanti al trono.

E dalla mano dell'angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio insieme alle preghiere dei santi.

(Apocalisse 8:3-4)

Mentre Zaccaria svolgeva il suo servizio quale rappresentante di tutto il popolo di Israele (offriva le preghiere dei santi), tutta la moltitudine del popolo stava fuori in preghiera.

Dobbiamo considerare che il fatto che a Zaccaria fosse toccato in sorte (dal greco elache l’azione di Lachesi, nella mitologia greca una delle tre moire greche, ovvero colei che tesse la vita dell’uomo come un arazzo) quel turno non è a caso; infatti i sacerdoti erano molti e quella occasione poteva essere rara se non addirittura unica per Zaccaria!

 

…E gli apparve un angelo del Signore, in piedi alla destra dell'altare dei profumi.

Zaccaria lo vide e fu turbato e preso da spavento…

Il termine angelo (γγελος) significa letteralmente “messaggero”, ovvero un essere che parla da parte di Dio.

Durante l’epoca antecedente la incarnazione del Figlio di Dio, le apparizioni angeliche erano frequenti, soprattutto quando Dio doveva indicare una svolta importante nella storia del Piano di Salvezza.

La presenza dell’angelo davanti all’altare dei profumi (simbolo delle preghiere dei santi) fa presagire il motivo del suo messaggio: l’esaudimento della preghiera di Zaccaria e di Elisabetta in quanto conforme alla volontà di Dio.

 

…Ma l'angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, perché la tua preghiera è stata esaudita; tua moglie Elisabetta ti partorirà un figlio, e gli porrai nome Giovanni.

Tu ne avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno per la sua nascita.

Perché sarà grande davanti al Signore. Non berrà né vino né bevande alcoliche, e sarà pieno di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre; convertirà molti dei figli d'Israele al Signore, loro Dio; andrà davanti a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per volgere i cuori dei padri ai figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto»…

La preghiera di Zaccaria è stata esaudita; ma l’esaudimento della sua preghiera non è l’esaudimento di un capriccio, rientra perfettamente in un Disegno di Dio ed anche il suo nome, Giovanni ha un significato specifico: il dono prezioso di JHVH.

Questo dono prezioso di JVH, porta con sé gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno per la sua nascita.

Il motivo di questa gioia, esultanza ed allegrezza è il fatto che sarà grande davanti al Signore.

Gesù stesso dichiarerà la grandezza di Giovanni il battista:

Io vi dico: fra i nati di donna nessuno è più grande di Giovanni; però, il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.

(Luca 7:28)

 

L'angelo descrive il carattere, la missione, le fatiche di Giovanni e la sua relazione ufficiale verso il Messia quale Suo precursore.

Un altro tratto del suo carattere, indicato dall'angelo, è che egli doveva essere consacrato a Dio, quindi un Nazireo:

Il SIGNORE disse ancora a Mosè: «Parla ai figli d'Israele e di' loro: "Quando un uomo o una donna avrà fatto un voto speciale, il voto di nazireato, per consacrarsi al SIGNORE, si asterrà dal vino e dalle bevande alcoliche; non berrà aceto fatto di vino, né aceto fatto di bevanda alcolica; non berrà liquori d'uva e non mangerà uva, né fresca né secca.

Per tutto il tempo del suo nazireato non mangerà alcun prodotto della vigna, dagli acini alla buccia.

Per tutto il tempo del suo voto di nazireato il rasoio non passerà sul suo capo; fino a che siano compiuti i giorni per i quali egli si è consacrato al SIGNORE, sarà santo; si lascerà crescere liberamente i capelli sul capo.

Per tutto il tempo che egli si è consacrato al SIGNORE, non si avvicinerà a un corpo morto; si trattasse anche di suo padre, di sua madre, di suo fratello e di sua sorella, non si contaminerà con loro alla loro morte, perché porta sul capo il segno della sua consacrazione a Dio.

Per tutto il tempo del suo nazireato egli è consacrato al SIGNORE…

 (Numeri 6:1-9)

 

Nello stesso modo che il lebbroso era il simbolo vivente del peccato, il nazireo era il simbolo vivente della santità.

Ma mentre il nazireato classico era un voto temporaneo (Sansone – cfr Giudici 13:7; Samuele – cfr 1 Samuele 1:11), nel caso di Giovanni il battista il nazireato doveva essere a vita; fin dal grembo di sua madre.

Il vino era la bevanda comune di tutte le classi in Palestina.

La cervogia shechar; sikéra, probabilmente era una bevanda ottenuta dai fichi o datteri fermentati, dal succo della palma, o dalle feccie del vino mescolato con zucchero.

Giovanni non doveva bere bevande alcoliche in quanto doveva essere lucido e concentrato nel suo incarico spirituale (pieno di Spirito Santo) proprio nello stesso modo che è chiamato a vivere oggi il cristiano:

Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi; ricuperando il tempo perché i giorni sono malvagi.

Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di ben capire quale sia la volontà del Signore.

Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di Spirito, parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore; ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo; sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo.

 (Efesini 5:15-21)

 

Le bevande alcoliche simboleggiano la gioia, l’esultanza e la allegria che da il mondo e che portano alla dissolutezza, lo Spirito Santo porta invece la gioia, l’esultanza e la allegrezza che dona il Signore e che caratterizzano la vita eterna:

 

E la Parola del Signore si diffondeva per tutta la regione.

Ma i Giudei istigarono le donne pie e ragguardevoli e i notabili della città, scatenando una persecuzione contro Paolo e Barnaba, che furono cacciati fuori dal loro territorio. Allora essi, scossa la polvere dei piedi contro di loro, andarono a Iconio, mentre i discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.

(Atti 13:49-52)

…perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.

(Romani 14:17)

Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.

(Romani 15:13)

Voi siete divenuti imitatori nostri e del Signore, avendo ricevuto la parola in mezzo a molte sofferenze, con la gioia che dà lo Spirito Santo, tanto da diventare un esempio per tutti i credenti della Macedonia e dell'Acaia.

(1 Tessalonicesi 1:6-7)

 

La prova del fatto che Giovanni il battista fosse pieno dello Spirito Santo fin dal grembo di sua madre, fu la sua esultanza nel momento che sentì il saluto di Maria:

Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo; ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo, e ad alta voce esclamò: «Benedetta sei tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno! Come mai mi è dato che la madre del mio Signore venga da me? Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel grembo.

(Luca 1:41-44)

E per lo stesso Spirito Santo Elisabetta dicharò che Gesù Cristo e il Signore, come insegna Paolo nella sua prima lettera ai corinzi:

  …nessuno può dire: «Gesù è il Signore!» se non per lo Spirito Santo.

(1 Corinzi 12:3)

Lo Spirito Santo agisce in Giovanni il battista secondo la Sua Vocazione principale:

  convertirà molti dei figli d'Israele al Signore, loro Dio…

 Tale vocazione sarà anche quella che caratterizzerà l’Opera dello Spirito Santo dopo l’ascensione di Gesù Cristo:

Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.

(Giovanni 16:8-11)

L’Opera di Giovanni il battista fu un'opera di preparazione, diretta cioè a risvegliare gli uomini al ravvedimento ed alla conversione dei loro cuori a Dio.

 

E come ogni buon preparatore, Giovanni il battista andrà davanti a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per volgere i cuori dei padri ai figli e i ribelli alla saggezza dei giusti…

Giovanni andava davanti a Gesù per presentarlo:

Ormai la scure è posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, viene tagliato e gettato nel fuoco.

Io vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco.

Egli ha il suo ventilabro in mano, ripulirà interamente la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile.

(Matteo 3:10-12)

…Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli; e fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l'Agnello di Dio!»

(Giovanni 1:35-36)

 

  Quando i giudei gli chiesero chi fosse, Giovanni dichiarò:

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei mandarono da Gerusalemme dei sacerdoti e dei Leviti per domandargli: «Tu chi sei?»

Egli confessò e non negò; confessò dicendo: «Io non sono il Cristo».

Essi gli domandarono: «Chi sei dunque? Sei Elia?»

Egli rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?» Egli rispose: «No».

Essi dunque gli dissero: «Chi sei? affinché diamo una risposta a quelli che ci hanno mandati. Che dici di te stesso?» Egli disse: «Io sono la voce di uno che grida nel deserto:
"Raddrizzate la via del Signore"…

 (Giovanni 1:19-23)

Come il profeta Elia egli parlava dal deserto con uno spirito (volontà) forte e potente (piena di virtù) in una generazione (come quella di Acab e di Izebel) che aveva annullato la Parola di Dio con la loro tradizione (idolatria), come rimproverò in seguito anche Gesù:

  …avete annullato la parola di Dio a motivo della vostra tradizione.

(Matteo 15:6)

 

La Chiesa oggi ha da imparare molto dall’Opera di Giovanni il battista, anche Paolo ci esorta così:

…infatti è Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo… siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita…

(tratto da Filippesi 2:13-16)

Il coraggio personale di Elia e di Giovanni il battista, la loro fedeltà nel denunciare l'idolatria nel popolo di Dio, le esortazioni a ritornare al Signore dovrebbero caratterizzare la Chiesa in ogni tempo…

Dalla testimonianza di Giovanni il battista, gli Scribi e Farisei e tutto il popolo avrebbero dovuto riconoscere in Gesù Cristo il Messia promesso.

 

…per preparare al Signore un popolo ben disposto.

L'ultima parte della profezia dell’angelo Gabriele circa la persona e l’opera del precursore promesso consiste nella sua predicazione circa il battesimo di ravvedimento.

Giovanni predicava un battesimo di ravvedimento, una immersione che voleva simboleggiare il riconoscimento del proprio peccato e la volontà di essere ripulito da esso, questo era il miglior modo di preparare al Signore un popolo ben disposto.

La predicazione del battesimo di ravvedimento fu chiaramente insegnata a tutti i primi discepoli di Cristo.

Paolo stesso ne testimonio ad Antiochia di Pisidia nel suo primo viaggio missionario:

Giovanni, prima della venuta di lui, aveva predicato il battesimo del ravvedimento a tutto il popolo d'Israele.

E quando Giovanni stava per concludere la sua missione disse: "Che cosa pensate voi che io sia? Io non sono il Messia; ma ecco, dopo di me viene uno, al quale io non sono degno di slacciare i calzari". Fratelli miei, figli della discendenza d'Abraamo, e tutti voi che avete timor di Dio, a noi è stata mandata la Parola di questa salvezza.

Infatti gli abitanti di Gerusalemme e i loro capi non hanno riconosciuto questo Gesù e, condannandolo, adempirono le dichiarazioni dei profeti che si leggono ogni sabato.

(Atti 13:24-27)

  La predicazione iniziale di Apollo era essenzialmente basata su questo insegnamento ma Paolo corresse la predicazione facendo comprendere che l’Opera di Gesù Cristo e la Sua promessa circa lo Spirito Santo non era solo per il giudei ma anche per tutto il resto mondo:

Ora un ebreo di nome Apollo, oriundo di Alessandria, uomo eloquente e versato nelle Scritture, arrivò a Efeso.

Egli era stato istruito nella via del Signore; ed essendo fervente di spirito, annunciava e insegnava accuratamente le cose relative a Gesù, benché avesse conoscenza soltanto del battesimo di Giovanni.

Egli cominciò pure a parlare con franchezza nella sinagoga.

Ma Priscilla e Aquila, dopo averlo udito, lo presero con loro e gli esposero con più esattezza la via di Dio.

Poi, siccome voleva andare in Acaia, i fratelli lo incoraggiarono, e scrissero ai discepoli di accoglierlo. Giunto là, egli fu di grande aiuto a quelli che avevano creduto mediante la grazia di Dio, perché con gran vigore confutava pubblicamente i Giudei, dimostrando con le Scritture che Gesù è il Cristo.

Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, dopo aver attraversato le regioni superiori del paese, giunse a Efeso; e vi trovò alcuni discepoli, ai quali disse:

«Riceveste lo Spirito Santo quando credeste?»

Gli risposero: «Non abbiamo neppure sentito dire che ci sia lo Spirito Santo».

Egli disse loro: «Con quale battesimo siete dunque stati battezzati?»

Essi risposero: «Con il battesimo di Giovanni».

Paolo disse: «Giovanni battezzò con il battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo di credere in colui che veniva dopo di lui, cioè, in Gesù».

Udito questo, furono battezzati nel nome del Signore Gesù; e, avendo Paolo imposto loro le mani, lo Spirito Santo scese su di loro ed essi parlavano in lingue e profetizzavano.

Erano in tutto circa dodici uomini.

(Atti 18:24 / 19:1-7)

 

…E Zaccaria disse all'angelo: «Da che cosa conoscerò questo? Perché io sono vecchio e mia moglie è in età avanzata»…

Zaccaria chiede un segno: Da che cosa conoscerò questo?

Un segno in quanto è incredulo… perché uando chiediamo un segno è perché, sostanzialmente, non crediamo alla Parola:

Gesù stava scacciando un demonio che era muto; e, quando il demonio fu uscito, il muto parlò e la folla si stupì.

Ma alcuni di loro dissero: «È per l'aiuto di Belzebù, principe dei demòni, che egli scaccia i demòni».

Altri, per metterlo alla prova, gli chiedevano un segno dal cielo…

… Mentre la gente si affollava intorno a lui, egli cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; chiede un segno ma nessun segno le sarà dato, tranne il segno di Giona.

Infatti come Giona fu un segno per i Niniviti, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio la regina del mezzogiorno si alzerà con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché ella venne dagli estremi confini della terra per udire la sapienza di Salomone; ed ecco qui c'è più di Salomone. Nel giorno del giudizio i Niniviti si alzeranno con questa generazione e la condanneranno; perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco qui c'è più di Giona.

(tratto da Luca 11:14-32)

 

Così è delle lingue:

Quindi le lingue servono di segno non per i credenti, ma per i non credenti; la profezia, invece, serve di segno non per i non credenti, ma per i credenti.

(1 Corinzi 14:22)

Ed il chiedere segni e miracoli era tipico dei giudei che si rivelarono increduli, tra i quali spicca Erode:

Quando vide Gesù, Erode se ne rallegrò molto, perché da lungo tempo desiderava vederlo, avendo sentito parlare di lui; e sperava di vedergli fare qualche miracolo.

(Luca 23:8)

 

Paolo è chiaro in tal senso:

Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione.

I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio (quindi non i miracoli) e sapienza di Dio (quindi non i sapienti ragionamenti umani); poiché la pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini.

(1 Corinzi 1:21-25)

 

Dobbiamo considerare che:

- Zaccaria era un giudeo devoto che conosceva bene la Scrittura;

- Zaccaria era un sacerdote levita;

- Zaccaria e sua moglie erano entrambi giusti davanti a Dio

- Zaccaria e sua moglie osservavano in modo irreprensibile tutti i comandamenti e i precetti del Signore;

- Zaccaria e sua moglie pregavano insistentemente per avere un figlio;

 

Eppure (secondo quanto dichiarato dall’angelo Gabriele) non ha creduto alle parole che (comunque) si sono adempiute a loro tempo.

Purtroppo non ci dobbiamo stupire di questo… quante volte rimaniamo increduli e stupiti delle risposte del Signore alle nostre preghiere!

 

…L'angelo gli rispose: «Io sono Gabriele che sto davanti a Dio; e sono stato mandato a parlarti e annunciarti queste liete notizie…

Gabriele, l’angelo inviato da Dio a Zaccaria è lo stesso che andò dal profeta Daniele e conosce bene il piano profetico di Dio:

 

  - Per dargli la visione del montone e del capro:

Mentre io, Daniele, avevo questa visione e cercavo di comprenderla, ecco in piedi davanti a me una figura simile a un uomo.

E udii la voce di un uomo in mezzo al fiume Ulai, che gridò e disse: "Gabriele, spiegagli la visione!"

Ed egli venne vicino al luogo dove stavo io; alla sua venuta io fui spaventato e mi prostrai con la faccia a terra; ma egli mi disse: "Sta' bene attento, o figlio d'uomo, perché questa visione riguarda il tempo della fine".

Mentre egli mi parlava, io mi lasciai andare con la faccia a terra, profondamente assopito; ma egli mi toccò e mi fece stare in piedi.

Poi disse: "Ecco, io ti farò sapere ciò che avverrà nell'ultimo tempo dell'indignazione; perché la visione riguarda il tempo della fine.

Il montone con due corna, che tu hai visto, rappresenta i re di Media e di Persia.

Il capro irsuto è il re di Grecia; e il suo gran corno, fra i suoi occhi, è il primo re.

Le quattro corna, sorte al posto di quello spezzato, sono quattro regni che sorgeranno da questa nazione, ma non con la stessa sua potenza.

Alla fine del loro regno, quando i ribelli avranno colmato la misura delle loro ribellioni, sorgerà un re dall'aspetto feroce, ed esperto in intrighi.

Il suo potere si rafforzerà, ma non per la sua propria forza.

Egli sarà causa di rovine inaudite, prospererà nelle sue imprese, distruggerà i potenti e il popolo dei santi.

A motivo della sua astuzia, la frode prospererà nelle sue mani; il suo cuore si inorgoglirà; distruggerà molte persone che si credevano al sicuro.

Si ergerà pure contro il principe dei prìncipi, ma sarà infranto senza intervento umano.

La visione delle sere e delle mattine, di cui è stato parlato, è vera.

Ma tu tieni segreta la visione, perché si riferisce a un tempo lontano".

(Daniele 8:15-26)

 

  - Per dargli la visione delle settanta settimane:

«Io parlavo, pregando e confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo Israele, e presentavo la mia supplica al SIGNORE, al mio Dio, per il monte santo del mio Dio. Mentre stavo ancora parlando in preghiera, quell'uomo, Gabriele, che avevo visto prima nella visione, mandato con rapido volo, si avvicinò a me all'ora dell'offerta della sera. Egli mi rivolse la parola e disse: "Daniele, io sono venuto perché tu possa comprendere. Quando hai cominciato a pregare, c'è stata una risposta e io sono venuto a comunicartela, perché tu sei molto amato. Fa' dunque attenzione al messaggio e comprendi la visione.

Settanta settimane sono state fissate riguardo al tuo popolo e alla tua santa città, per far cessare la perversità, per mettere fine al peccato, per espiare l'iniquità e stabilire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo.

Sappi dunque e comprendi bene: dal momento in cui è uscito l'ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino all'apparire di un unto, di un capo, ci saranno sette settimane e sessantadue settimane; essa sarà restaurata e ricostruita, piazza e mura, ma in tempi angosciosi.

Dopo le sessantadue settimane un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. Il popolo d'un capo che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà come un'inondazione ed è decretato che vi saranno devastazioni sino alla fine della guerra.

Egli stabilirà un patto con molti, per una settimana; in mezzo alla settimana farà cessare sacrificio e offerta; sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore. Il devastatore commetterà le cose più abominevoli, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore"».

(Daniele 9:20-27)

 

Quindi Zaccaria, essendo sacerdote, doveva conoscere benissimo il nome dell’angelo Gabriele.

 

…Ecco, tu sarai muto, e non potrai parlare fino al giorno che queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a loro tempo»…

I dubbi di Zaccaria gli attirarono un castigo… l’incredulità dell’uomo fa scatenare l’ira di Dio!

Possiamo ricordare cosa scrive l’autore della lettera agli ebrei:

Chi furono quelli di cui Dio si disgustò per quarant'anni?

Non furono quelli che peccarono, i cui cadaveri caddero nel deserto?

A chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che furono disubbidienti?

Infatti vediamo che non vi poterono entrare a causa della loro incredulità.

(Ebrei 3:17-19)

L’incredulità alle parole di Dio non è mai impunita!

 

Zaccaria aveva usato la sua bocca per mettere in dubbio la parola ricevuta da Dio e il giusto giudizio era quello di essere muto e non potere parlare fino al giorno che quelle cose sarebbero avvenute.

Ma nello stesso tempo l’incredulità non cambia di una virgola l’adempimento delle parole di Dio che comunque si adempiranno a loro tempo.

 

…Il popolo intanto stava aspettando Zaccaria, e si meravigliava del suo indugiare nel tempio…

Come abbiamo visto in precedenza, mentre il sacerdote faceva fumare l'incenso sull'altare d'oro dentro il tempio, il popolo era raccolto per la preghiera nei cortili del tempio.

Quando il sacerdote usciva dal Luogo Santo, dopo avervi compiuto il suo servizio, era solito benedire il popolo nel nome del Signore, secondo la formola prescritta:

Voi benedirete così i figli d'Israele; direte loro:

'Il SIGNORE ti benedica e ti protegga!

Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio!

Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!'".

Così metteranno il mio nome sui figli d'Israele e io li benedirò».

(Numeri 6:23-27)

Questo spiega perché quelli di fuori stessero aspettando la sua uscita dal tempio e perché fossero presi da ansia quando egli tardava ad uscire: sicuramente il popolo poteva temere un evento tragico come quello di Nadab e Abihu:

Nadab e Abiu, figli d'Aaronne, presero ciascuno il suo turibolo, vi misero dentro del fuoco, vi posero sopra dell'incenso, e offrirono davanti al SIGNORE del fuoco estraneo, diverso da ciò che egli aveva loro ordinato. Allora un fuoco uscì dalla presenza del SIGNORE e li divorò; così morirono davanti al SIGNORE.

(Levitico 10:1-2)

 

…Ma quando fu uscito, non poteva parlare loro; e capirono che aveva avuto una visione nel tempio; ed egli faceva loro dei segni e restava muto…

Secondo la certa profezia di Dio quando fu uscito, non poteva parlare loro.

Inoltre Zaccaria doveva avere un aspetto particolarmente sconvolto infatti tutti capirono che aveva avuto una visione nel tempio; ed egli faceva loro dei segni e restava muto.

Tutta la moltitudine fu testimone di questo segno miracoloso.

 

…Quando furono compiuti i giorni del suo servizio, egli se ne andò a casa sua.

Zaccaria continuò il suo turno di servizio, nonostante la sua infermità… questo era giù segno di sottomissione e ravvedimento, ma la parola di Dio è irrevocabile!

 

…Dopo quei giorni, sua moglie Elisabetta rimase incinta; e si tenne nascosta per cinque mesi, dicendo: «Ecco quanto ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui mi ha rivolto il suo sguardo per cancellare la mia vergogna in mezzo agli uomini».

Presso i Giudei, una famiglia con figli era simbolo di una famiglia benedetta da Dio, questo giustifica l’espressione di Elisabetta.

Il periodo di cinque mesi ci ricorda il periodo della Grazia (la lettera ebraica DALET, che rappresenta una porta, ha anche valore numerico 5 ed è considerata il numero della Grazia).

 

 Gianni Marinuzzi